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Sì al bis di von der Leyen: decisivo il voto dei Verdi. FdI tentenna, poi dice No

epa11485319 Ursula von der Leyen (R) is congratuladed by European People's Party (EPP) President Manfred Weber after being re-elected as European Commission President during a plenary session of the European Parliament in Strasbourg, France, 18 July 2024. MEPs re-elected Von der Leyen as European Commission President for the next five years. EPA/RONALD WITTEK 

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La presidente della Commissione rieletta da Ppe, Pse, Renew, Green. Oltre 50 i franchi tiratori. Meloni tenta il doppio gioco ma è ininfluente. La tedesca: “La mia è una maggioranza democratica”
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STRASBURGO - Alla fine Ursula von der Leyen è stata rieletta alla presidenza della Commissione europea e ce l’ha fatta senza il governo italiano. Che ora si trova definitivamente all’opposizione nell’Unione europea. Una condizione certificata dalla stessa leader di Palazzo Berlaymont che dopo aver ricevuto 401 sì (ne bastavano 360) in conferenza stampa ha letteralmente scaricato la presidente del Consiglio: «L’approccio è stato quello di offrire a tutti coloro che sono a favore dell’Europa, dell’Ucraina e dello Stato di diritto, di lavorare insieme. Il risultato di oggi parla da sé». Ossia Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza del governo italiano, non fa parte delle forze europeiste e a favore dello Stato di diritto.

Commissione Ue, Meloni: "FdI coerente sul no a von der Leyen"

Una sentenza. Che fa rapidamente dimenticare tutte le concessioni fatte dalla Commissi…

STRASBURGO - Alla fine Ursula von der Leyen è stata rieletta alla presidenza della Commissione europea e ce l’ha fatta senza il governo italiano. Che ora si trova definitivamente all’opposizione nell’Unione europea. Una condizione certificata dalla stessa leader di Palazzo Berlaymont che dopo aver ricevuto 401 sì (ne bastavano 360) in conferenza stampa ha letteralmente scaricato la presidente del Consiglio: «L’approccio è stato quello di offrire a tutti coloro che sono a favore dell’Europa, dell’Ucraina e dello Stato di diritto, di lavorare insieme. Il risultato di oggi parla da sé». Ossia Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza del governo italiano, non fa parte delle forze europeiste e a favore dello Stato di diritto.

Commissione Ue, Meloni: "FdI coerente sul no a von der Leyen"

Una sentenza. Che fa rapidamente dimenticare tutte le concessioni fatte dalla Commissione a Roma nell’ultimo anno. Von der Leyen aveva cercato di costruire un’intesa con Giorgia Meloni. Evidentemente senza riuscirci. La prima incrinatura, del resto, si era registrata al Consiglio Ue di fine giugno quando la leader FdI si era astenuta sulla candidatura von der Leyen. E dopo la rielezione, la delusione nei confronti di Palazzo Chigi è ribadita con ancora maggiore chiarezza: «Lavorerò con chi mi ha sostenuto. Sono molto grata alla piattaforma Ppe-S&D-Renew. E sono molto grata ai Verdi».

Nella lunga mattinata che ha portato al “bis di Ursula” sono emersi due elementi dirimenti. Il primo è proprio l’allargamento agli ambientalisti della maggioranza tradizionale formata da popolari, socialisti e liberali. Il gruppo ecologista, che ha compensato circa 50 franchi tiratori, è entrato strutturalmente nella coalizione e infatti ha ricevuto un riconoscimento esplicito dalla presidente della Commissione in relazione al Green Deal i cui impegni verranno rispettati integralmente, semmai corroborati da fondi ulteriori per garantire alle imprese e ai lavoratori una transizione sicura.

Il secondo è l’incredibile commedia messa in scena da FdI. Il gruppo dei Conservatori, di cui fanno parte i meloniani, lascia libertà di voto, Fratelli d’Italia decide di non comunicare le proprie intenzioni prima dello scrutinio, ma solo a giochi fatti. Nella speranza che la quota di elezione della presidente potesse consentire loro di sostenere di essere stati decisivi. E invece i 24 eurodeputati “fratelli” sono risultati in ogni caso ininfluenti. Solo a quel punto hanno dichiarato di aver votato contro. Un gioco senza precedenti. «Von der Leyen - ha spiegato Carlo Fidanza - si è consegnata ai Verdi e alla sinistra. Noi non potevamo tradire i nostri valori e i nostri impegni elettorali». In realtà hanno tentato fino all’ultimo di fare il doppio gioco e si sono ritrovati senza carte. Von der Leyen dinanzi alle tergiversazioni meloniane ha optato per un’intesa «sicura» con i Verdi.

Un esito che può diventare drammatico per l’Italia. Non era mai capitato infatti che un nostro governo si esprimesse contro l’esecutivo europeo. Il Paese si ritrova isolato e schiacciato sulle posizioni del sovranista ungherese Orbán. Le conseguenze si vedranno in parte sul portafoglio che verrà assegnato al Commissario italiano ma soprattutto in occasione delle scelte centrali. Nella squadra di centrodestra solo Forza Italia ha votato sì a von der Leyen in uno schema che spacca la coalizione. Il Ppe - di cui fanno parte i forzisti - che con il capogruppo Manfred Weber aveva sperato di coinvolgere una parte della destra per utilizzare al meglio la classica politica del “doppio forno”, adesso si ritrova a fare i conti con un equilibrio ben diverso. E a rinunciare alle minacce sul Green Deal. Mentre il leader di FI, Antonio Tajani, è costretto a prendere atto di essere l’unico avamposto europeista dentro il gabinetto Meloni. Perché anche la Lega di Salvini si è schierata sul “no”. Il suo segretario ha esultato e “mr preferenze” Vannacci ha commentato con sicurezza: «Von der Leyen ci porterà sulla cattiva strada».

A favore ha votato invece il Pd che nel gruppo di S&D ha la delegazione più numerosa. Mentre i grillini e la Sinistra hanno deciso di conservare il loro parere contrario.

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