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I test anti toghe di Nordio? “Sono incostituzionali, questa norma avrà breve durata”

Costituzionalisti e magistrati bocciano la proposta che non potrà neppure essere discussa dalle Camere. L’ipotesi di un conflitto di attribuzione del Csm
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ROMA – Ma i test psicoattitudinali di Carlo Nordio che fine faranno quando finiranno sul tavolo della Consulta per gli inevitabili ricorsi dei giudici? Dice il costituzionalista della Sapienza di Roma Gaetano Azzariti: “La richiesta di valutare, tra i requisiti per l’accesso alla carriera di magistrato, la psiche e le attitudini personali mi ricorda il tempo in cui si riteneva che si dovesse precludere alle donne di diventare giudici perché considerate ‘poco adatte a giudicare’. Ora questo ‘controllo attitudinale’ si vuole generalizzare. Una norma simile avrà breve durata: la Consulta non tarderà a riaffermare i principi costituzionali”.

Test psicoattitudinale, Nordio: "Non vedo come si possa insinuare lesa maestà della magistratura"

Il Guardasigilli ha escluso l’incostituzionalità sostenendo che “non c’è nessun vulnus, nessuna lesa maestà”. E ancora: “L’esame non avviene prima delle prove scritte, per una ragione pura, la Costituzione …

ROMA – Ma i test psicoattitudinali di Carlo Nordio che fine faranno quando finiranno sul tavolo della Consulta per gli inevitabili ricorsi dei giudici? Dice il costituzionalista della Sapienza di Roma Gaetano Azzariti: “La richiesta di valutare, tra i requisiti per l’accesso alla carriera di magistrato, la psiche e le attitudini personali mi ricorda il tempo in cui si riteneva che si dovesse precludere alle donne di diventare giudici perché considerate ‘poco adatte a giudicare’. Ora questo ‘controllo attitudinale’ si vuole generalizzare. Una norma simile avrà breve durata: la Consulta non tarderà a riaffermare i principi costituzionali”.

Test psicoattitudinale, Nordio: "Non vedo come si possa insinuare lesa maestà della magistratura"

Il Guardasigilli ha escluso l’incostituzionalità sostenendo che “non c’è nessun vulnus, nessuna lesa maestà”. E ancora: “L’esame non avviene prima delle prove scritte, per una ragione pura, la Costituzione dice che si entra per concorso, quindi mettere la prova prima confliggeva, e poi per il numero dei partecipanti”. I test non sarebbero incostituzionali perché non “precedono” il concorso, ma “entrano” nel concorso, e vengono fatti dopo la prova scritta. Sarebbero una sorta di “prova” aggiuntiva.

Resta un vulnus politico rispetto al Parlamento, perché l’introduzione dei test, che lo stesso Berlusconi avrebbe fatto con una legge autonoma, adesso arrivano “alla chetichella” tra le regole dei concorsi senza che i partiti possano esprimersi sull’opportunità non solo tecnica, ma anche politica e costituzionale.

E dal Csm - che secondo le previsioni governative sarà investito come co-protagonista nella gestione dei test - ecco la reazione di Roberto Romboli, laico del Pd ed emerito di diritto costituzionale a Pisa. “Un testo incostituzionale per palese violazione della legge delega. Che tratta specificamente delle prove di accesso alla magistratura: scritto e orale. Nessun cenno a una terza verifica. Dopo non aver seguito con chiara motivazione il criterio direttivo della riduzione delle materie orali, adesso inserisce una prova non prevista dalla legge delega”.

Uno sgarbo istituzionale. Un sotterfugio? Un trucco? Finora sono stati i venti togati del Csm, di ogni “colore”, a contestare l’idea dei test, e a loro si è aggiunto in via autonoma, con la stessa tesi, il laico di Iv Ernesto Carbone. Ma lo hanno fatto “prima” che Nordio presentasse la sua proposta, in cui il Csm diventa il partner principale del governo nel tradurre in pratica i test. Un organo presieduto dal capo dello Stato che ne firma le delibere.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) “Censire le turbe di quei matti pm”. Così Berlusconi fallì nell’impresa di testare i magistrati]]

Il consigliere del Csm Andrea Mirenda, toga “senza correnti”, sull’ipotesi di un conflitto di attribuzioni alla Consulta del Csm per la cogestione di una norma che gli viene attribuita dice: “Astrattamente sì, ove si configuri la lesione di una prerogativa dell’organo di Autogoverno, attraverso l’introduzione di una prova anomala – qual è il test - capace addirittura di sovvertire gli esiti della procedura esclusivamente concorsuale fissata dal Costituente”. E comunque “questa proposta troverà il fermo, argomentato, compatto e rigoroso parere contrario del Consiglio, alla luce del nitido quadro costituzionale che per il reclutamento dei magistrati prevede solo e soltanto il concorso”.

Certo è che i test di ‘gelliana’ memoria scandalizzano tutti i magistrati. Tra i primi a reagire contro è Nello Rossi, oggi direttore di “Questione giustizia”, la rivista di Magistratura democratica, che dice: “A dispetto delle critiche razionali degli esperti viene riproposta una soluzione a suo tempo abbandonata dopo aver preso atto che era impraticabile. Proprio i requisiti di equilibrio del magistrato non potrebbero mai essere misurati “una volta per tutte” all’inizio della carriera, e sono già oggetto delle periodiche valutazioni di professionalità”.

Impazziscono le mailing list dei giudici. Ecco cosa dice la presidente di Magistratura indipendente Loredana Micciché, magistrata di Cassazione ed ex componente del Csm: “È una misura incostituzionale, sostanzialmente inattuabile e palesemente irrazionale, perché in aperto contrasto con la dichiarata volontà di velocizzare le assunzioni dei magistrati per raggiungere gli obiettivi del Pnrr”. Eppure, a sollecitarla dopo una prima bocciatura di Nordio, è stato proprio il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, da sempre toga di Mi quando era in servizio prima e dopo l’esperienza politica con Alleanza nazionale.

Già da ieri numerose le prese di posizione contrarie del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. “È una norma irrazionale, ma entrerà in vigore nel 2026, e c'è spazio per convincerli a eliminarla. Più che una sciagura, è una norma simbolo, lo scopo era creare una suggestione nell'opinione pubblica: questi magistrati hanno bisogno di un controllo psichico".

Come dice Giovanni Ciccio Zaccaro, segretario di Area, è in atto il tentativo di “coinvolgere il Csm nell’imporre i test alle toghe neo assunte, una foglia di fico per coprire l’illegittimità costituzionale della norma e mascherare l’intento di denigrare la giurisdizione facendo passare i magistrati per squilibrati”. Aggiunge il pm di Roma Eugenio Albamonte, ex segretario della stessa corrente: “È un dito nell’occhio all’intera categoria. Una misura inutile e demagogica finalizzata a gettare discredito sui magistrati additati come dei “disturbati mentali”. Un omaggio postumo a Berlusconi, uno scalpo da agitare nella prossima campagna elettorale. Una misura in spregio consapevole alla Costituzione”.

Le toghe “indipendenti” del Csm si arrabbiano. Ecco cosa dice l’ex pm di Milano Roberto Fontana, toga senza corrente che insiste sull’anomalia costituzionale: “I test non possono essere inseriti in questo decreto di riforma dell’ordinamento giudiziario perché non sono previsti nella legge delega. Ed è assolutamente grave che lo si voglia fare introducendo una norma di questa portata senza sentire preventivamente il parere del Csm”.

Stavolta non c’è una destra e una sinistra al Csm. Sono tutti “contro”. Marco Bisogni, togato di Unicost: “Il tema dei test deve essere collocato nel contesto delle riforme già approvate o in via di approvazione che esasperano la gerarchizzazione e i controlli in un’ottica di svilimento della funzione giudiziaria e di progressiva erosione delle prerogative consiliari”. Marcello Basilico, di Area: “Aspettiamo di vedere la norma scritta, su cui finora il Consiglio non ha potuto neppure esprimersi. Bisognerà capire come si pone rispetto alla delega e quanto i test siano davvero fattibili”.

Da oggi il Csm è investito dalla diatriba. Un Consiglio presieduto dall’avvocato leghista Fabio Pinelli che finora ha cercato di “tenere a freno” i colleghi sui pareri. Il 16 aprile ci sarà la cerimonia per il cambio di nome del palazzo, da palazzo dei Marescialli a palazzo Bachelet. Con lo scontro sui test in atto.

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