Hanno tutti ragione | Un “vaffa” per due. Per capire gli scontri dentro M5S e Lega bisogna conoscere la legge di Eddie Murphy
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 21 giugno 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Ah che nostalgia! Vuoi mettere la Lega celodurista e secessionista di una volta? Ti ricordi che bello il M5S che mandava tutti a fare in culo e dava di "puttana" a Rita Levi Montalcini?
Lega e Movimento 5 Stelle, le due forze che non a caso si erano scelte per governare insieme nel 2018, in certi casi ci si accoppia anche senza che Dio ci metta lo zampino, sono alle prese con violenti attacchi di malinconia. I voti calano, il passato glorioso si allontana, e il passato è una terra straniera, già questo basterebbe a rendere diffidente un Salvini. C’è Casaleggio junior che contesta a Beppe Grillo e Giuseppe Conte di aver svenduto il Movimento e il lascito del padre Gianroberto, e c’è Grillo che a sua volta accusa Conte di volerlo svendere, che sarebbe quindi una doppia svendita. C’è Umberto Bossi che fa lo stesso con Matteo Salvini, ma …
Questo è il numero di venerdì 21 giugno 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Ah che nostalgia! Vuoi mettere la Lega celodurista e secessionista di una volta? Ti ricordi che bello il M5S che mandava tutti a fare in culo e dava di "puttana" a Rita Levi Montalcini?
Lega e Movimento 5 Stelle, le due forze che non a caso si erano scelte per governare insieme nel 2018, in certi casi ci si accoppia anche senza che Dio ci metta lo zampino, sono alle prese con violenti attacchi di malinconia. I voti calano, il passato glorioso si allontana, e il passato è una terra straniera, già questo basterebbe a rendere diffidente un Salvini. C’è Casaleggio junior che contesta a Beppe Grillo e Giuseppe Conte di aver svenduto il Movimento e il lascito del padre Gianroberto, e c’è Grillo che a sua volta accusa Conte di volerlo svendere, che sarebbe quindi una doppia svendita. C’è Umberto Bossi che fa lo stesso con Matteo Salvini, ma i meno giovani ricorderanno bene che lo stesso Bossi, quando era regnante, era accusato da oppositori, espulsi e scissionisti di aver abbandonato il Nord per godersi gli ozi romani.
Districarsi nel mucchio di accuse reciproche che squassano gli ex gialloverdi è difficilissimo, peggio ancora cercare di ordinarle lungo un asse giusto/sbagliato o, peggio ancora, buono/cattivo. Ora va di moda dire: a differenza di Salvini, Bossi era antifascista. Si proclamava, vero, forse lo era pure, sta di fatto che il primo accordo politico con i postfascisti lo ha fatto lui e che anche nella sua Lega era pieno di camerati o freschi ex, di razzisti, di gente che saliva sui treni per disinfettare i posti dove si erano seduti gli immigrati. Ora va di moda dire: Conte sì che ha spostato il Movimento nel campo di centrosinistra. Può essere, ma anche qui pare esserci arrivato più per decisioni altrui e mancanza di alternative.
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La convinzione di molti, la mia di sicuro, è che se Salvini non si fosse eccitato così tanto al Papeete, Conte sarebbe andato avanti a oltranza a governare con la Lega continuando a spiegare le virtù del “populismo gentile”, così lo chiamava per distinguerlo da quello dei rutti.
È il paradosso di queste forze populiste: più fanno politica e più si incartano. Le dinamiche dei partiti cresciuti spacciando antipolitica ai citofoni degli italiani si assomigliano tutte: ti presenti agli elettori per dire che vanno tutti messi al muro, gli elettori ti votano sperando nel rapido allestimento delle fucilazioni, poi ti ritrovi a fare politica davvero e si scopre che le fucilazioni non bastano, anzi non servono proprio. Allora cerchi di fare politica vera, non più con le scritte nei cessi degli autogrill o sulla bacheca Facebook. Ma è difficile, chi voleva il sangue lo va a cercare altrove, forse serve cambiare linea, magari si scopre che le parole d’ordine sulle quali hai costruito il tuo consenso sono un fracco di puttanate, e un conto è mandare Susanna Ceccardi o Manlio Di Stefano a concionare in libertà nei talk del mattino, un altro è mettere loro in mano un sottosegretariato o una qualunque responsabilità di governo. Allora si innesca la dinamica che è in atto ora: vecchio corso contro nuovo corso, con il vecchio a sostenere che gli stenti elettorali sono frutto dell’abbandono dei fondamentali, e il nuovo che si rivolge ai predecessori, un tempo docilmente seguiti, come a soggetti in circolazione solo grazie alla liberalità della legge Basaglia. Chi è più puro? Chi è più vero leghista o vero grillino? Per non parlare della più scivolosa delle domande: chi è più di sinistra e chi più di destra?
Non per caso Lega e M5S sono le due forze che con più forza si sono rifugiate nel motto “né di destra né di sinistra”. Mica era politologia, era legge della sopravvivenza. L’antipolitica è una giungla dove si pensa giorno per giorno. Se Luigi Di Maio oggi gira in grisaglia con posa ambasciatoriale e Alessandro Di Battista va ancora in piazza con la kefiah, qualcuno può pensare che tutto ciò sia frutto di carattere, attitudine e convinzioni personali, cambiate dall’uno e confermate dall’altro. È la tesi dei positivisti e degli scienziati politici. Poi, invece, ci sono quelli che pensano che sia stato solo il caso e l’opportunità a spingerli dove sono ora, e che sarebbe anche potuto accadere il contrario. È la tesi di quelli che non hanno perso neanche una replica natalizia di Una poltrona per due.