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Meloni bacchetta Salvini su Mattarella: “Ma è la sinistra che non lo rispetta”. Nella Lega nessuno in difesa del leader

Matteo Salvini (ansa)
La premier in tv prende le distanze dall’alleato. E anche nel Carroccio invocano dal segretario una linea più moderata
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ROMA — «Sono stata molto contenta che Salvini abbia chiarito: era importante farlo, particolarmente il 2 giugno. È una giornata nella quale bisogna evitare il più possibile le polemiche». Giorgia Meloni alla fine si limita a un richiamo soft all’alleato che tenta di rubarle voti a destra. D’altronde, la premier aveva già manifestato per telefono al leader leghista la propria irritazione per l’uscita contro Sergio Mattarella del senatore Claudio Borghi. Adesso, davanti alle telecamere di Quarta Repubblica, preferisce un buffetto e getta invece la croce sul centrosinistra, additando la strategia di «partiti deboli che continuano a trincerarsi dietro il ruolo del capo dello Stato. Manca di rispetto a Mattarella - dice Meloni - chi lo vuole tirare nelle beghe della politica».

È una via d’uscita diplomatica, q…

ROMA — «Sono stata molto contenta che Salvini abbia chiarito: era importante farlo, particolarmente il 2 giugno. È una giornata nella quale bisogna evitare il più possibile le polemiche». Giorgia Meloni alla fine si limita a un richiamo soft all’alleato che tenta di rubarle voti a destra. D’altronde, la premier aveva già manifestato per telefono al leader leghista la propria irritazione per l’uscita contro Sergio Mattarella del senatore Claudio Borghi. Adesso, davanti alle telecamere di Quarta Repubblica, preferisce un buffetto e getta invece la croce sul centrosinistra, additando la strategia di «partiti deboli che continuano a trincerarsi dietro il ruolo del capo dello Stato. Manca di rispetto a Mattarella - dice Meloni - chi lo vuole tirare nelle beghe della politica».

È una via d’uscita diplomatica, quella della presidente del Consiglio, ormai molto insofferente per il tentativo del capo del Carroccio di rubargli voti a destra. La tattica di Salvini è riassunta nella considerazione di un fedelissimo che siede a Montecitorio e che si rifugia in una considerazione in stile Genny Savastano: «Ci stiamo riprendendo quello che è nostro: almeno una parte dei consensi del 2019 che erano finiti ai Fratelli d’Italia». Considerazione venata d’ottimismo. Ma c’è una certezza: la campagna di sopravvivenza del segretario della Lega, che viaggia su incursioni affidate ai suoi “arieti” - dal richiamo alla X Mas di Roberto Vannacci alla richiesta di dimissioni recapitata al Colle da Borghi - sta scuotendo lo stesso partito e spaccando in profondità la maggioranza. Salvini ha deciso di bypassare la classe dirigente leghista per appaltare all’esterno la campagna elettorale: la corsa a braccetto con Vannacci, l’accoppiata Capitan y general (così la Lega viene ribattezzata in un sondaggio clandestino che circola in rete), dovrebbe portare a bordo del Carroccio almeno 700 mila voti, un patrimonio forse ancora più cospicuo che in via Bellerio stimano attorno all’1,5 per cento dei consensi. Ciò eviterebbe il sorpasso di Forza Italia e limiterebbe le ambizioni di Meloni, che teme di non raggiungere il 30 per cento preventivato e infatti ha virato su toni più aggressivi.

In questa gara verso destra affonda il concetto di appartenenza e solidarietà all’Unione europea. E salta qualsiasi vincolo di coalizione. Basti pensare che un’eurodeputata uscente, Annalisa Tardino, fa girare un volantino che mette in diretta contrapposizione i due vicepremier: da un lato il volto del segretario di Fi Antonio Tajani sopra la scritta «per la sovranità europea» e dall’altro quello di Salvini «per la sovranità italiana». «E voi da che parte state?» chiede Tardino. In questo clima, i compagni di viaggio prendono le distanze dal leader leghista e dalla sua corte. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, bolla come «inopportuna» l’uscita di Borghi e boccia Vannacci sull’uso a suo dire improprio dell’esperienza della flottiglia X Mas: «Nessuno l’ha mai tirata in ballo. La X Mas è stata costituita da uomini che ancora nella memoria hanno la medaglia d’oro, quelli prima - precisa La Russa - della Repubblica sociale». Tajani, non a caso, definisce subito «fuori luogo e priva di senso» la richiesta di dimissioni di Mattarella arrivata da Borghi.

Ma Salvini tira dritto. Ufficialmente, e su invito di Meloni, si dice rispettoso «del presidente Mattarella» ma cambia subito argomento: «Il capo dello Stato è garante della Costituzione che ripudia la guerra. Lo stesso rispetto non hanno altri presidenti come Macron». D’altra parte il segretario del Carroccio sa che una parte del suo elettorato non gli ha perdonato l’appoggio a Mattarella nel voto per il Colle del 2022, così come la partecipazione al governo Draghi. E a quell’elettorato cerca di parlare, nel silenzio diffidente dei big del partito, a partire dai governatori. «Dobbiamo guardare fuori dal nostro recinto», gli ha detto Massimiliano Fedriga nel corso dell’ultimo consiglio federale, indicando una via più moderata. «È quello che stiamo facendo», ha risposto Salvini postando subito il calendario degli eventi di chiusura della campagna elettorale della Lega: l’ultimo, giovedì sera a Roma. Sul palco al fianco del vicepremier, ancora una volta nei panni del co-protagonista, il generale Vannacci.

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