Autonomia, Zaia: “Questa riforma sarà l’ultimo treno per l’Italia. Non abbandoneremo il Sud”
di Carmelo Lopapa«Sia chiaro che questo è l’ultimo treno che passa per l’Italia. Il modello centralista ci ha portato al disastro che viviamo: ha fallito. Se il Paese è a due velocità, se i cittadini sono costretti a fare le valigie per curarsi, se ci sono diseguaglianze, non è certo colpa dell’Autonomia che non c’è. Io dico solo una cosa: mettiamola alla prova, anche e soprattutto nelle Regioni meridionali, questa forma di federalismo della quale tanti parlano senza cognizione di causa». Luca Zaia è il padre della riforma che ha suscitato un moto di sdegno e la mobilitazione di opposizioni e sindacati. Ora il governatore si gode il successo, rintuzza le critiche, parla della Lega e del suo futuro personale.
Presidente Zaia, teme che il Colle possa frenare o addirittura non controfirmare la riforma?
«Stimo e ho un ottimo rapporto col presidente Mattarella, rispetto profondamente le sue prerogative e so che anche in questo caso agirà in ossequio ai dettami della Costituzione. La Carta della quale lui è…
«Sia chiaro che questo è l’ultimo treno che passa per l’Italia. Il modello centralista ci ha portato al disastro che viviamo: ha fallito. Se il Paese è a due velocità, se i cittadini sono costretti a fare le valigie per curarsi, se ci sono diseguaglianze, non è certo colpa dell’Autonomia che non c’è. Io dico solo una cosa: mettiamola alla prova, anche e soprattutto nelle Regioni meridionali, questa forma di federalismo della quale tanti parlano senza cognizione di causa». Luca Zaia è il padre della riforma che ha suscitato un moto di sdegno e la mobilitazione di opposizioni e sindacati. Ora il governatore si gode il successo, rintuzza le critiche, parla della Lega e del suo futuro personale.
Presidente Zaia, teme che il Colle possa frenare o addirittura non controfirmare la riforma?
«Stimo e ho un ottimo rapporto col presidente Mattarella, rispetto profondamente le sue prerogative e so che anche in questo caso agirà in ossequio ai dettami della Costituzione. La Carta della quale lui è garante e che però, mi piace ricordare, è autenticamente federalista».
La Costituzione sì, ma l’Autonomia differenziata forse si spinge oltre la soglia. L’avete voluta a tutti i costi, a tappe forzate e senza copertura per i Lep, pur di issare la bandiera leghista sul trofeo. Forse occorreva una discussione più ponderata?
«Sono un inguaribile ottimista e ho rispetto per chi non la pensa come me. Ma c’è un limite a tutto. A chi, come avviene tra i banchi dell’opposizione, ci critica dopo aver modificato il Titolo V per arginare la crescita della Lega in quegli anni, dico che è inaccettabile».
Vi replicano che era il 2001, preistoria. Elly Schlein era un’adolescente.
«D’accordo. Prendo atto che rinnegano la loro storia. Ma in tanti anni col Pd al governo quella riforma non l’hanno mai cancellata. Non siamo la banda bassotti che è scappata con la refurtiva. Rispetto le opinioni di tutti ma le regole della democrazia valgono per tutti».
Commercio estero, istruzione, sanità. Chiederete subito le deleghe che non richiedono una definizione dei Lep? Siete proiettati verso una riedizione della Repubblica veneta?
«Questa farsa della secessione dei ricchi è una narrazione irrispettosa nei confronti dei cittadini. Nessuno vuole separarsi dalla Repubblica italiana o strappare funzioni essenziali».
L’istruzione e la sanità lo sono.
«Ma una cosa è trasferire la pubblica istruzione, che resta prerogativa dello Stato, altro è parlare di alcune funzioni che potrebbero essere delegate».
Molti insegnanti fuggiranno al Nord per garantirsi stipendi migliori. Ci sarà una scuola di serie B, inevitabilmente al Sud.
«Chi viene dal Sud lo fa già e lo farà perché al Nord ci sono più posti di lavoro, il contratto di lavoro è nazionale».
Per ora. Poi sarà differenziato anche quello.
«Non c’è nulla di definitivo, la trattativa non è minimamente iniziata. Ed è innegabile che il costo della vita non sia una variabile da poco».
Succederà la stessa cosa con la sanità. Fuga al Nord per curarsi e per lavorare. L’eguaglianza nel diritto sacro alla salute sarà compromessa, non pensa?
«Tutti i cittadini italiani devono essere curati alla stessa maniera e avere la stessa aspettativa di vita. Questa è la vera sfida anche per quelle Regioni che oggi conoscono la migrazione sanitaria».
I governatori meridionali, anche di centrodestra, la pensano diversamente.
«Se fossi un governatore del Sud la invocherei. I cittadini meridionali sono le prime vittime di un sistema che non funziona a causa di scelte sbagliate e di malagestione, di certo non attribuibile ai miei attuali colleghi. Nessuno si sogna di abbandonare il Sud: siamo come i gemelli siamesi, si vive e si muore insieme. L’Autonomia o la fai per scelta o la fai per necessità. Questo Paese con tremila miliardi di debito pubblico e le inefficienze e le diseguaglianze destinate a crescere non ha altra speranza».
La Lega andrà a congresso in autunno. Salvini si ricandida alla guida nonostante il risultato delle Europee. Che futuro ha il partito?
«Ho visto periodi migliori e ne ho vissuto di peggiori. Ho vissuto la fase in cui avevamo lo zero virgola, ho vissuto il 4 per cento del 2013, ora il nove. Dico che dobbiamo essere coerenti con la nostra storia. Un merito lo abbiamo. Dicevano che il federalismo equivale al razzismo. Oggi son tutti federalisti».
La Lega del futuro sarà a trazione Vannacci?
«La campagna elettorale è finita. È una prerogativa del segretario scegliersi degli indipendenti. Vannacci lo è, vedo che lo rimarca, e tale resta per me. Punto».
La Lega ha perso terreno anche nel suo Veneto in favore della destra di FdI.
«La vincitrice di questa tornata è Giorgia Meloni, la Lega nei territori alle Comunali ha avuto un ottimo risultato lo stesso giorno. Non posso non ricordare che alle Europee ho visto Renzi al 40,8% nel 2014, Salvini al 34,3 nel 2019, Meloni al 28,8 nel 2024. La storia ci insegna che la sfida è doppia: i voti bisogna prenderli, ma bisogna anche saperli mantenere».
Chiusa la prospettiva del terzo mandato, che farà Luca Zaia da grande, cioè dal prossimo anno?
«Seneca diceva che la vita non è breve ma è l’uomo che la rende tale, con l’ansia di pensare al futuro e non vivere il presente. Manca più di un anno. E non so se si è chiusa davvero la partita del terzo mandato. Potevo candidarmi alle Europee e non c’erano dubbi sul risultato finale. Ho pensato invece che chi ha preso il 77 per cento in Veneto dovesse pensare ai veneti. E io lo farò fino alla fine».