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Pupo, Gerini, Placido e Minghi costituzionalisti per caso. E la campagna diventa un reality

Al convegno con la premier imprenditori e sportivi. Ci sono gli Angelucci, non i leghisti
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ROMA — Benvenuti al comitato Meloni. Gli amici di Giorgia per la riforma sono una comitiva variegata, che si raduna sotto la regia del governo in una sede istituzionale - la Sala della Regina di Montecitorio - e con la compiacenza delle due fondazioni che organizzano l’evento e dei suoi presidenti, gli ex ministri Angelino Alfano e Margherita Boniver. Il tavolo del convegno propone interventi dotti, da parte di costituzionalisti e storici che non esitano a esprimere perplessità sul disegno di legge, da Francesco Clementi a Giovanni Orsina, passando per Luciano Violante. Ma tutto intorno è un caravanserraglio di imprenditori, sportivi, artisti. Una platea selezionata per rendere più popolare la riforma, per bypassare le resistenze del Parlamento, per giocare la carta dell’apertura alla società civile con la testa già al referendum. È il vero lancio della campagna elettorale di Meloni per le Europee. E il protagonista, d’improvviso, diventa il parterre animato da vip più o meno sulla sc…

ROMA — Benvenuti al comitato Meloni. Gli amici di Giorgia per la riforma sono una comitiva variegata, che si raduna sotto la regia del governo in una sede istituzionale - la Sala della Regina di Montecitorio - e con la compiacenza delle due fondazioni che organizzano l’evento e dei suoi presidenti, gli ex ministri Angelino Alfano e Margherita Boniver. Il tavolo del convegno propone interventi dotti, da parte di costituzionalisti e storici che non esitano a esprimere perplessità sul disegno di legge, da Francesco Clementi a Giovanni Orsina, passando per Luciano Violante. Ma tutto intorno è un caravanserraglio di imprenditori, sportivi, artisti. Una platea selezionata per rendere più popolare la riforma, per bypassare le resistenze del Parlamento, per giocare la carta dell’apertura alla società civile con la testa già al referendum. È il vero lancio della campagna elettorale di Meloni per le Europee. E il protagonista, d’improvviso, diventa il parterre animato da vip più o meno sulla scena. Il «dialogo sul premierato» si trasforma nell’Isola dei famosi.

Inutile chiedersi cosa c’entri Pupo con le riforme costituzionali: non fai in tempo a domandarlo che il cantante già si dice a favore di «un premier forte, anzi fortissimo», affermazione che pure fa a pugni con la sua sbandierata qualifica politica di «conservatore e anarchico». E non putiniano, precisa, al massimo «pupiniano». Iva Zanicchi ci scherza su: «Perché mi hanno invitato? Non lo so neppure io. A me Meloni piace, se c’è lei corriamo. Però no, non è l’erede di Berlusconi». In platea pure Amedeo Minghi, un altro che si dice “stupito” dall’invito. Ecco Claudia Gerini che era già a Pescara per la convention di Fratelli d’Italia: «Avevo un’idea ma me ne sono fatta un’altra», dirà alla fine.

Gli astanti, va detto, sono un po’ spaesati. L’ex campione di nuoto azzurro Filippo Magnini dice di essere alla Camera perché l’ha chiamato il ministro dello Sport Andrea Abodi: «Mi fa piacere, ma sarebbe azzardato da parte mia un giudizio sulla riforma». Poco distante la campionessa di scherma Elisa Di Francisca si nota soprattutto perché, fra tanti abiti scuri, ha la tuta delle Fiamme oro. Arriva pure Massimo Giletti, da poco rientrato in Rai, unico giornalista in platea oltre alla moderatrice Maria Latella e ai cinquanta accreditati per seguire il convegno.

La passione per la materia costituzionale, certo, non è eccelsa. E si capisce appena cominciano gli interventi. Michele Placido sgrana gli occhi quando il professore Clementi parla di simul stabunt simul cadent, per fortuna il ritmo è veloce prima dell’intervento fiume della premier che solo in paio d’occasioni accende l’uditorio, che pure pende indubbiamente a destra. E la politica?

C’è la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, la “zia” della riforma, e con lei in prima fila i colleghi Abodi e Ciriani, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano che si ritrae quando gli viene chiesto se la legge, in fondo, sia farina del suo sacco: «Per carità...». Fra gli imprenditori fanno esercizio di presenza Pietro Salini, ad di Webuild, società incaricata di realizzare il Ponte sullo Stretto caro a Salvini e si vedono gli Angelucci, Antonio e il figlio Giampaolo, che sono in trattativa con l’Eni - società di Stato - per l’acquisizione dell’agenzia di stampa Agi. Antonio Angelucci, che pure non è un assiduo frequentatore di Montecitorio, è l’unico deputato presente della Lega, notoriamente interessata alla riforma “concorrente” dell’Autonomia. Stefano Candiani, anche lui esponente del Carroccio, sfiora soltanto il salone della kermesse: «No, non entro. Non sono stato invitato - scherza scendendo le scale - perché non sono abbastanza fascista. È una battuta, eh?».

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