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Rai, al Senato la proposta “no peace no panel” per dare spazio al pacifismo nel servizio pubblico

Rai, al Senato la proposta “no peace no panel” per dare spazio al pacifismo nel servizio pubblico
(ansa)

Interverranno fra gli altri il presidente di Fnsi Vittorio Di Trapani, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ed esponenti della Comunità di Sant'Egidio e di Rete pace disarmo

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L'evento in programma questo pomeriggio alla Sala Capitolare del Senato si chiama "no peace no panel", e l'idea è la stessa che si applica sul coinvolgimento delle donne: come oggi - e per fortuna - generalmente si ritiene sgradevole e inopportuno organizzare un panel di soli uomini, così dovrebbe accadere lo stesso quando si parla di guerre. E cioè, serve dare più spazio alle idee e alle pratiche della pace, nel servizio pubblico e non solo.

La tavola rotonda odierna di Usigrai, Fnsi e Ordine dei giornalisti punta a definire "una proposta su media e racconto della guerra", con l'obiettivo di arrivare a una rappresentazione paritaria ed equilibrata delle opinioni sulla guerra nei dibattiti tv e non solo. Perché se in tempo di pace l’equilibrio si svolge nelle dinamiche tra maggioranza e opposizione, sindacati e imprenditori, procura e avvocati difensori e così via, «in tempo di conflitto dobbiamo urgentemente rivedere i nostri schemi. In tempo di conflitto l’unico contraddittorio all’altezza della guerra è la pace», recitava il primo appello pubblico sulla questione pubblicato nel marzo del 2022 e promosso dal giornalista Rai Max Brod, nella convinzione che i temi della pace e del disarmo latitassero «sia negli studi televisivi, dove si costruiscono parterre senza la voce dei pacifisti, che sui giornali». La polarizzazione da talk show e social network è costruita secondo schemi fissi (pro-Ucraina contro filorussi, propal contro filoisraeliani) che tendono però a non dare conto a chi, magari all'interno delle stesse comunità coinvolte, promuove valori non nazionalisti e tenta di costruire ponti.

L’analisi degli scenari è oggi affidata quasi sempre alla voce unica degli analisti geopolitici se non direttamente a militari ed ex militari. «Diventa così difficilissimo immaginare percorsi di pace, sviluppare un dibattito che informi i cittadini sulle alternative al bellicismo, stimolare la politica e la diplomazia a costruire quei tavoli e quei confronti necessari a far cessare i conflitti senza ulteriore spargimento di sangue», spiegano gli organizzatori.

Oltre al mondo giornalistico e sindacale della Rai, interverranno fra gli altri il presidente di Fnsi Vittorio Di Trapani, Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ed esponenti della Comunità di Sant'Egidio e di Rete pace disarmo. Organizzazioni impegnate da decenni a promuovere non una pace di comodo, ma il dialogo, l'accoglienza e l'integrazione tra popoli.

Tra gli argomenti che verranno affrontanti, anche quello del linguaggio giornalistico in tempo di conflitto, che deve ovviamente rimanere libero ma evitando la pericolosa “disumanizzazione” del cosiddetto nemico. Da tutto ciò potrebbe quindi nascere un nuovo decalogo nel tentativo di colmare le attuali carenze nel sistema informativo italiano. Una proposta che politicamente parlando trova l’adesione istituzionale della presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia (M5S) e di esponenti di Pd e Alleanza verdi sinistra.

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