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Schlein: “Il no al Jobs Act nel mio programma per le primarie. Non capisco lo stupore”

Elly Schlein

 
Intervista alla segretaria Pd, che rivendica la firma del referendum della Cgil criticata dall’ala riformista del partito. E ricorda ai suoi: “Ero in piazza col sindacato nel 2015 contro l’abolizione dell’Articolo 18”
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Segretaria Schlein, cinque operai morti per esalazioni in una rete fognaria, nel Palermitano. Un mese fa a Suviana. È una strage senza fine, tutta italiana. Come fermarla?

«Quello che è accaduto a Casteldaccia è una tragedia. L’ennesima. Il primo pensiero è di vicinanza ai familiari dei cinque operai morti e del loro collega che versa in gravi condizioni. Una strage continua a cui non possiamo più assistere inermi. Non c’è niente di accettabile in quel che avviene: a Suviana, a Brandizzo, a Firenze e in tutta Italia ogni giorno. Siamo una Repubblica fondata sul lavoro e la battaglia per la sicurezza deve diventare la priorità fondamentale per tutte le forze politiche, senza distinzione».

Non esiste un problema controlli? Magari coi fondi Pnrr si potrebbe fare di più?

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Segretaria Schlein, cinque operai morti per esalazioni in una rete fognaria, nel Palermitano. Un mese fa a Suviana. È una strage senza fine, tutta italiana. Come fermarla?

«Quello che è accaduto a Casteldaccia è una tragedia. L’ennesima. Il primo pensiero è di vicinanza ai familiari dei cinque operai morti e del loro collega che versa in gravi condizioni. Una strage continua a cui non possiamo più assistere inermi. Non c’è niente di accettabile in quel che avviene: a Suviana, a Brandizzo, a Firenze e in tutta Italia ogni giorno. Siamo una Repubblica fondata sul lavoro e la battaglia per la sicurezza deve diventare la priorità fondamentale per tutte le forze politiche, senza distinzione».

Non esiste un problema controlli? Magari coi fondi Pnrr si potrebbe fare di più?

«Sulla sicurezza sul lavoro occorre fare un investimento più profondo sia in termini di formazione, per rendere i luoghi di lavoro più sicuri, sia di responsabilizzazione delle aziende. Servono più risorse, chiaro, c’è la necessità di assumere personale per effettuare controlli più efficaci. In provincia di Palermo pare che ci siano quattro ispettori del lavoro per un milione e duecentomila abitanti. In tutta la Sicilia 79 su un fabbisogno di 280. Ma il problema riguarda tutta Italia. Quando subentrano i subappalti a cascata, allora il sub-lavoro diventa meno sicuro. Nel decreto Pnrr abbiamo ottenuto che anche nel privato valga il trattamento economico e normativo dei contratti più rappresentativi».

Ancora lavoro, ma su un altro fronte. Perché secondo lei il Jobs act va cancellato? Ha sottoscritto il referendum della Cgil, non sono mancate le polemiche dato che un altro Pd, quello di Renzi, aveva dato vita a quella figura contrattuale.

«Siamo impegnati per le Europee e per la raccolta firme del Pd per la legge di iniziativa popolare sul salario minimo, ma ho detto fin dall’inizio che tantissimi avrebbero firmato come me il referendum sul Jobs act. Altri non lo faranno. Per me è naturale averlo fatto. Il superamento del Jobs act era un punto fondante del programma con cui mi sono presentata alle primarie per la segreteria, oltre un anno fa. In linea con scelte anche personali fatte in passato. Vorrei ricordare che io ero in piazza con la Cgil nel 2015 contro l’abolizione dell’Art. 18. Cosa c’è di strano?».

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Gli altri che nel partito la pensano diversamente?

«Io non vedo un partito diviso, vedo un partito plurale in cui ci si confronta, a differenza che altrove».

Altra emergenza che lei sta denunciando da tempo, il diritto disatteso alla salute. Perché avete deciso di farne il tema cardine della vostra campagna per le Europee?

«Perché è sicuramente una delle questioni che preoccupa di più gli italiani. Quello alla salute è un diritto troppo spesso negato. Il Pd ha presentato una proposta a mia prima firma che nasce da quelle già approvate in varie regioni, non solo di centrosinistra ma anche di centrodestra».

Cosa chiedete, cosa proponete?

«Di aumentare le risorse per evitare che la sanità pubblica venga smantellata. Chiediamo di destinare almeno il 7,5 per cento del Pil alla sanità, che poi è la media europea. Questo consentirebbe di avviare un piano straordinario di assunzioni finalizzato all’abbattimento delle liste di attesa. La destra sta avallando una privatizzazione strisciante. Si cura solo chi ha i soldi per farlo. Oltre quattro milioni di italiani, stando ai dati della fondazione Gimbe, stanno rinunciando alle cure e questo non è accettabile. È la negazione del diritto alla salute previsto dalla Costituzione».

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«Solo in termini assoluti, ma rispetto al Pil la curva è in discesa costante, il governo Meloni sta solo tagliando. Oggi 21mila medici sono andati all’estero. Nel sistema pubblico mancano 30mila medici e 70mila infermieri. I reparti si stanno svuotando. Le liste d’attesa si allungano fino al 2026. Noi ci battiamo per una sanità di territorio, oltre che ospedaliera, per l’assistenza domiciliare, per ottenere più risorse da destinare alla salute mentale. È questo quel che ci chiedono i cittadini».

Il progetto di riforma sull’Autonomia differenziata in salsa leghista non rischia di creare ulteriori disparità tra le regioni?

«Sarebbe il colpo di grazia. Ancora la fondazione Gimbe ci dice che quella riforma creerebbe pazienti di serie A e di serie B. E non possiamo permettercelo. L’Autonomia spacca in due il Paese. Meloni è una sedicente patriota che sta dividendo l’Italia».

Progetto di riforma che cammina di pari passo con quella meloniana del premierato. Accelererà quel che viene definita la svolta orbaniana del governo?

«Più che riforma è un grande inganno. Meloni dice: ma come, non volete decidere voi chi guiderà il governo? Peccato che dietro c’è un gigantesco “decido io per voi”. Il premierato non esiste in alcun paese al mondo, per un motivo semplice: un simile sistema di elezione diretta lega al capo del governo e trascina con lui i parlamentari eletti, scardinando gli equilibri tra i poteri sancito dalla Costituzione. Il Parlamento eletto si ritrova al traino del capo. Tutto questo si traduce in meno democrazia e meno tutele per le cittadine e i cittadini. Quello a cui mira Meloni e la destra, da sempre, è lo smantellamento del sistema di pesi e contrappesi».

A proposito di democrazia e informazione. Ieri lo sciopero Rai contro l’occupazione della destra, osteggiato dai vertici e da una parte minoranza dei giornalisti. Cosa sta avvenendo nella tv pubblica?

«Solidarietà piena ai giornalisti Rai, ai quali l’azienda si è rivolta con parole davvero arroganti e violente: il diritto di sciopero è un diritto fondamentale. Cosa avviene... è in corso un’occupazione militare del servizio pubblico. Con episodi di censura dei monologhi sgraditi, in un quadro complessivo che mette a rischio la libertà di stampa. E poi, nemmeno nell’Ungheria di Orbàn si è vista una società partecipata dello Stato che pensa di vendere la seconda agenzia di stampa a un parlamentare della maggioranza. Stiamo assistendo a cose già viste nei Paesi europei: attacchi all’informazione e alle sue inchieste sgradite, attacchi alla magistratura, all’opposizione, utilizzando informazioni coperte da segreto. Tutti segnali che ci dicono che è partita la campagna ungherese di una destra che contrasteremo con tutte le nostre forze. Continueremo a costruire un’alternativa a questo governo».

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