Voto in Francia, il messaggio di Schlein agli alleati: “La destra si batte se siamo uniti”
di Giovanna Vitale«Vive la Republique!». Se persino un solitamente compassato Paolo Gentiloni, a urne appena chiuse, si sbilancia sui social per inneggiare al risultato francese, significa che è davvero successo l’impensabile: ciò che anche in Italia poteva essere e non è stato, a causa di veti e divisioni, ma non è detto non possa accadere, in futuro.
Nel Paese governato da Macron un centro e una sinistra non meno litigiosi dei nostri si sono alleati e, insieme, hanno respinto l’assalto dell’estrema destra. In Gran Bretagna, il Labour di Starmer ha sbaragliato i conservatori. Due lezioni da tenere a mente. Lo dice chiaro Antonio Decaro, l’ex sindaco pd di Bari abituato a tenere i piedi ben piantati a terra: «Le elezioni in Inghilterra e la desistenza utilizzata in Francia devono servire da monito pure per noi», spiega l’eurodeputato campione di preferenze all’ultima consultazione continentale. «Se due anni fa fossimo andati insieme alle Politiche avremmo vinto. E allora chiedo: è più importante c…
«Vive la Republique!». Se persino un solitamente compassato Paolo Gentiloni, a urne appena chiuse, si sbilancia sui social per inneggiare al risultato francese, significa che è davvero successo l’impensabile: ciò che anche in Italia poteva essere e non è stato, a causa di veti e divisioni, ma non è detto non possa accadere, in futuro.
Nel Paese governato da Macron un centro e una sinistra non meno litigiosi dei nostri si sono alleati e, insieme, hanno respinto l’assalto dell’estrema destra. In Gran Bretagna, il Labour di Starmer ha sbaragliato i conservatori. Due lezioni da tenere a mente. Lo dice chiaro Antonio Decaro, l’ex sindaco pd di Bari abituato a tenere i piedi ben piantati a terra: «Le elezioni in Inghilterra e la desistenza utilizzata in Francia devono servire da monito pure per noi», spiega l’eurodeputato campione di preferenze all’ultima consultazione continentale. «Se due anni fa fossimo andati insieme alle Politiche avremmo vinto. E allora chiedo: è più importante concentrarsi sulle questioni che ci dividono o lavorare sui temi su cui siamo d’accordo per dare risposte alle nostre comunità e provare a sconfiggere i post-fascisti la prossima volta?».
Ha questo sapore il trionfo dei progressisti d’oltralpe. Un misto di sollievo per il pericolo scampato e di rammarico per non aver saputo fare lo stesso. Che tuttavia non fa velo all’esultanza per il trionfo dei “cugini”, che indicano una strada. Ciò a cui sembra alludere Elly Schlein: «Risultato straordinario per la sinistra unita e una bella risposta di partecipazione. La destra si può battere», il telegramma consegnato dalla leader del Pd. Con Pierluigi Bersani che più evangelicamente evoca la battaglia delle forze del Bene contro quelle del Male: «L’incredibile successo delle desistenze dice che la linea tagliafuoco sulla destra regressiva e nazionalista c’è ancora», si congratula l’ex segretario dem. «Ormai i segnali in Europa sono evidenti. La sinistra c’è. Ovunque, e in particolare in Francia, si chiede di trasformare la resistenza in un progetto di alternativa. In questo passaggio ci siamo anche noi», taglia corto. «Un passaggio che richiede non settarismo ma generosità e apertura». E pure qui: l’avvertimento, al M5S e ai centristi riluttanti, è servito.
Ma Giuseppe Conte glissa. Per il presidente grillino la vittoria del Nuovo fronte popolare è come se fosse sua, visto che i temi da loro proposti sono simili a quelli grillini: «La grande partecipazione del popolo francese premia la proposta popolare e progressista di chi non ha mai avuto dubbi sulla pace, sulla difesa dei diritti sociali e sulla tutela dei più fragili», commenta l’ex premier giallorosso. In sintonia con Nicola Fratoianni, segretario di SI: «Il Nfp salva la Repubblica francese. Una bellissima notizia e un’indicazione di speranza». Alla quale, però, il solito Carlo Calenda crede poco, puntando in chiave domestica più sui problemi che sulle opportunità: «Ottimo aver chiuso la strada a Le Pen. Bene la tenuta di Macron. Ma formare un governo e governare non sarà facile», prevede il leader di Azione. A riprova che il cammino verso l’unità, almeno qui in Italia, è tutt’altro che in discesa.
Ma adesso è il tempo dell’entusiasmo. Matteo Renzi sostiene che «il centro riformista è decisivo oggi in Francia come nel Regno Unito qualche giorno fa». Mentre il verde Bonelli canta la Marsigliese. «La scommessa di Macron si è rivelata vincente», riflette il senatore pd Filippo Sensi, esaltando «il cordone sanitario nei confronti della peggiore destra europea». Celebrato pure da Andrea Orlando: «Grazie ai francesi fermati i fascisti. La parola socialismo provoca le convulsioni solo in Italia. Eppure è la via». Ma nessuno si nasconde le difficoltà che, da domani, si dovranno affrontare. Esplicita sul punto la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno: «L’azzardo di Macron è servito per arginare Le Pen, ora occorrerà costruire una coalizione di governo plurale ed europeista. L’appello di Glucksmann alla responsabilità, a comportarsi da adulti, è sacrosanto». A buon intenditor, anche qui in Italia, poche parole.