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Meloni e il pasticcio del voto “coperto” al Parlamento Ue: in tilt partito e governo, poi il No a von der Leyen

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Tra Oxford, dov’è la premier, Strasburgo e Roma si rincorrono voci incontrollate. Inclusa quella di una decina di voti regalati da FdI a Ursula nel segreto dell’urna, per non essere troppo penalizzati nelle trattative per la Commissione Ue. Sfuma la vicepresidenza esecutiva
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OXFORD – Come nel “Secondo tragico Fantozzi”, per tutta la mattina dalle riunioni di FdI sull’asse Roma-Strasburgo-Oxford si sono rincorse “voci incontrollate e pazzesche”. Una giostra di veline di segno opposto: “Vota sì, Ursula non ha aperto troppo ai Verdi”. “Troppo Green deal, così è invotabile”. Un pasticcio figlio di una decisione assunta da Giorgia Meloni: non dichiarare, nemmeno a urne aperte, quale sarebbe stato il voto di FdI sul bis di von der Leyen. E con la decisione, senza precedenti, che la delegazione della fiamma all’Eurocamera avrebbe svelato le proprie mosse solo a giochi fatti, cioè dopo i risultati che hanno confermato al timone della Commissione la popolare tedesca.

Alla fine FdI ha votato no. Come la Lega di Matteo Salvini, che da ieri sera provocava i “Fratelli” indecisi. E all’opposto di Forza Italia, che col vicepremier Antonio Tajani ha provato, fino all’ultimo, a convincere la presidente del Consiglio a non strappare con la candidata del Ppe. In attesa di u…

OXFORD – Come nel “Secondo tragico Fantozzi”, per tutta la mattina dalle riunioni di FdI sull’asse Roma-Strasburgo-Oxford si sono rincorse “voci incontrollate e pazzesche”. Una giostra di veline di segno opposto: “Vota sì, Ursula non ha aperto troppo ai Verdi”. “Troppo Green deal, così è invotabile”. Un pasticcio figlio di una decisione assunta da Giorgia Meloni: non dichiarare, nemmeno a urne aperte, quale sarebbe stato il voto di FdI sul bis di von der Leyen. E con la decisione, senza precedenti, che la delegazione della fiamma all’Eurocamera avrebbe svelato le proprie mosse solo a giochi fatti, cioè dopo i risultati che hanno confermato al timone della Commissione la popolare tedesca.

Alla fine FdI ha votato no. Come la Lega di Matteo Salvini, che da ieri sera provocava i “Fratelli” indecisi. E all’opposto di Forza Italia, che col vicepremier Antonio Tajani ha provato, fino all’ultimo, a convincere la presidente del Consiglio a non strappare con la candidata del Ppe. In attesa di una presa di posizione di Tajani, a microfoni spenti fra le truppe azzurre si mastica amaro. Meloni, è il senso dei ragionamenti che trapela da parlamentari forzisti, avrebbe dovuto votare con maggiore prudenza, tenendo conto di tutta la maggioranza di governo.

Atterrata ieri notte a Londra, la premier ha varcato oggi alle 10 e 30 i cancelli del Blenheim Palace, il castello che fu di Churchill, per il vertice della Comunità politica europea, senza rilasciare mezza dichiarazione (a differenza dei colleghi, come Macron, che si sono fermati qualche minuto a margine coi cronisti). Qui a Oxford non sono previsti punti stampa. A “metterci la faccia”, sulle scelte di FdI, saranno i colonnelli a Strasburgo, Nicola Procaccini e Carlo Fidanza.

Nonostante l’assenza di dichiarazioni ufficiali per 24 ore, il nervosismo di via della Scrofa era palpabile da ieri notte. Non era questa la prospettiva che sognava Meloni prima delle Europee. L’accordo tra von der Leyen e i Verdi l’ha resa marginale, nonostante l’alto tasso di franchi tiratori previsto e puntualmente verificatosi nel pallottoliere strasburghese. Il rischio era l’irrilevanza. E così è stato. Alla fine, alla premier è rimasta solo la “coerenza”. Dunque votare no, come suggeriva il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, contro altri big del partito, restava l’unica opzione per non farsi scavalcare a destra da Salvini. Anche l’idea di una vicepresidenza esecutiva per l’Italia – in pole per la commissione c’è sempre Raffaele Fitto – pare definitivamente tramontata.

Un canale aperto con “Vdl” potrebbe essere rimasto. Diverse fonti qualificate di maggioranza ipotizzano che una decina di eurodeputati meloniani possano avere votato per von der Leyen nel segreto dell’urna. Un assist silenzioso, non dichiarato. Il capodelegazione di FI, Fulvio Martusciello, a spoglio concluso ha parlato esplicitamente di “soccorso di Ecr” per compensare defezioni socialiste. Così si spiegherebbe anche perché ad alcuni eurodeputati di FdI stamattina era stato comunicato che avrebbero potuto votare con “libertà di coscienza”, insomma decidere singolarmente, circostanza poi smentita dal presidente del gruppo, Procaccini, per evitare che prendesse quota l’ipotesi di manovre sotterranee. Se FdI avesse effettivamente dirottato qualche voto nell’urna di Ursula – anche senza essere determinante – Meloni potrebbe ancora avere in tasca qualche fiches per le complicate trattative sulle finanze italiane dei prossimi mesi. Ma non è detto che basti.

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