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FdI, i conti in sospeso che Meloni non vuole affrontare: dai nostalgici alle indagini su Santanchè e Delmastro

Le spine nel fianco del partito e la scelta di voltarsi dall’altra parte. Tra ombre nere che riaffiorano e scandali che coinvolgono i vertici
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ROMA – Giorgia Meloni, primo ottobre 2021: “Non c’è spazio per chi ha atteggiamenti ambigui sul razzismo e sul paranazismo da operetta”. Giorgia Meloni, due luglio 2024: “Fuori chi recita un copione macchiettistico”. Quasi tre anni dopo, la leader di Fratelli d’Italia è costretta a ripetersi. A ribadire, con parole quasi identiche, un messaggio rivolto ai suoi dirigenti: nessuno spazio per la nostalgia e per i richiami a un tragico passato. Ma il bis, nelle dichiarazioni ufficiali di Meloni, è allo stesso tempo una prova: il fenomeno esiste ancora, eccome. Non è stato debellato.

Saluti romani, riferimenti fascisti, derive antisemite: nel partito sono atteggiamenti mai scomparsi. Immortalati da due diverse inchieste di Fanpage, alla vigilia della cam…

ROMA – Giorgia Meloni, primo ottobre 2021: “Non c’è spazio per chi ha atteggiamenti ambigui sul razzismo e sul paranazismo da operetta”. Giorgia Meloni, due luglio 2024: “Fuori chi recita un copione macchiettistico”. Quasi tre anni dopo, la leader di Fratelli d’Italia è costretta a ripetersi. A ribadire, con parole quasi identiche, un messaggio rivolto ai suoi dirigenti: nessuno spazio per la nostalgia e per i richiami a un tragico passato. Ma il bis, nelle dichiarazioni ufficiali di Meloni, è allo stesso tempo una prova: il fenomeno esiste ancora, eccome. Non è stato debellato.

Saluti romani, riferimenti fascisti, derive antisemite: nel partito sono atteggiamenti mai scomparsi. Immortalati da due diverse inchieste di Fanpage, alla vigilia della campagna elettorale di Milano come nel periodo che precede le Europee.

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Cos’è successo in questi trenta mesi, che peraltro hanno visto l’irresistibile ascesa della destra nei Palazzi del governo? Nulla, se le scene sono le stesse e nel frattempo la storia di FdI, dei suoi esponenti di punta e dei suoi militanti, non ha mancato di arricchirsi di altre vicende poco edificanti, ivi compresi gli inequivocabili messaggi in chat rivelati da Repubblica fra Paolo Signorelli, il portavoce di Francesco Lollobrigida e l’ex capo ultrà della Lazio e criminale romano Fabrizio Piscitelli.

Le sanzioni vere o annunciate non hanno debellato una malapianta che persino Guido Crosetto, uno dei fondatori del partito, aveva avvistato il 18 ottobre del 2021, prima del turno di ballottaggio delle amministrative nelle grandi città: “Bisogna sgomberare il tavolo dagli elementi di continuità con il passato che possono essere pretesto per nuovi attacchi”, disse l’attuale ministro della Difesa. Non è accaduto. Se è vero che il partito della premier è ancora nel mirino e lei è costretta a difendersi con sbandierato orgoglio. “Abbiamo fatti conti con il passato”, afferma la presidente del Consiglio. Ma siamo punto e a capo. I probiviri di FdI, adesso, faranno forse il loro dovere nei confronti degli esponenti di Gioventù nazionale che hanno fatto rimaterializzare i sospetti sui rigurgiti fascisti.

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Ma l’ultimo caso spinoso, che riguarda semplici militanti e viene rubricato alla voce “mele marce”, si affianca ad altri non risolti, che hanno al centro esponenti di spicco del partito. A partire dalla ministra Daniela Santanchè, coinvolta in diverse inchieste giudiziarie per la gestione di Visibilia e accusata di falso in bilancio e truffa con i fondi statali. Meloni, per decidere, aspetta un eventuale rinvio a giudizio. Per proseguire con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, sotto processo per rivelazione di segreto d’ufficio. Quando scoppiò il caso Cospito, la premier non risparmiò una bacchettata a chi, anche dentro FdI, “alza i toni”: compreso l’interessato. Per il resto, difese d’ufficio e lunghi silenzi hanno accompagnato queste vicende. Un’altra esponente di governo, Augusta Montaruli, è stata costretta a dimettersi dal ruolo di sottosegretaria all’Istruzione per la condanna nel processo sulla rimborsopoli piemontese. Ma è stata subito ricompensata con l’incarico di vicepresidente della commissione di vigilanza sulla Rai. Qui non c’entrano le ombre nere, ma il voltarsi dall’altra parte. Un mood che serve a tirare avanti. Senza che niente cambi.

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