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Aborto, velo, sbarchi: le crociate di Salvini per strappare a Meloni i voti dell’ultradestra

Matteo Salvini 
Non solo Vannacci, la campagna elettorale estrema dei candidati della Lega per le Europee
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ROMA – Campagna elettorale a muso duro. La Lega di lotta di Matteo Salvini apre fronti per accaparrarsi i voti della destra-destra: no aborto, no velo e battaglia anti Islam, no migranti e frontiere blindate. Non tutti i leghisti sono sulla stessa lunghezza d’onda - basta vedere le polemiche su Roberto Vannacci o il chiarimento di Laura Ravetto sulle posizioni anti abortiste - ma comanda Salvini. E la tattica del leader leghista è gettare ami verso quella fascia di elettori per cui anche Fratelli d’Italia è troppo moderata.

Quindi lo slogan hard di Danilo Oscar Lancini, europarlamentare uscente ricandidato nel Nord Ovest, che dà battaglia contro l’aborto. In una intervista rilanciata sui social, spiega che l’aborto no: “Non è legale, è sbagliato. Una istituzione non può andare contro natu…

ROMA – Campagna elettorale a muso duro. La Lega di lotta di Matteo Salvini apre fronti per accaparrarsi i voti della destra-destra: no aborto, no velo e battaglia anti Islam, no migranti e frontiere blindate. Non tutti i leghisti sono sulla stessa lunghezza d’onda - basta vedere le polemiche su Roberto Vannacci o il chiarimento di Laura Ravetto sulle posizioni anti abortiste - ma comanda Salvini. E la tattica del leader leghista è gettare ami verso quella fascia di elettori per cui anche Fratelli d’Italia è troppo moderata.

Quindi lo slogan hard di Danilo Oscar Lancini, europarlamentare uscente ricandidato nel Nord Ovest, che dà battaglia contro l’aborto. In una intervista rilanciata sui social, spiega che l’aborto no: “Non è legale, è sbagliato. Una istituzione non può andare contro natura”. Veemente Lancini si è scagliato contro l’aborto, premettendo che va bene solo se la madre è in pericolo di vita. Non nuovo a posizioni iper-identitarie, aveva denunciato lo spot con una famiglia omogenitoriale perché “non si possono fare pubblicità che cancellano la mamma” e condotto la crociata contro “l’utero in affitto”. Ma agli onori della cronaca era balzato da sindaco di Adro nel 2010 per avere tappezzato la scuola del paese con il Sole delle Alpi, simbolo leghista e anche per avere negato la mensa scolastica ai bimbi di famiglie non in regola con i pagamenti.

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Sulle posizioni anti-aborto, la leghista Laura Ravetto – che ha guidato nelle scorse settimane i parlamentari che si sono astenuti su un ordine del giorno del Pd pro 194 – chiarisce che le affermazioni di Lancini sono di Lancini: “Quella non è la posizione della Lega, che è per la libertà della donna. La 194 non si tocca”.

C'è poi la campagna elettorale di Anna Maria Cisint, sindaca di Monfalcone, anti-Islam. Cisint è candidata alle europee nel Nord est. Dopo il no al burkini in spiaggia, dopo le polemiche sui luoghi di culto vietati ai bengalesi di Monfalcone, ora è alle prese con la crociata “no velo”. Quindi tra i primi atti verso il voto dell’8 e 9 giugno ha lanciato una petizione che vieti il velo integrale in tutta Italia. Spiega: “Vogliamo una legge che impedisca di girare a volto coperto, qui abbiamo a che fare con gente che lo applica persino alle bambine in tenera età”. La proposta è stata accolta con entusiasmo dal leader Salvini che era in collegamento con l’evento elettorale organizzato anche dall’eurodeputata Silvia Sardone a Pordenone, dove Cisint ha illustrato l’idea. “Più le minacciano, più hanno la mia stima e il mio supporto”, ha detto riferendosi a Cisint e a Sardone. Le vedo sempre in tv dove la Lega ha tutti contro: vuol dire che Anna Maria e Silvia valgono e che a Bruxelles possono essere un valore aggiunto a chi non si piega a Emmanuel Macron e a chi non vuole riconoscere le nostre radici cristiane. Raccolta firme sostenuta dallo stesso leader. Cisint ha precisato: “Non mi fermo, ritengo questa campagna per una Europa più vivibile una missione per fermare un modello dilagante che punta alla sostituzione di interi popoli e culture millenarie”.

Ma la madre di tutte le battaglie resta quella sulla tolleranza zero nei confronti degli immigrati. Da ministro dell’Interno, nella legislatura giallo-verde, Salvini se ne era fatto garante, finendo anche a processo per il divieto di sbarco dei migranti e inaugurando la stretta dei decreti sicurezza. “Nel nome della sicurezza nazionale”: è stato il suo slogan. Unito ora all’altro: “L’Europa faccia meglio alcune cose, penso alla difesa dei confini… perché ci attende un’altra estate di sbarchi. Possiamo fare tutti gli accordi del mondo. Stiamo lavorando con la Libia, con la Tunisia, con l’Albania, ma se l’Europa si volta dall’altra parte…”

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