Csm, lo sconcerto di Mattarella per il caso Natoli. Il presidente vede Pinelli e cresce il pressing per le dimissioni
di Giuliano Foschini , Liana Milella , Andrea OssinoRosanna Natoli in una foto tratta dal sito del CSM
Una situazione del tutto “insostenibile”. Quella della consigliera del Csm Rosanna Natoli, la giudice disciplinare che ha incontrato il 3 novembre 2023 nel suo studio di Paternò la sua imputata Maria Fascetto Sivillo. Un grave problema che va risolto in fretta, perché ne va dell’onore stesso di palazzo Bachelet. E Sergio Mattarella, che ha appreso con “sconcerto e irritazione”, giusto nei giorni in cui era in visita di Stato in Brasile, gli incredibili dettagli che via via emergevano dalle carte, ora consegna al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli un unico messaggio. Una sorta di altolà sul destino di Natoli che deve lasciare tutto, commissioni e plenum. Un problema che va risolto, in un modo o nell’altro, perché la situazione è, appunto, del tutto “insostenibile”.
Dura 40 minuti l’incontro tra il presidente della Repubblica e del Csm e il suo vice al Csm. Con loro c’è Stefano Erbani, il consigliere per gli Affari giuridici. Pinelli entra alle 17 e trenta. Lascia il Quirinale alle 18…
Una situazione del tutto “insostenibile”. Quella della consigliera del Csm Rosanna Natoli, la giudice disciplinare che ha incontrato il 3 novembre 2023 nel suo studio di Paternò la sua imputata Maria Fascetto Sivillo. Un grave problema che va risolto in fretta, perché ne va dell’onore stesso di palazzo Bachelet. E Sergio Mattarella, che ha appreso con “sconcerto e irritazione”, giusto nei giorni in cui era in visita di Stato in Brasile, gli incredibili dettagli che via via emergevano dalle carte, ora consegna al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli un unico messaggio. Una sorta di altolà sul destino di Natoli che deve lasciare tutto, commissioni e plenum. Un problema che va risolto, in un modo o nell’altro, perché la situazione è, appunto, del tutto “insostenibile”.
Dura 40 minuti l’incontro tra il presidente della Repubblica e del Csm e il suo vice al Csm. Con loro c’è Stefano Erbani, il consigliere per gli Affari giuridici. Pinelli entra alle 17 e trenta. Lascia il Quirinale alle 18 e venti. Non torna neppure nel suo ufficio al Csm. Interrompe ogni comunicazione con i suoi consiglieri, togati o laici che siano, di destra o di sinistra. Che restano lì, basiti, in attesa di conoscere il destino che attende non solo Rosanna Natoli, ma anche loro stessi e il futuro di questo Csm. Ma il cellulare di Pinelli suona a vuoto.
Uscendo da palazzo Bachelet, a chi gli chiedeva con che spirito stesse salendo al Colle, Pinelli aveva risposto: «Io non ho idee, Mattarella deve dirci cosa dobbiamo fare». Adesso la via è segnata. Natoli non può più fregiarsi del titolo di consigliera del Csm. Istituzionalmente tesi corretta, l’unica possibile dopo quanto è avvenuto. Ma difficile da realizzare. Perché lei non si vuole dimettere. E non può essere “costretta” a farlo. A meno che non glielo imponga il suo sponsor politico, il presidente del Senato e seconda carica dello Stato Ignazio La Russa. Che certo non può ignorare la volontà di Mattarella. Ma non esiste una procedura di decadenza automatica. Se Natoli finisce sotto inchiesta e viene indagata, può essere solo sospesa, in base alla legge del 1956 sul Csm, se due terzi dei consiglieri votano a favore. Su un consiglio di 32 componenti i numeri ci sono se tutti i venti togati, più uno solo dei dieci laici o uno dei due membri di diritto, la presidente Cassano e il procuratore generale della Cassazione Salvato, votano a favore.
La strada di Natoli è segnata. Ma a fare quadrato con lei è la pattuglia dei laici del centrodestra che non escono affatto bene dalle 130 pagine della registrazione del suo colloquio con Fascetto. Come risulta anche dall’ultima mossa del suo avvocato Carlo Taormina. Che ieri sera ha depositato alla procura di Roma un nuovo esposto contro la sezione disciplinare del Csm che l’ha condannata. Solo sei pagine, ma al fulmicotone, perché il noto avvocato ed ex deputato forzista scrive che Natoli non agiva da sola, tant’è che lei cita una sollecitazione della collega leghista Claudia Eccher, ma in nome e per conto anche dei componenti dell’intera sezione, laici o togati che fossero. Natoli aveva cercato il contatto con l’imputata svelandole i segreti della camera di consiglio, in cui la condanna era già scontata. Taormina sta puntando l’intero Csm. Domenica sera ha scritto su X “domani il Csm salta”. Dando anche un possibile orario, “le 14”. E sabato, con un lungo post su Fb, aveva anticipato l’accusa di “falso ideologico” per la sezione disciplinare.
Ma che succede se Natoli si dimette? Come ha scritto su X Enrico Costa di Azione il solido predominio dei laici di centrodestra alleati di Magistratura indipendente va in crisi: «Perché tanta attenzione sul destino di una consigliera Csm? Perché se si dimetterà il Parlamento dovrà sostituirla a maggioranza dei 3/5. Difficile l’accordo su un nome condiviso e al Csm ci sarebbe un consigliere laico in meno. Cambierebbero gli equilibri». Già, in Parlamento i tre quinti sono un miraggio col voto segreto. E addirittura c’è già chi ipotizza che bisognerà aspettare dicembre quando bisognerà eleggere i quattro giudici che a quel punto mancheranno alla Consulta. Quindi meglio prendere tempo nel far dimettere Natoli per non dire addio al Csm a trazione di centrodestra. Checché ne pensi Mattarella.