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Meloni cresce, Fratelli d’Italia primo partito. Il Pd avanza, crollo 5S. E Forza Italia supera la Lega

Meloni cresce, Fratelli d’Italia primo partito. Il Pd avanza, crollo 5S. E Forza Italia supera la Lega
(ansa)

Per la prima volta nella storia alle urne meno della metà degli italiani. Il partito di Meloni migliora il risultato delle politiche. Nel centrodestra il Carroccio diventa terzo partito. Successo per Avs, Stati Uniti d’Europa balla sul 4%, Azione rischia

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ROMA - Non è una buona notte per gli europeisti. Il Vecchio Continente si fa più nero, la Francia implode e Giorgia Meloni non arretra. Anzi. Fratelli d’Italia è al 28,9 per cento. Primo partito. Tre punti in più rispetto al 26 delle politiche. La luna di miele con gli italiani può continuare. Forza Italia (9,2) distacca la Lega (8,5). La maggioranza, che è al 46,6 per cento, esce rafforzata dal cimento europeo. Ha quasi tre punti in più rispetto all’ottobre 2022. Questo dicono le proiezioni del Consorzio Opinio Italia per la Rai all’una e mezza.

Il Pd ottiene un risultato forse insperato: 24,5 per cento. Elly Schlein ha vinto la sua scommessa. Una crescita sensibile rispetto alle politiche, quando si era fermata al 19. «Siamo quelli che crescono di più», ha detto la leader. La polarizzazione «Elly contro Giorgia» ha pagato. Anche le liste che andavano da Marco Tarquinio a Giorgio Gori. La segretaria in serata si è presentata con la chitarra al Nazareno, ma al momento le ha cantate solo a Giuseppe Conte, il grande sconfitto. Il Movimento 5 Stelle si è fermato al 10,5 per cento. Nel complesso il campo largo non avanza. Il balzo felino dell’Alleanza Verdi e Sinistra (6,8 per cento, frutto del voto giovanile) non compensa infatti le perdite degli ex grillini. Un fragoroso applauso ha accolto il risultato di Avs nel comitato elettorale allestito alle Industrie Fluviali a Roma. C’era anche Roberto Salis, il padre di Ilaria, detenuta a Budapest. «Ilaria Salis sarà eletta con una valanga di voti. Il problema era la soglia, noi non l’abbiamo solo superata ma travolta e Ilaria sarà parlamentare europea», ha commentato il deputato di Avs, Nicola Fratoianni.

Il centrosinistra rimescola le sue carte interne, eppure non dà l’impressione di rappresentare un’alternativa. Non ancora almeno. I centristi giocano un loro campionato minore. Gli Stati Uniti d’Europa di Renzi-Bonino sono dati al 3,9 per cento, sotto la soglia fatidica che dà diritto all’ammissione all’Europarlamento. Azione-Siamo Europei di Carlo Calenda è al 3,2 per cento. Strasburgo è lontana. Pace, Terra e Dignità, il movimento di Michele Santoro, piena di vip anti guerra, ottiene un lusinghiero 2,5 per cento. Libertà, la lista del focosissimo Masaniello Cateno De Luca, è all’1,1 per cento. Alternativa popolare di Stefano Bandecchi non va oltre lo 0,4.

Poi c’è, ad aggravare il quadro fosco di inquietudini, la questione affluenza. Si ferma per la prima volta sotto il 50 per cento. Una disaffezione drammatica. L’Unione europea è vista come una cosa lontana, eppure decide potentemente sulle nostre vite.

Non siamo quindi in controtendenza rispetto al resto d’Europa. Con qualche differenza, che va segnalata. In Germania e Francia l’estrema destra ottiene infatti risultati clamorosi dall’opposizione, da noi Giorgia Meloni si rafforza dopo due anni al potere. Non ha registrato il boom che ebbe Matteo Renzi, il 40 per cento nel 2014, e Matteo Salvini, il 34 per cento nel 2019, ma l’allora premier era a palazzo Chigi da appena quattro mesi e l’ex ministro dell’Interno era reduce da un anno di lotta e di governo. La premier ora potrà andare a Bruxelles da una posizione di forza. Il sorpasso di Tajani su Salvini non era immaginabile un anno fa. Ora resta da capire se Salvini, lasciato solo dai colonnelli (e da Bossi), salverà la pelle. Era quello messo peggio mesi fa. Vannacci l’ha un po’ salvato. Tajani garantisce un’area moderata, una sorta di Dc europeista. La destra italiana si conferma un mondo composito, che sembra cogliere lo spirito del tempo.

Il centrosinistra continua invece la sua traversata nel deserto. Resta da capire come evolveranno i rapporti tra Pd e Cinquestelle. Che farà Giuseppe Conte? Intensificherà il suo antagonismo? Nella sede del Movimento, a Campo Marzio, dopo le prime proiezioni è sceso un gran silenzio.

A rendere più acuto l’allarme democratico c’è la questione astensionismo. L’affluenza è praticamente dimezzata in quarant’anni di voti europei: nel giugno 1984, l’anno della morte di Enrico Berlinguer, fu dell’82,4 per cento. Nel 2009, l’ultima volta in cui si è votato in due giorni, del 65. Del 54 nel 2019, ma si votava in un solo giorno. Ora per la prima volta si scende sotto la soglia psicologica del 50 per cento. Uno su due è rimasto a casa. Il rifiuto riguarda anche le amministrative, seppur in modo più contenuto. Lo spoglio nei Comuni comincerà alle 14.

Milioni di elettori che non vanno più a votare in maniera reiterata pongono una grande questione democratica, e doppiamente se scelgono in maggioranza partiti sovranisti. Moriremo meloniani?

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