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Grillo incontra Conte, leadership confermata ma è gelo sul terzo mandato: “Resto contrario”

(ansa)

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Un’ora e mezza di faccia a faccia a Roma dopo la sconfitta elettorale dei 5S. Il fondatore non cede sulla regola aurea. Via libera sul doppio mandato
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Beppe Grillo dà il suo assenso di base: il congresso del M5S si farà in autunno, tra settembre e ottobre; sulle eventuali deroghe al limite dei due mandati invece no, il comico resterà contrario. Alla fine di un’ora e mezza di faccia a faccia ieri con Giuseppe Conte a Roma, appuntamento per pranzo sulla terrazza del solito hotel Forum, trapelano generali rassicurazioni da ambo i versanti. E sembra quasi un esito scontato, visto che a incontrarsi c’erano due debolezze. Per il garante del Movimento la politica di partito non è il primo pensiero; in questi giorni la vicenda del presunto stupro che riguarda il figlio Ciro è tornata alla ribalta sul piano mediatico, rimettersi al centro del dibattito sarebbe fuori da ogni logica. Per il presidente invece quel 9,99 per cento delle Europee resta un brutto colpo da digerire e non avrebbe senso aprire terreni di scontro col comico.

Beppe Grillo dà il suo assenso di base: il congresso del M5S si farà in autunno, tra settembre e ottobre; sulle eventuali deroghe al limite dei due mandati invece no, il comico resterà contrario. Alla fine di un’ora e mezza di faccia a faccia ieri con Giuseppe Conte a Roma, appuntamento per pranzo sulla terrazza del solito hotel Forum, trapelano generali rassicurazioni da ambo i versanti. E sembra quasi un esito scontato, visto che a incontrarsi c’erano due debolezze. Per il garante del Movimento la politica di partito non è il primo pensiero; in questi giorni la vicenda del presunto stupro che riguarda il figlio Ciro è tornata alla ribalta sul piano mediatico, rimettersi al centro del dibattito sarebbe fuori da ogni logica. Per il presidente invece quel 9,99 per cento delle Europee resta un brutto colpo da digerire e non avrebbe senso aprire terreni di scontro col comico.

Conte fra l’altro era reduce dalla riunione del Consiglio nazionale dei 5 Stelle, andato avanti fino alle 2 di notte. Lì nessuno ha tirato in ballo la questione della leadership, nomi alternativi e in contrapposizione a lui non ce ne sono di veri; ma delle regole sì, in diversi hanno toccato il discorso, e quando si parla di regole ci si riferisce soprattutto alla regola aurea del M5S, cioè lo stop dopo due giri. Così l’ex presidente del Consiglio ha per l’ennesima volta posto la questione al garante e fondatore. Sbloccarla significherebbe placare, almeno parzialmente, i mal di pancia di un bel pezzo di gruppo parlamentare, specialmente quello – fatto non casuale – che oggi sta svolgendo il proprio secondo e in teoria ultimo mandato. «Ma anche la base sta capendo che se continuiamo così perdiamo personale politico», è stato detto nel corso del parlamentino del Movimento. Grillo però non la vede così. Resta convinto che quello sia un totem, l’anima originaria. Senza il limite, rimane un partito come tutti gli altri. E se ci fosse un congresso, un percorso democratico che invece darebbe il via libera a delle modifiche? «Non sarò d’accordo», ha ribadito il comico.

Sul piatto non ci sarebbe comunque nessun cambio di nome o simbolo. Però un evento in presenza, o magari misto in rete, sì. Sarebbe il primo vero congresso del Movimento, da organizzare e definire con regole tutte da scrivere. Un ottimo modo per allentare la tensione che, pure se espressa senza la concitazione dei vecchi tempi, c’è tutta. Cioè il terrore di ritrovarsi irrilevanti, senza una rotta e senza un destino ben definito.C’è comunque un particolare che dice molto sul funzionamento attuale del Movimento. Il fondatore arriva a Roma dopo la scoppola del voto, incontra Conte e poi? Non un altro o un’altra dirigente, un capogruppo, una presidente di commissione. No, il tesoriere, cioè Claudio Cominardi. E qui si torna al dettaglio sempre scabroso, di cui nessuno ha voglia di parlare, della super consulenza annuale da 300 mila euro che il partito versa a Grillo. «Hanno un rapporto personale da tempo, non credo che c’entrino i soldi», assicura un esponente di primo piano dei 5 Stelle. Sarà anche per fugare ogni sospetto malizioso che alla fine è stato Cominardi l’unico a voler dire due parole in chiaro: «Lui va oltre, vola sempre alto. Abbiamo parlato di temi e di visione. “Beppe” va al di là dei risultati elettorali, non giudica. Ha lo sguardo proiettato a venti o trent’anni. Nel simbolo abbiamo la scritta 2050. E mi auguro che rimanga quello». Grillo volerà pure alto, ma Conte rimane alle prese con questioni più terra terra.

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