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No di Meloni a von der Leyen, i dem chiedono chiarimenti. L’amarezza di Prodi: “Non siamo determinanti”

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Per il Pd serve un’informativa in Aula della premier. L’ex presidente della Commissione Ue: “Per la prima volta contributo italiano negativo”
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La débâcle di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia in Europa — non solo o tanto per il no al bis di Ursula von der Leyen, ma anche per l’aver trattato fino all’ultimo uscendone sconfitta e la dichiarazione di voto avvenuta a votazione terminata — rischia di essere una sconfitta italiana, è il commento di Romano Prodi. «Mai c’è stata una grande decisione in Europa in cui l’Italia non sia stata determinante, mi dispiace che il contributo italiano sia negativo», le parole dell’ex presidente della Commissione europea, ospite di un convegno organizzato dalla Fondazione Aristide Merloni a Portonovo (Ancona).

Il Pd adesso chiede una informativa urgente della premier in Parlamento. Della maggioranza di governo, solo FI — che fa parte della famiglia popolare — ha sostenuto von der Leyen. E come detto, FdI è stata indecisa fino all’ultimo. «È la prima volta che l’Italia rimane isolata per mano di chi guida il governo. La prassi del voto in differita non ha precedenti», dice il responsabil…

La débâcle di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia in Europa — non solo o tanto per il no al bis di Ursula von der Leyen, ma anche per l’aver trattato fino all’ultimo uscendone sconfitta e la dichiarazione di voto avvenuta a votazione terminata — rischia di essere una sconfitta italiana, è il commento di Romano Prodi. «Mai c’è stata una grande decisione in Europa in cui l’Italia non sia stata determinante, mi dispiace che il contributo italiano sia negativo», le parole dell’ex presidente della Commissione europea, ospite di un convegno organizzato dalla Fondazione Aristide Merloni a Portonovo (Ancona).

Il Pd adesso chiede una informativa urgente della premier in Parlamento. Della maggioranza di governo, solo FI — che fa parte della famiglia popolare — ha sostenuto von der Leyen. E come detto, FdI è stata indecisa fino all’ultimo. «È la prima volta che l’Italia rimane isolata per mano di chi guida il governo. La prassi del voto in differita non ha precedenti», dice il responsabile esteri del partito, Peppe Provenzano. I leader si trovavano in piazza a Genova, motivati a riconquistare la Liguria dopo gli scandali che hanno investito Giovanni Toti. «Le destre si sono divise su questo voto, ma soprattutto quello che abbiamo visto è la totale irrilevanza di questo governo in Europa — è la riflessione di Elly Schlein — Abbiamo visto le parole, gli interventi della Lega. Ci chiediamo chi rappresenti oggi questo governo in Europa: gli interventi sguaiati dei leghisti a cui Meloni si è accodata con il suo voto oppure il plauso del ministro degli esteri italiano Tajani?».

Ragiona invece Giuseppe Conte, presidente del M5S ed ex presidente del Consiglio: «Meloni ha condotto trattative fino all’ultimo secondo, con un nulla di fatto. Il suo fallimento non significa il fallimento del suo partito o dei conservatori, che ci interessa poco, significa relegare l’Italia in panchina, all’ininfluenza ed è gravissimo che un presidente del Consiglio non abbia saputo interpretare il suo ruolo in un passaggio così fondamentale». La terza gamba del fronte progressista, cioè i rossoverdi di Alleanza verdi sinistra, ha votato in maniera differente su von der Leyen. «Sui punti del programma su cui c’era una condivisione piena Avs ha votato comunemente a cominciare dal voto contro l’invio delle armi all’Ucraina. Sulla riconferma della commissaria non c’era una vincolo programmatico, c’è una valutazione diversa dei due gruppi parlamentari: non è né una tragedia né un problema. Capita avere valutazioni diverse ma ci confrontiamo», dice Nicola Fratoianni.

Secondo Carlo Calenda l’esito della giornata di ieri «è la scelta di schierare l’Italia in una minoranza antieuropea che accresce l’isolamento di un governo che oggi ha già pessimi rapporti con gli esecutivi di Francia, Spagna e Germania. Il problema è sempre lo stesso: Meloni non riesce mai a mettere il suo ruolo di presidente del Consiglio davanti a quello di capo partito». Mentre il segretario di +Europa Riccardo Magi conclude: «Meloni porta l’Italia fuori dalla stanza dei grandi e la relega tra i piccoli paesi riottosi: da grande Paese fondatore dell’Ue a quartiere periferico»

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