Caro direttore, l’antisemitismo è una delle espressioni più abiette della storia umana, una delle peggiori espressioni del male. È anche banalità del male, secondo la celebre espressione della filosofa Hannah Arendt, perché si nutre dell’accettazione silenziosa del male.
Un male che è invece sempre inaccettabile: non si finirà mai, infatti, di condannare l’antisemitismo, con la forza della ragione e del cuore, e di domandarsi come sia possibile che, dopo tanti secoli di storia e tanti orrori, ci siano ancora manifestazioni di tal genere.
L’antisemitismo ha varie bieche espressioni: esiste quello di estrema destra, con nostalgie nazifasciste, ed esiste l’antisemitismo di sinistra. Sulle colonne di questo giornale, con riferimento al ca…
Caro direttore, l’antisemitismo è una delle espressioni più abiette della storia umana, una delle peggiori espressioni del male. È anche banalità del male, secondo la celebre espressione della filosofa Hannah Arendt, perché si nutre dell’accettazione silenziosa del male.
Un male che è invece sempre inaccettabile: non si finirà mai, infatti, di condannare l’antisemitismo, con la forza della ragione e del cuore, e di domandarsi come sia possibile che, dopo tanti secoli di storia e tanti orrori, ci siano ancora manifestazioni di tal genere.
L’antisemitismo ha varie bieche espressioni: esiste quello di estrema destra, con nostalgie nazifasciste, ed esiste l’antisemitismo di sinistra. Sulle colonne di questo giornale, con riferimento al caso Francia, Bernard-Henri Lévy scrive: «La sinistra antisemita è tornata. L’antisemitismo è con noi, come a destra, fin dai tempi di Prohudon». Molto spesso, negli ultimi tempi, il confronto su quello che accade a Gaza è sconfinato in palesi forme di antisemitismo e manifestazioni violente, come quando si brucia la bandiera dello Stato di Israele. Questo è particolarmente odioso se si pensa che la strage del 7 ottobre, come dimostrato dai video che sono stati diffusi, ha avuto il carattere di vero e proprio pogrom antiebraico.
Ignoranza, pregiudizio, amoralità tornano a manifestarsi purtroppo tra i giovani. Per sconfiggere l’antisemitismo occorre perciò lavorare sulla memoria e la cultura. Ed è quello che il governo Meloni sta facendo con atti tangibili e concreti.
Quando a poche settimane dall’assunzione del mio incarico, l’amica senatrice Ester Mieli mi rappresentò la giusta osservazione della senatrice a vita Liliana Segre che aveva notato come all’interno della Stazione Ferroviaria di Milano mancasse una segnaletica storica in grado di indirizzare i passeggeri — che sono milioni l’anno — verso il “Binario 21” e il memoriale della Shoah, accolsi immediatamente questa sacrosanta esigenza, condividendone in tutto il valore etico e morale. Insieme alla senatrice, in una giornata che porterò nel cuore, abbiamo inaugurato un totem multimediale che racconta le vicende del “Binario 21” da cui partirono gli ebrei milanesi diretti ai campi di sterminio. Lo abbiamo realizzato in poche settimane insieme alla segnaletica storica. La stessa iniziativa è stata poi replicata, un anno dopo, alla stazione Tiburtina di Roma, altro luogo doloroso per quelle stesse vicende. Ringrazio sempre la senatrice Segre per la sua testimonianza e il suo coraggio, che ne hanno fatto un riferimento morale per tutti noi.
Il governo Meloni ha portato in Parlamento che ha poi approvato la legge istitutiva del Museo nazionale della Shoah, che sorgerà a Roma. Il provvedimento è stato varato all’unanimità da Senato e Camera, e questo è un bene, perché su principi così alti non ci si divide. Esiste in molte capitali europee, altri lo avevano teorizzato per decenni ma è stato questo governo a proporre una legge chiara e inequivocabile.
Quest’anno, nell’80esimo anniversario dell’eccidio, mi sono fatto promotore di una visita solenne della ministra della cultura tedesca, Claudia Roth, insieme al collega Francesco Lollobrigida, alle Fosse Ardeatine, e anche al Ghetto di Roma, in memoria del rastrellamento del 1943. Lavoreremo ancora e con sempre maggior impegno in questa direzione.
Il ministero della Cultura ha, inoltre, lavorato d’intesa con le comunità ebraiche per sostenere interventi di restauro e valorizzazione di alcune sinagoghe italiane, da Milano a Venezia. Era un dovere dello Stato sostenere queste iniziative, perché rappresentano luoghi simbolici della storia della nostra Nazione e della nostra cultura.
La cultura ebraica italiana è uno dei pilastri imprescindibili della nostra cultura nazionale, declinata nell’arte, nella letteratura, nelle scienze. E gli ebrei italiani hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo della nostra Nazione. In una mia visita alla città di Modena ho voluto deporre una corona nel luogo dove morì Angelo Fortunato Formiggini, straordinario editore e intellettuale, che si suicidò in segno di protesta per le leggi razziali del fascismo.
Tutto ciò non esime dall’esprimere una condanna ferma e inequivocabile per quelle gravi manifestazioni di antisemitismo raccontate dai media in questi giorni. L’antisemitismo, che sia di destra o di sinistra, non è accettabile nella civiltà.
Ho ripreso tra le mani un libro fondamentale: “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt, nella edizione Einaudi, e ne estrapolo un monito chiaro: «Non possiamo più permetterci il lusso di prendere quel che andava bene in passato e chiamarlo semplicemente retaggio, di scartare il cattivo e considerarlo semplicemente un peso morto che il tempo provvederà da sé a seppellire nell’oblio».