✕

Le mani della destra sulla par condicio. Rivolta di Pd e Avs: “Atto di regime”

(ansa)
FdI vuole che la comunicazione del governo sia esclusa dalle regole. Ma Forza Italia si sfila
2 minuti di lettura

ROMA — Dal “lodo Fazzolari-Filini” al “lodo Gasparri” sulla par condicio. A 24 ore dal voto in commissione di Vigilanza su come dovrà funzionare l’informazione pubblica nella campagna elettorale per le europee, FI si smarca. A depositare il pacchetto di modifiche al regolamento è stato Francesco Filini. Un nome, una garanzia, perché è il deputato di maggiore fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, a cui Giorgia Meloni ha affidato la comunicazione di Palazzo Chigi e del partito.

Filini ha ideato una eccezione ai tempi di par condicio per la comunicazione istituzionale. In pratica un porto franco nei programmi di informazione per i rappresentanti delle istituzioni se intervengono sui «temi inerenti all’esclusivo esercizio delle funzioni istituzionali».

Non solo. Nei programmi di approfondimento occorrerà garantire ai cittadini «una puntuale informazione sulle attività istituzionali e informative». Tradotto: se la premier a Porta a porta magnifica le iniziative del gov…

ROMA — Dal “lodo Fazzolari-Filini” al “lodo Gasparri” sulla par condicio. A 24 ore dal voto in commissione di Vigilanza su come dovrà funzionare l’informazione pubblica nella campagna elettorale per le europee, FI si smarca. A depositare il pacchetto di modifiche al regolamento è stato Francesco Filini. Un nome, una garanzia, perché è il deputato di maggiore fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, a cui Giorgia Meloni ha affidato la comunicazione di Palazzo Chigi e del partito.

Filini ha ideato una eccezione ai tempi di par condicio per la comunicazione istituzionale. In pratica un porto franco nei programmi di informazione per i rappresentanti delle istituzioni se intervengono sui «temi inerenti all’esclusivo esercizio delle funzioni istituzionali».

Non solo. Nei programmi di approfondimento occorrerà garantire ai cittadini «una puntuale informazione sulle attività istituzionali e informative». Tradotto: se la premier a Porta a porta magnifica le iniziative del governo, può andare a ruota libera. Deroghe e ancora deroghe. D’accordo tutti e quindi proposte sottoscritte da Giorgio Bergesio della Lega e da Maurizio Lupi dei moderati. Ma Maurizio Gasparri, l’ex ministro delle Comunicazioni, che guida la pattuglia forzista in Vigilanza, non ha aderito. Domani in commissione chiederà di circoscrivere la fattispecie. Dice: «Era facile immaginare che ci sarebbe stata una sollevazione, ma nessuno può non capire che se la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone parla di misure contro gli infortuni o il responsabile dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di lotta alla peronospora, deve essere fermato il contatore». Gasparri ritiene che con un po’ di flessibilità si possa trovare una soluzione.

Ma per l’opposizione è solo l’ennesima forzatura di TeleMeloni. «Si vuole sdoganare la propaganda della maggioranza, ancora di più di quanto non accada con le mani sui Tg e con il caso Angelucci», attacca alzo zero il dem Stefano Graziano. Quindi la parola d’ordine è una sola: inammissibilità. «Questi emendamenti devono essere dichiarati semplicemente inammissibili. È prevista una ripartizione dei tempi già un terzo per la maggioranza, un terzo per l’opposizione e un terzo per il governo. È tipico di un regime quello che sta facendo la destra al governo». Sarà Barbara Floridia la presidente grillina della Vigilanza a valutare se proporre l’inammissibilità. Lei per ora dice solo che prenderà oggi in mano il dossier.

«Sono emendamenti alla delibera Agcom irricevibili», rincara Peppe De Cristoforo di Avs. «Palazzo Chigi è diventato un gazebo elettorale permanente e ministri e sottosegretari passano il tempo a sparare sulle opposizioni», denuncia una nota dei Dem in Vigilanza. Il nodo par condicio è aggrovigliato anche su tempi, perché la destra non vuole prevedere la differenza per fasce orarie, ma si limita a considerare la quantità di minuti. Mentre accantonata è l’idea di Maria Elena Boschi, deputata renziana e vice presidente della commissione, di par condicio anche per gli opinionisti. Meloni e l’informazione sono additati come un caso su El Pais che ha titolato: “Meloni vuole tutto il potere mediatico in Italia” . Ciliegina sulla torta le aperture del notiziario del Tg1 sul caso Bari e piemontese e la questione morale. Sandro Ruotolo, il responsabile informazione dem, si sfoga: «Ha superato il limite della decenza, gettando valanghe di fango sul Pd a due mesi dal voto». Contrattacca il capogruppo meloniano Tommaso Foti: «Cosa pretendono che si dicono che non è successo nulla?». Si scatena il putiferio e mostra come l’informazione sia il boccone ghiotto della sfida politica. Problemi aperti poi sul web e le regole da introdurre.

Leggi i commenti