Mattarella, monito sull’assolutismo della maggioranza: “Non può esserci autorità senza limiti”
di Concetto Vecchio«Battersi affinché non vi possano essere analfabeti di democrazia è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti». Sergio Mattarella è a Trieste. Lectio magistralis di sedici cartelle sullo stato della democrazia alla cinquantesima settimana sociale dei cattolici. Gioca in casa. «Una democrazia senz’anima è destinata a implodere», dice citando Tocqueville.
Tira fuori l’amato don Lorenzo Milani, che esortava a «dare la parola, perché solo la lingua fa eguali. A essere alfabeti nella società». Tradotto: sporcatevi le mani. Dipende da ognuno di noi. Si percepisce una gravitas, la spia di una preoccupazione.
Domanda: «Possiamo contentarci di una democrazia imperfetta, a bassa intensità?»
«La democrazia non è mai conquistata per sempre», si risponde. Ed è qualcosa di più complesso, «che non si esaurisce nelle sue norme di funzionamento».
Al Quirinale, a sera, precisano che era un discorso culturale. In molte parti la democrazia non è mai stata così a rischio di degrado. Basti pensare …
«Battersi affinché non vi possano essere analfabeti di democrazia è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti». Sergio Mattarella è a Trieste. Lectio magistralis di sedici cartelle sullo stato della democrazia alla cinquantesima settimana sociale dei cattolici. Gioca in casa. «Una democrazia senz’anima è destinata a implodere», dice citando Tocqueville.
Tira fuori l’amato don Lorenzo Milani, che esortava a «dare la parola, perché solo la lingua fa eguali. A essere alfabeti nella società». Tradotto: sporcatevi le mani. Dipende da ognuno di noi. Si percepisce una gravitas, la spia di una preoccupazione.
Domanda: «Possiamo contentarci di una democrazia imperfetta, a bassa intensità?»
«La democrazia non è mai conquistata per sempre», si risponde. Ed è qualcosa di più complesso, «che non si esaurisce nelle sue norme di funzionamento».
Al Quirinale, a sera, precisano che era un discorso culturale. In molte parti la democrazia non è mai stata così a rischio di degrado. Basti pensare a Trump e Orbán. Ma pure da noi il Parlamento conta sempre meno. Mattarella non a caso ricorda «il ruolo insopprimibile delle assemblee elettive». E il premierato meloniano accentuerà il governo dell’uomo solo al comando. Il capo dello Stato, prendendo a prestito Bobbio, sottolinea la necessità «dei limiti alle decisioni della maggioranza». «La coscienza dei limiti, a cominciare dalla presidenza della Repubblica, è un fattore imprescindibile di leale e irrinunciabile vitalità democratica» specifica subito dopo.
Limiti.
Chi ha orecchie per intendere intenda.
Inutile girarci attorno: è anche una lectio potentemente politica.
In sala sono in religioso silenzio. Lo applaudono quando ricorda che sempre Norberto Bobbio spiegava che le maggioranze non possono violare «i diritti delle minoranze e impedire che possano diventare, a loro volta, maggioranze». Una democrazia della maggioranza «sarebbe un’insanabile contraddizione». Soprattutto non c’è democrazia senza la tutela dei diritti fondamentali di libertà, «che rappresentano quel che dà senso allo Stato di diritto e alla democrazia stessa».
Come valutarlo se non nella sua intima complessità? L’invito del presidente a rifuggire dalle cose troppe semplici, (le cose troppo semplici sempre dovrebbero farci paura), della Repubblica del taglio con l’accetta. Dell’indignazione solipsistica sui social. Avverte: «Non possiamo commettere l’errore «di confondere il parteggiare con il partecipare». Parte scrosciante il battimani.
Dopo il fascismo, ricorda, tornò a soffiare «l’alito della libertà», come «rifiuto di ogni obbligo di conformismo sociale e politico, come diritto all’opposizione».
Molte preoccupazioni si mescolano: «Mai indebolire l’unità e la coesione degli italiani». Un passaggio che sembra un riferimento all’Autonomia differenziata. L’altra preoccupazione è l’astensione. «Si può pensare di arrendersi, pragmaticamente, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della cosa pubblica?». È nell’esercizio democratico che i diritti si inverano. Con meno partecipazione crescono i rischi di involuzione. I diritti si inverano nell’esercizio democratico. «Democrazie affievolite, depotenziate da tratti illiberali che vulnerano le libertà», le definisce. Un mondo dove le maggioranze pensano di essere sciolte dai vincoli. Il bene comune non è il bene pubblico dell’interesse della maggioranza, «ma il bene di tutti e di ciascuno al tempo stesso». No, quindi, all’assolutismo di Stato. «A un’autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice». E quindi ecco Karl Popper e la «società aperta».
Insomma, la democrazia va vivificata. «Come forma di governo non basta a garantire in misura completa la tutela dei diritti e delle libertà: essa può essere distorta e violentata nella pretesa di beni superiori o utilità comuni. Il Novecento ce lo ricorda e ammonisce».
Menzionando gli analfabeti si riferisce fatalmente ai denigratori dell’Europa. «Si avverte la necessità di costruire una solida sovranità europea che integri e conferisca sostanza concreta e non illusoria a quella degli Stati membri», ricorda. Un’Europa più forte, e unita, è «condizione di salvaguardia e di progresso dei nostri ordinamenti di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di pace».
Quando se ne va gli urlano: «Ti vogliamo bene, presidente».
Domenica arriva il Papa.