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Autonomia in vigore dal 13 luglio. Parte la corsa del referendum

La manifestazione unitaria dei giorni scorsi contro le riforme del centrodestra (ansa)
Calderoli annuncia: “Legge già operativa tra due settimane”. FI: “Vigiliamo sui Lep”. Al via il tavolo delle opposizioni
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ROMA — Scaldano i motori, le opposizioni, contro l’autonomia differenziata. Pronte ad allargare il “fronte del no” a sindacati, associazioni e comitati civici. Cgil e Uil, Anpi, Arci e Acli hanno già risposto all’appello lanciato da Pd, M5s, Avs e +Europa per promuovere il referendum abrogativo della legge Calderoli che entrerà in vigore il 13 luglio. Data a partire dalla quale il governo avvierà le trattative per le intese con Veneto e Lombardia.

Una «sfida ambiziosa, che il nostro Paese può vincere», annuncia trionfante il ministro leghista agli Affari regionali. Deciso ad accelerare a dispetto dei dubbi di Forza Italia, che ribadisce l’intenzione di avviare un Osservatorio sui Lep per rispondere alle proteste dei governatori del Sud. «L’autonomia differenziata si può fare solo dopo avere assicurato ugual…

ROMA — Scaldano i motori, le opposizioni, contro l’autonomia differenziata. Pronte ad allargare il “fronte del no” a sindacati, associazioni e comitati civici. Cgil e Uil, Anpi, Arci e Acli hanno già risposto all’appello lanciato da Pd, M5s, Avs e +Europa per promuovere il referendum abrogativo della legge Calderoli che entrerà in vigore il 13 luglio. Data a partire dalla quale il governo avvierà le trattative per le intese con Veneto e Lombardia.

Una «sfida ambiziosa, che il nostro Paese può vincere», annuncia trionfante il ministro leghista agli Affari regionali. Deciso ad accelerare a dispetto dei dubbi di Forza Italia, che ribadisce l’intenzione di avviare un Osservatorio sui Lep per rispondere alle proteste dei governatori del Sud. «L’autonomia differenziata si può fare solo dopo avere assicurato uguali livelli essenziali in tutto il Paese», promette il portavoce azzurro Raffaele Nevi. «Se questo non avverrà, non si potrà procedere».

Ma il centrosinistra non si fida. E stringe i tempi della contromossa. Ieri, alla prima riunione operativa, si è deciso di presentare in Cassazione — anche per non ingenerare confusione — un unico quesito abrogativo dell’intera legge e non anche un secondo che cassasse solo gli articoli procedurali, quelli cioè che non riguardano i Lep, come era stato inizialmente ipotizzato. Il deposito dovrebbe avvenire già in settimana: passaggio indispensabile per far scattare la raccolta firme. Ne servono 500mila, da consegnare entro il 30 settembre. Tant’è che Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha già sollecitato il Guardasigilli Nordio ad attivare la piattaforma per le sottoscrizioni digitali prevista da un suo emendamento al decreto Semplificazioni approvato nel 2021, ma frenata però dal governo Meloni.

Anche se a ben vedere il problema vero non è tanto questo, quanto il raggiungimento del quorum: affinché il referendum sia valido, infatti, bisogna portare alle urne il 50% (più uno) degli elettori. Una sfida non da poco in un Paese malato di astensionismo.

Ecco perché «stiamo lavorando per costruire un fronte il più largo possibile», racconta a fine riunione il senatore Alessandro Alfieri, responsabile Riforme del Pd. «Serve la massima apertura, con pari dignità per tutti e pronti a utilizzare ogni strumento utile, online e cartaceo, per raccogliere le firme e impostare la battaglia politica. Facendo capire ai cittadini che questa legge allarga i divari territoriali e costruisce venti sistemi diversi, mettendo a rischio la competitività delle nostre imprese, al Nord come al Sud».

L’aspetto politico più delicato è la concomitanza della raccolta firme contro l’autonomia con quella contro il Job Act (promosso dalla Cgil) che non piace né ad Iv, né ad Azione. Non a caso i centristi si daranno da fare con le sottoscrizioni, ma quasi certamente non entreranno nel “Comitato del no”. Questione che si ripresenterà al momento del voto se i due referendum saranno abbinati.

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