Politica

Marina Berlusconi: “Mio padre Silvio e il suo ultimo scritto su vita, partito, famiglia”

Marina Berlusconi: “Mio padre Silvio e il suo ultimo scritto su vita, partito, famiglia”

La figlia del fondatore di Forza Italia racconta, nella prefazione del libro di Paolo Del Debbio ‘In nome della libertà’, le ultime ore del papà prima di morire lo scorso giugno

2 minuti di lettura

La prima figlia e un ultimo scritto. Un giorno dello scorso giugno in ospedale “che non potrò mai, mai dimenticare. Nemmeno lo voglio”, la malattia che stava logorando il fondatore di Forza Italia “la salute era compromessa” e quelle ultime ore “prima di separarsi dalla vita”. Marina Berlusconi era accanto al padre Silvio al San Raffaele nove mesi fa, ”gli avevo fatto visita la sera precedente, l’avevo visto bene, la speranza che il male gli concedesse ancora un po’ di tempo si era riaccesa”. Il giorno dopo – racconta – era un altro uomo: “Abbandonato su una poltrona, molto affaticato, cupo, sofferente. Per me fu un colpo tremendo. Si fece accompagnare dalla poltrona al tavolo. Chiese carta e penna, chinò il capo e cominciò a scrivere, evidentemente aveva già riflettuto durante la notte, come sempre, su quello che voleva dire. Mi sedetti vicino a lui e lo guardai lavorare”.

Il documento

Nella prefazione del libro scritto da Paolo Del Debbio Marina Berlusconi racconta le ultime ore e “l’ultimo scritto di mio padre”, buttato giù nella stanza d’ospedale poche ore prima che, la mattina del 12 giugno 2023, “si separasse dalla vita. È un documento che mi pare al tempo stesso tragico e grande”.

Le lacrime

La prima figlia di Silvio Berlusconi racconta che “A un certo punto si fermò, alzò lo sguardo, e disse: «Vedi, Marina, la vita è così: vieni, fai fai fai… e poi te ne vai». Non so come riuscii a non scoppiare a piangere, qualche lacrima scese ugualmente. Lui capì. Mi guardò con un sorriso dolcissimo, mi prese la mano e la accarezzò lentamente. Poi riprese a scrivere”

Lo scritto

E quando finì la prima pagina “me la passò, lessi. E mi cascò il mondo addosso. Perché mi resi conto che quello che stava scrivendo era il suo lascito ideale, il suo testamento, la sintesi delle convinzioni e dei valori che lo avevano accompagnato. Sapevo che la fine era vicina, ma rendermi conto che ne era pienamente consapevole anche lui. Continuò a scrivere, e quando ebbe finito chiese di essere riaccompagnato a letto. Io restai lì impietrita, facendo finta di non aver compreso quello che entrambi avevamo compreso benissimo”.

Le quattro pagine

“Quelle quattro pagine le ho poi lette e rilette decine di volte e ogni volta mi manca il respiro. Sono un ricordo molto privato, ma io credo sia giusto non rimangano soltanto un ricordo privato. Mi piace condividerle con quanti gli hanno voluto bene, ma anche con quanti non l’hanno amato ma non possono non riconoscerne l’unicità”.

“Rappresentano un documento tragicamente umano ma, ritengo, di grandezza assoluta. Con una grafia più incerta, il periodare meno fluido, le tante correzioni”. Per Marina Berlusconi testimoniano la fragilità che il padre non ha voluto nascondere ma “assieme, la grandezza. Perché, a poche ore dalla morte, ha voluto ribadire ancora una volta, sapendo che sarebbe stata l’ultima, il suo ultimo inno all’amore, amore per la famiglia, amore per gli altri, amore irriducibile per la libertà e la democrazia, per la pace e la giustizia, amore sconfinato per la creatura che ha fondato su questi valori, quella Forza Italia cui ha dedicato trent’anni della propria vita.

Oggi riflettendo su questo, saprei trovare le parole giuste per replicare a quanto mio padre mi disse: “Papà, tu come tutti gli uomini potrai anche andare, ma non se ne andrà mai quello che hai fatto”.

I commenti dei lettori