ROMA - “Peggio il dopo che il prima”. È questa la battuta che, da due giorni, circola al Csm sull’incontro della consigliera meloniana Rosanna Natoli, nella veste di giudice disciplinare, con la magistrata Maria Fascetto Sivillo, sotto processo a sua volta proprio nella stessa sezione del Consiglio. Una trattativa “privata” in cui la giudice disciplinare discute con l’imputata le vie possibili d’uscita. Ma rispetto a quanto è già accaduto in quel colloquio dell’autunno scorso, quello che sta accadendo adesso, il “dopo” - e cioè le tuttora mancate e spontanee dimissioni se non altro per sensibilità istituzionale della Natoli - risulta peggio del “prima”, cioè il colloquio finora emerso. Che potrebbe anche non essere l’unico.
ROMA - “Peggio il dopo che il prima”. È questa la battuta che, da due giorni, circola al Csm sull’incontro della consigliera meloniana Rosanna Natoli, nella veste di giudice disciplinare, con la magistrata Maria Fascetto Sivillo, sotto processo a sua volta proprio nella stessa sezione del Consiglio. Una trattativa “privata” in cui la giudice disciplinare discute con l’imputata le vie possibili d’uscita. Ma rispetto a quanto è già accaduto in quel colloquio dell’autunno scorso, quello che sta accadendo adesso, il “dopo” - e cioè le tuttora mancate e spontanee dimissioni se non altro per sensibilità istituzionale della Natoli - risulta peggio del “prima”, cioè il colloquio finora emerso. Che potrebbe anche non essere l’unico.
In una situazione istituzionalmente inaccettabile, lo stesso Csm è paralizzato ormai da una settimana, in attesa che si svolga il colloquio, previsto per domani, tra il vicepresidente dell’organo di autogoverno dei giudici, l’avvocato leghista Fabio Pinelli, e il presidente della Repubblica e dello stesso Csm Sergio Mattarella, di ritorno in Italia dopo una lunga visita di Stato in Brasile. La via delle dimissioni è obbligata, e per giunta del tutto inevitabile anche alla luce della legge 195 sulla costituzione e sul funzionamento dello stesso Csm che data al 1958.
Vediamo cosa dice l’articolo 37 che disciplina i casi di “sospensione e decadenza” dei consiglieri. Secondo la legge che regola la vita del Csm un suo componente che venga sottoposto a procedimento penale per un delitto non colposo può essere sospeso dalla carica. Una sospensione facoltativa che può essere deliberata a scrutinio segreto con la maggioranza dei due terzi dei componenti. Ovviamente perché questo sia possibile la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Rosanna Natoli - e cioè l’invio alla procura di Roma da parte dello stesso Csm della trascrizione del colloquio tra lei e Fascetto - deve fare un passo avanti. Se, come pare altamente probabile, Roma stessa si spoglierà del caso per inviarlo alla procura competente, cioè quella di Catania, visto che il colloquio si è svolto a Paternò, è probabile che possa passare qualche giorno, ma visto il tenore del colloquio per Natoli scatterà un inevitabile reato. In assenza dell’abuso d’ufficio, sempre che Mattarella firmi la legge Nordio che lo cancella, a Natoli si può contestare la violazione del segreto d’ufficio, l’articolo 326 del codice penale, pena da sei mesi a tre anni.
A quel punto la sospensione diventa inevitabile. Ma saremmo di fronte a un duplice effetto. Comunque catastrofico per il centrodestra. La pattuglia dei sette laici, a quel punto divenuti sei, al Csm resterebbe priva di un voto, perché Natoli sospesa non potrebbe essere assolutamente sostituita. Politicamente, proprio il centrodestra che esprime con Pinelli il vicepresidente, si troverebbe in evidente conflitto con il presidente Mattarella. Le cui posizioni, sul rispetto delle regole, sono note, né passibili di trattative o possibili patti.
A oggi lo scenario più probabile è che dal colloquio Mattarella-Pinelli venga fuori la linea pressante delle dimissioni di Natoli per salvare “l’onore” di questo Consiglio superiore che rischia di fare una figura peggiore di quello precedente con il caso Palamara. Ma se, in quella vicenda, eravamo di fronte agli accordi illeciti per la spartizione della poltrona di procuratore di Roma, qui la situazione è ben peggiore. Un giudice disciplinare non solo infrange il segreto della camera di consiglio, afferma che l’imputata sta a cuore agli “amici”, ma, nonostante sia un’avvocata che dovrebbe conoscere almeno le regole basiche dei codici, tratta di fatto sul possibile esito del processo disciplinare stesso. Per una questione di “onore”, parola che in Sicilia dovrebbe essere assai nota, Natoli avrebbe già dovuto fare un rapido passo indietro. Senza costringere il Quirinale a premere in questa direzione. E stupisce che chi ha suggerito il nome di Rosanna Natoli come consigliera del Csm, e cioè la seconda carica dello Stato, al secolo il presidente del Senato Ignazio La Russa, non si sia già mosso per consigliarle l’unica cosa necessaria da fare. Magari davanti a un piatto di spaghetti, considerate le foto dei due che circolano.