Politica

Il voto “doppio” del vice presidente Csm Pinelli spacca in due il Consiglio

Il voto “doppio” del vice presidente Csm Pinelli spacca in due il Consiglio

Determinante per nominare Chiaravalloti presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Giusto due giorni fa il presidente Mattarella aveva sottolineato “la doverosa piena indipendenza da ogni vincolo” che i componenti del Consiglio dovrebbero rispettare

3 minuti di lettura

E tre. Per la terza volta, al Csm, il potere “doppio” in termini di voti del vicepresidente - al secolo Fabio Pinelli, l’avvocato indicato dalla Lega come membro laico del Consiglio - ha la meglio, grazie alla regola che proprio il consenso espresso dal numero due del Consiglio conta due volte se dall’urna i candidati escono alla pari. E a Reggio Calabria, per la poltrona di presidente della Corte d’Appello, ai numeri ha vinto Caterina Chiaravalloti, toga di Magistratura indipendente, figlia di un ex presidente della Regione Calabria - suo padre si chiamava Giuseppe, era di Forza Italia, e “regnò” sulla Regione dal 2000 al 2005 - che ha incassato 16 voti, in realtà 15, ma quello del vice Fabio Pinelli, per l’appunto, vale doppio in caso di parità. Pinelli ha anche cercato di “giustificare” il suo voto, sostenendo che in zone delicate come può essere Reggio Calabria è opportuno non votare magistrati che, per la loro stessa provenienza territoriale, potrebbero subire condizionamenti ambientali. Olga Tarzia, la concorrente di Chiaravallotti, avrebbe dunque la “colpa” di essere nata a Reggio Calabria, ma forse quella più “grave” è di essere una “toga rossa” di Magistratura democratica.

Il voto doppio di Pinelli si era già verificato altre due volte. Da una parte tutta la destra delle toghe, con i consiglieri di Magistratura indipendente, compresa la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano (tranne che per Firenze), e i consiglieri laici del centrodestra, ben sei. Sul fronte opposto le toghe progressiste di Area e di Md, gli indipendenti Roberto Fontana e Andrea Mirenda, i centristi di Unicost, i due laici di sinistra. Con loro questa volta anche il laico Ernesto Carbone di Italia viva che invece ha votato con il fronte pinelliano per Firenze e Catanzaro.

Il “potere” di Pinelli ha determinato la vittoria di altri due candidati, a partire dal procuratore di Firenze Luigi Spiezia, di certo il caso più clamoroso, e soprattutto il primo in cui il vicepresidente ha espresso un voto determinante con valore doppio. Era il 5 luglio dell’anno scorso e in lizza c’erano Spiezia e il suo concorrente Ettore Squillace Greco, procuratore di Livorno, e al ballottaggio finì con un 15 pari. Da una parte, anche in questo caso, la pattuglia della destra delle toghe e della politica, compreso stavolta il procuratore generale Lui Salvato di Unicost. Dall’altra invece la sinistra delle toghe e della politica, mentre ad astenersi fu Margherita Cassano, ex presidente della Corte d’Appello di Firenze, che tra i due concorrenti, entrambi toscani, aveva preferito non fare una scelta.

Il terzo caso è quello della presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, assai recente, perché si è votato il 20 marzo scorso. Ai numeri stavolta ha vinto Concettina Epifanio, con 16 voti, oltre a quello di Pinelli ecco tutta Magistratura indipendente, Cassano compresa, i laici di centrodestra, e Carbone. Ha perso invece Gabriella Reillo, sostenuta dal fronte di sinistra, stavolta con il procuratore generale Salvato.

Era accaduto altre volte nella storia recente del Csm? In un caso, quando era vicepresidente il Dem David Ermini, il suo voto espresso il 25 marzo 2022, su un 13 a 13, aveva bocciato la riforma Cartabia che con la presunzione d’innocenza di fatto cominciava a chiudere la bocca ai pm. E lo stesso Ermini si giustificò così per l’eccezionalità del caso: “Ognuno ha le sue ragioni, io ho le mie per votare perché non ci possiamo sottrarre alle responsabilità che le istituzioni ci danno, io alle responsabilità non mi sottraggo”. Ma parliamo di un “parere”, e non di una nomina. Sulle nomine Ermini aveva votato solo per le “alte” cariche, tipo i vertici della Cassazione. Non risulta che il suo predecessore Giovanni Legnini abbia a sua volta espresso voti doppi.

Ovviamente il comportamento di Pinelli sta spaccando in due il Csm, perché proprio i suoi “voti doppi” si aggiungono all’aggressiva compattezza del blocco laico di centrodestra, che fa politica piena a palazzo Bachelet, ma polemizza però con le correnti della magistratura, ed è deciso a pesare sulle nomine, quasi sempre in comunione con Magistratura indipendente. Come dimostra, per esempio, il caso di Messina dove, per l’ambito posto di procuratore della Repubblica, vince l’ex Csm Antonio D’Amato, da sempre toga di Mi, che incassa i sette voti di tutto il suo gruppo, a cui si aggiunge quello della Cassano, del centrodestra e di Carbone. Mentre la sinistra sostiene Rosa Raffa.

Certo è che dopo il doppio voto di Pinelli più d’uno, al Csm, ha riflettuto e riproposto le recentissime parole del presidente Sergio Mattarella durante l’inaugurazione del palazzo a Vittorio Bachelet. Quando il capo dello Stato, e dello stesso Csm, ha detto: “I componenti del Csm si distinguono soltanto per la loro “provenienza”. Hanno le medesime responsabilità nella gestione della complessa attività consiliare e sono chiamati a svolgere il loro mandato senza doversi preoccupare di ricercare consenso per sé o per altri soggetti. Laici e togati interpretano, con doverosa piena indipendenza da ogni vincolo, un ruolo fondamentale nel funzionamento del nostro sistema, sempre seguendo, quindi, il dettato costituzionale”. E Mattarella ha concluso così: “La composizione delle diversità, è ben chiaro a tutti, non si realizza ricorrendo a logiche di scambio, che assicurano l’interesse di singoli o di gruppi. Un metodo del genere rappresenterebbe la negazione del pluralismo democratico, che ispira le nostre istituzioni repubblicane e che Vittorio Bachelet ha sempre promosso”. Senza forzare le parole di Mattarella, vale la pena di rileggerle e di meditarle quando il suo vice, cioè Pinelli, con un voto che vale doppio, determina la vittoria di un gruppo su un altro e di un candidato su un altro.

I commenti dei lettori