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Separazione delle carriere, le toghe romane pronte ad assemblee in piazza e campagne social. Lo sciopero? “Sarà l’arma finale”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (ansa)
A piazzale Clodio battagliera assemblea di giudici e pm: pronti a nuove iniziative per “spiegare agli italiani che non avranno alcun vantaggio dalla riforma”
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ROMA - “Cade l’acqua nell’aula, ma con la separazione delle carriere non accadrà più”. “Giudice civile ha mille sentenze da scrivere, mentre in Francia il collega ne ha solo 50, ma con la separazione non succederà più”. Ecco due ironici slogan contro la riforma della giustizia di Carlo Nordio - e cioè la separazione delle carriere - che propone il pm di Roma Mario Palazzi. Nell’aula Occorsio di piazzale Clodio, dove i magistrati romani si riuniscono nell’assemblea promossa dall’Anm, spunta una strategia a sorpresa. Del tutto movimentista. Mirata a coinvolgere i cittadini che “non trarranno alcun vantaggio dalla riforma”.

Certo, lo sciopero sarà annunciato in prospettiva già sabato, quando si riunisce il Comitato direttivo centrale dell’Anm, ma quella “sarà solo l’arma finale, visto che la discussione sulla legge costituzionale durerà due anni”. Nel frattempo, dalla base, ecco la proposta di un’assemblea in piazza per spiegare agli italiani gli svantaggi, proprio per loro, della riform…

ROMA - “Cade l’acqua nell’aula, ma con la separazione delle carriere non accadrà più”. “Giudice civile ha mille sentenze da scrivere, mentre in Francia il collega ne ha solo 50, ma con la separazione non succederà più”. Ecco due ironici slogan contro la riforma della giustizia di Carlo Nordio - e cioè la separazione delle carriere - che propone il pm di Roma Mario Palazzi. Nell’aula Occorsio di piazzale Clodio, dove i magistrati romani si riuniscono nell’assemblea promossa dall’Anm, spunta una strategia a sorpresa. Del tutto movimentista. Mirata a coinvolgere i cittadini che “non trarranno alcun vantaggio dalla riforma”.

Certo, lo sciopero sarà annunciato in prospettiva già sabato, quando si riunisce il Comitato direttivo centrale dell’Anm, ma quella “sarà solo l’arma finale, visto che la discussione sulla legge costituzionale durerà due anni”. Nel frattempo, dalla base, ecco la proposta di un’assemblea in piazza per spiegare agli italiani gli svantaggi, proprio per loro, della riforma. E nel frattempo, il consiglio del pm Eugenio Albamonte? “Costruire il comitato per il no al referendum sulla separazione, con costituzionalisti e giuristi, con l’obiettivo di bocciare tutte e tre le modifiche costituzionali”. Oltre alla giustizia, il premierato e l’autonomia differenziata. Perché l’idea, come dice il gip Valerio Savio, è “quella di cercare alleati nella battaglia a difesa dei valori costituzionali, che non è solo della sinistra contro la destra, ma di tutti i cittadini”.

Si va ben oltre lo sciopero. Che ci sarà, come afferma la presidente dell’Anm romana Daniela Rinaldi nelle ultime battute dell’assemblea. “Certo, lo sciopero sarà l’arma finale, ma come l’extrema ratio, prospettato ma fatto solo nel momento della stretta finale”. Nel frattempo, le toghe vogliono uscire dai palazzi, portare la battaglia per la strada, convincere i cittadini-utenti che, con la riforma, “ci sarà meno giustizia e non più giustizia” come dice il pm di Rieti Rocco Maruotti. Mentre Mario Palazzi porta l’esempio del più recente fatto di cronaca, l’azione disciplinare di Nordio contro i giudici Milano del caso Uss, “un fatto di una gravità inaudita, un attacco al cuore della giurisdizione”. L’obiettivo? “La normalizzazione di tutta la magistratura italiana, riducendone gli spazi proprio come avviene in una parte dell’Europa”.

Il gip Savio non ci vede nulla di nuovo. E per questo torna al passato e cita i “nemici” della magistratura, Cossiga che voleva ridimensionare già all’ora il Csm, Berlusconi che puntava a separare le carriere, Renzi che mirava allo stesso obiettivo. Solo che adesso - e Savio lo ammette - la magistratura è molto più debole, “siamo percepiti come un servizio che non funziona bene, abbiamo il 37% di gradimento, siamo nella situazione di chi vuole fermare il treno a mani nude”.

Non tutti sono così pessimisti, ma tutti condividono la strategia di uscire dal bunker, di aprire le porte agli italiani, di spiegare loro che “le vere vittime della riforma non sono i magistrati ma i cittadini che avranno meno giustizia”. Per questo, come dice il pm Mario Dovinola “bisogna utilizzare i social media e partecipare alle trasmissioni televisive per presentarsi come persone normali, e non quegli esseri strani che descrive la politica”. Proprio lo sciopero, secondo Massimo Marasca, ex gip che oggi fa parte della sezione immigrazione, “potrebbe non essere capito, e percepito come espressione di una casta che invece non esiste. Invece dobbiamo far comprendere il danno all’utenza, cioè avere un poliziotto in udienza, e non più un giudice. Perché oggi se un giudice non condivide l’arresto, libera il cittadino”.

Ovviamente non è affatto questa l’immagine che consegna agli italiani tutto il centrodestra. Che Valerio Savio sintetizza in una battuta: “Nessuna legge viene fuori se di mezzo c’è un Mohammed Ali, ma se di mezzo invece ci sono un governatore, un sindaco, un amministratore pubblico allora arriva”. E le cronache più recenti ne sono una prova.

Che fare? Sabato il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, proprio sulla base delle assemblee che si stanno svolgendo in Italia, farà la sua proposta. L’ex presidente Albamonte gli consiglia di “sollecitare il sostegno dell’università, delle altre magistrature, del mondo antimafia, una rete che metta insieme chi vede nella riforma della giustizia un pericolo per la democrazia”. E alla fine c’è anche lo sciopero. Ma dopo “aver semplificato la comunicazione, andando al movente della riforma, la normalizzazione dell’azione giudiziaria, con il governo che taglia l’abuso ufficio e il traffico d’influenze e le intercettazioni per garantire l’impunità dei colletti bianchi”.

Ovviamente sulla separazione delle carriere il giudizio è tranchant. Una legge “inutile”, come dice Rocco Maruotti, visto che “c’è già il 47% delle assoluzioni”. Le toghe fanno la loro parte, ma il Guardasigilli Nordio che fa? “A lui spetterebbe l’efficienza, mentre noi lavoriamo in palazzo fatiscenti”. In tutto questo che vantaggi potrà portare l’Alta corte disciplinare? Nonché lo sfregio del sorteggio per i togati del Csm? “Due Csm - chiude Maruotti - servono solo per spaccare la magistratura, mentre il grande potere dato al pm lo porterà sotto il controllo del ministro della Giustizia”. Una prospettiva “terribile”.

Tiziana Orrù, presidente della sezione lavoro del tribunale romano, dice che “viviamo un momento pericoloso”. E qui cade l’interrogativo che tormenta tutte le toghe: “La riforma non cambia l’articolo 101 della Costituzione, dov’è scritto che i giudici sono soggetti solo alla legge, ma in futuro sarà ancora così? I giudici saranno soggetti solo alla legge, ma i pm?”. E l’assemblea si chiude sulla grande contraddizione: “L’Europa ci chiede che le carriere non siano separate, al punto da voler seguire l’esempio virtuoso dell’Italia”. Perché, allora, stiamo andando contro l’Europa? L’ultima nota d’allarme: “Neanche il 50% degli italiani ha votato e se chiedi ai ragazzi ti dicono ‘ma a noi che ce ne frega della separazione’?”. In questo clima il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto a Repubblica che proprio la separazione delle carriere avrà la priorità su premierato e autonomia differenziata…

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