Voto Ue, guerra ibrida sui social. Mosca punta sull’astensionismo
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — Dietro lo scontro elettorale c’è anche una guerra.La guerra ibrida fatta a colpi di disinformazione e influenza sui partiti «antisistema». Per delegittimare l’Unione europea, rendere le sue istituzioni poco credibili dinanzi all’elettorato del Vecchio Continente e indebolire complessivamente l’Ue.
L’allarme scatta a pochi giorni dall’apertura delle urne “continentali” (anche se già oggi gli olandesi cominceranno a recarsi ai seggi) perché i controlli effettuati dalla Commissione Ue prima e dal Parlamento europeo poi dimostrano che è partita davvero l’artiglieria pesante della demagogia. E che a imbracciare le armi delle fake news è soprattutto la Russia.
I paesi europei sotto attacco sono soprattutto i più grandi: Germania, Francia e Italia. Perché rappresentano il cuore dell’Europa e anche quasi il 50 per cento della popolazione chiamata al voto. Alcuni dei partiti che operano in questi Stati — in particolare nei primi due, il Rassemblement National di Le Pen e l’Afd…
BRUXELLES — Dietro lo scontro elettorale c’è anche una guerra.La guerra ibrida fatta a colpi di disinformazione e influenza sui partiti «antisistema». Per delegittimare l’Unione europea, rendere le sue istituzioni poco credibili dinanzi all’elettorato del Vecchio Continente e indebolire complessivamente l’Ue.
L’allarme scatta a pochi giorni dall’apertura delle urne “continentali” (anche se già oggi gli olandesi cominceranno a recarsi ai seggi) perché i controlli effettuati dalla Commissione Ue prima e dal Parlamento europeo poi dimostrano che è partita davvero l’artiglieria pesante della demagogia. E che a imbracciare le armi delle fake news è soprattutto la Russia.
I paesi europei sotto attacco sono soprattutto i più grandi: Germania, Francia e Italia. Perché rappresentano il cuore dell’Europa e anche quasi il 50 per cento della popolazione chiamata al voto. Alcuni dei partiti che operano in questi Stati — in particolare nei primi due, il Rassemblement National di Le Pen e l’Afd tedesca considerata neonazista — sono stati già coinvolti in inchieste giudiziarie per collusioni con Mosca.
Un attacco, dunque, che corre sulle piattaforme digitali, alcune delle quali come quelle di Meta (Facebook, Instagram, Whatsapp) già sanzionate dalla Commissione ma anche altre a partire da TikTok. Basti pensare che solo nel mese di maggio e solo sulle piattaforme di Zuckerberg sono stati individuati almeno 275 profili “Pro-Russia” che hanno colpito in modo particolare Italia (1,5 milioni di account raggiunti), Francia (quasi un milione di account), Germania (oltre 400 mila) e Polonia (quasi 400 mila).
L’obiettivo è unico: far fallire il fronte europeista e rafforzare tutti i «partiti antisistema». Nelle ricerche del Parlamento Ue, si evita di fare i nomi dei soggetti politici coinvolti eppure il riferimento soprattutto all’estrema destra è implicito ma netto. L’idea di fondo è alimentare il voto di protesta lanciando discredito sui media tradizionali e su quelli più affidabili, inondando i social di fake news e seminando il panico sui rischi di allarmi bomba. La speranza dei “disinformatori” è in primo luogo quella di alzare il livello di astensionismo in tutta Europa. Un modo per poter dire che l’Ue non conta e che comunque i risultati elettorali sono inficiati dalla scarsa affluenza.
Su questo aspetto l’Italia è stata monitorata in maniera specifica. È stato infatti immesso di nuovo nella circolazione social un vecchio Hashtag: «Iononvoto». E in più si concentra nel nostro Paese la medesima propaganda mefitica a favore dei “NoEu” e dei “NoVax”. Che effettivamente accompagna la campagna elettorale di alcune formazioni. Basti pensare alle recenti affermazioni di Roberto Vannacci, candidato di punta della Lega.
Non siamo però gli unici sotto assedio. Anzi. In Germania, ad esempio, secondo i dati raccolti dal Parlamento europeo, la guerra ibrida mette nel mirino l’inutilità del voto. In Spagna i rischi che qualsiasi errore nella lista renda invalida la preferenza espressa. In Polonia, ad esempio, la concentrazione di Mosca si riversa sui profughi ucraini.
Del resto buona parte della disinformazione riguarda proprio la guerra in Ucraina e i presunti soldati europei inviati sul terreno di guerra. Il conflitto di Mosca contro Kiev, infatti, è in cima alla lista delle preoccupazioni di Putin. La sua speranza è indebolire il sostegno europeo a Zelenski anche in questo modo. E di evitare che si formi una nuova Commissione Ue decisamente pronta a contrastare l’espansionismo russo. Da Mosca Putin nega qualsiasi coinvolgimento: «Non facciamo disinformazione sulle elezioni Ue», dice all’Ansa. E, sull’Italia, aggiunge: «Da voi non si diffonde una russofobia da cavernicoli».
Intanto però la diffusione delle fake resta un dato di fatto, comprese quelle che riguardano poi il cambiamento climatico, la distorsione di provvedimenti dell’Unione come quello sugli insetti commestibili, l’amplificazione di tutti i dibattiti politici interni agli Stati membri.
L’Europarlamento si dichiara pronto a contrastare questa attività. Sono state messe in funzione, con la collaborazione delle strutture di tutti e 27 i partner, uffici che monitorano questo tipo influenza e intervengono per bloccarla. Ma c’è una consapevolezza che è anche una paura: l’attività maggiore inizierà proprio adesso. Secondo tutte le indagini, infatti, la disinformazione punta a colpire nei tre giorni precedenti il voto. Quindi è ora il momento cruciale. La preoccupazione maggiore non riguarda solo un incremento dei “depistaggi” ma la qualità delle tecniche con cui Mosca — ma anche Pechino — interverrà. In particolare, ad esempio, si sospetta un incremento dell’uso dell’Intelligenza artificiale. Si deve tenere presente che, secondo i tecnici delle Istituzioni europee, queste interferenze pur avendo l’obiettivo specifico delle elezioni, in realtà si muovono secondo una logica sistematica. L’Europa è cioè sottoposta ad una manipolazione continua i cui effetti si possono osservare ora ma che sono un prodotto di lungo periodo.
«Noi siamo pronti a reagire — spiegano gli esperti del Parlamento europeo — e non abbiamo paura». Resta il fatto che i cittadini dell’Unione dovranno fare i conti in questi giorni anche con un nemico invisibile: la disinformazione. Che non è il frutto della classica battaglia politica tra i partiti ma di una “guerra ibrida” molto più subdola, perpetrata da nemici esterni: Russia e Cina.