Spadafora: “L’obiettivo dei 5S è arrivare a fine legislatura. Dietro Conte c’è il vuoto”
di Gabriella Cerami«Non lo riconosco più. M5S è diventato un progetto di comunicazione attorno alla persona di Giuseppe Conte». Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio durante il governo Conte I, ministro per le Politiche giovanili e lo Sport dell’esecutivo giallorosso, che ha contribuito a creare invitando a casa sua Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, legge il 9,99% ottenuto dai 5S alle elezioni europee e vede un «partito senza prospettiva». Nel centrosinistra c’è uno spazio vuoto «ed è per questo che sto lavorando a una nuova iniziativa politica».
Spadafora, lei ha lasciato il Movimento per sostenere il governo Draghi, da quel giorno ad oggi, cosa è cambiato in M5s?
«Giuseppe Conte ha campato di rendita per un po’ grazie alle storiche battaglie del Movimento 5 Stelle, come il reddito di cittadinanza, ma oggi questo non basta più. Da quando è diventato presidente, nel 2021, non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso, come la riorganizzazione che aveva annunciato …
«Non lo riconosco più. M5S è diventato un progetto di comunicazione attorno alla persona di Giuseppe Conte». Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio durante il governo Conte I, ministro per le Politiche giovanili e lo Sport dell’esecutivo giallorosso, che ha contribuito a creare invitando a casa sua Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, legge il 9,99% ottenuto dai 5S alle elezioni europee e vede un «partito senza prospettiva». Nel centrosinistra c’è uno spazio vuoto «ed è per questo che sto lavorando a una nuova iniziativa politica».
Spadafora, lei ha lasciato il Movimento per sostenere il governo Draghi, da quel giorno ad oggi, cosa è cambiato in M5s?
«Giuseppe Conte ha campato di rendita per un po’ grazie alle storiche battaglie del Movimento 5 Stelle, come il reddito di cittadinanza, ma oggi questo non basta più. Da quando è diventato presidente, nel 2021, non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso, come la riorganizzazione che aveva annunciato e di cui sta parlando ancora adesso».
Si aspettava un risultato così basso?
«Era più che prevedibile perché purtroppo Conte sta facendo gli stessi errori del passato. Non ha reso il M5S un partito solido piuttosto è un partito personale, come ce ne sono stati tanti».
Lei è stato uno dei fautori dell’alleanza M5S-Pd. Oggi come vede i rapporti tra i due partiti?
«M5S non ha un’identità, quindi non ha un posizionamento politico.Conte dice che il partito è all’interno del campo progressista, ma la verità è che mentre Pd e Avs hanno rivendicato uno spirito unitario anche nei momenti peggiori, M5S e Conte non hanno fatto altro che logorare il rapporto con i dem anche nei momenti migliori. Fossi in loro riflettere su questo: non c’è alternativa all’alleanza con il Pd».
Forse perché in M5S ci sono sensibilità diverse?
«Non penso sia una questione di sensibilità o di anime diverse, anche perché le anime non ci sono più. Oggi è tutto un aggrapparsi attorno a Conte, che ha come unico obiettivo sopravvivere fino al 2027, quando finisce la legislatura. Le stesse persone che avrebbero fatto le barricate contro Di Maio o il leader del momento, oggi non hanno alcuna alternativa se non Conte».
Chiara Appendino, nome che circola in ambienti grillini?
«Ho molta stima di Chiara, ma credo che non abbia molte chance di farcela perché i 5S non troverebbero una quadra, ripartirebbe quella gara interna che c’è sempre stata».
Roberto Fico ha detto che adesso bisogna lavorare in vista delle elezioni regionali della Campania. Secondo lei, che è campano, il M5S ambisce al candidato?
«È il territorio dove il M5S prende i voti che gli consentono di mantenere questa percentuale nazionale, ma è difficile che il Pd possa concedere la rappresentanza di una regione del Sud ora governata dal Pd. Ma attenzione, oggi la debolezza del Movimento indebolisce il centrosinistra, anche in Campania».
Perché il M5S lo insidia?
«Mi auguro che il M5S, archiviate le ambizioni di Conte, possa strutturarsi. Io ragiono in termini politici. Se il centrosinistra vuole vincere deve rafforzarsi. Oggi manca qualcosa. Il Pd è il perno, ma è non è autosufficiente. C’è uno spazio che va occupato».
E lei è interessato ad occupare questo spazio?
«Sto lavorando per un progetto politico, un network che lancerò in autunno perché manca qualcosa dal basso».
Sta dicendo che creerà un altro partito a sinistra?
«Quello che farò è creare un’associazione, un contenitore di esperienze. Se entro un anno avrà il consenso che immagino nascerà un partito».
Chi farà parte di questo network?
«Ho incontrato associazioni giovanili, del mondo del volontariato, della cultura, ma anche giovani imprenditori e tutte le realtà conosciute negli anni in cui ero presidente italiano dell’Unicef e garante dei minori. Sono realtà di centrosinistra che hanno di difficoltà a raccordarsi, nei territori, con Pd e M5S. Come hanno dimostrato le elezioni c’è molto astensionismo ed è lì che bisogna agire».