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Boom delle firme anti Autonomia: ora la Lega teme il referendum

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Il presidente della Camera, Fontana: “Ben venga la consultazione, vedremo cosa pensano i cittadini”. Ma al Nord il partito prepara la contro mobilitazione nelle piazze. Riforma congelata fino al 2025
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Il boom delle firme per l’autonomia differenziata – le 500 mila adesioni che servono per arrivare al quorum raccolte in dieci giorni, ora l’obiettivo simbolico di arrivare a un milione a settembre sembra a portata di mano – non se lo aspettavano neanche i promotori, figuriamoci i partiti del centrodestra. La riforma firmata da Roberto Calderoli e battezzata lo scorso 19 giugno è in realtà un cantiere ancora aperto e però lo spettro referendario rischia di ucciderla nella culla. Ed è soprattutto la Lega a temere che il proprio provvedimento simbolo, perlomeno per il suo elettorato del Nord, finisca per trasformarsi in una rovinosa sconfitta per tutto il governo. E la responsabilità principale, neanche a dirlo, ricadrebbe proprio sul Carroccio.

Buon viso a cattivo gioco

La linea comunicativa decisa in via Bellerio nelle ultime ore risponde al motto “buon viso a cattivo gioco”. Ovvero, non contestare a viso aperto la raccolta ma anzi dirsi sereni perché saranno gli elettori a decidere. «…

Il boom delle firme per l’autonomia differenziata – le 500 mila adesioni che servono per arrivare al quorum raccolte in dieci giorni, ora l’obiettivo simbolico di arrivare a un milione a settembre sembra a portata di mano – non se lo aspettavano neanche i promotori, figuriamoci i partiti del centrodestra. La riforma firmata da Roberto Calderoli e battezzata lo scorso 19 giugno è in realtà un cantiere ancora aperto e però lo spettro referendario rischia di ucciderla nella culla. Ed è soprattutto la Lega a temere che il proprio provvedimento simbolo, perlomeno per il suo elettorato del Nord, finisca per trasformarsi in una rovinosa sconfitta per tutto il governo. E la responsabilità principale, neanche a dirlo, ricadrebbe proprio sul Carroccio.

Buon viso a cattivo gioco

La linea comunicativa decisa in via Bellerio nelle ultime ore risponde al motto “buon viso a cattivo gioco”. Ovvero, non contestare a viso aperto la raccolta ma anzi dirsi sereni perché saranno gli elettori a decidere. «Se ci sarà un referendum ben venga, così vedremo i cittadini cosa ne pensano», ha detto ieri il presidente della Camera Lorenzo Fontana, leghista e veneto. Lo stesso aveva fatto Matteo Salvini nei giorni scorsi, appena capita l’antifona, con parole praticamente identiche. Tra gennaio e febbraio la Consulta per intanto dirà se effettivamente il quesito è ammissibile e se si potrà quindi indire il referendum. Da qui al prossimo anno di fatto la riforma è ferma, inutile spaccarsi la testa attorno ai famigerati Lep, ovvero i livelli essenziali delle prestazioni da garantire, in maniera omogenea, su tutto il territorio nazionale, eliminando le differenze e gli squilibri fra le Regioni. I Lep vanno finanziati, il costo reale non lo sa nessuno davvero ma si parla in ipotesi di decine di miliardi di euro. Impossibile trovarli sul breve termine, lo stesso ministro Calderoli vede uno spiraglio per il 2026. Mentre chi tiene i cordoni della borsa, cioè il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (leghista), giusto un mese fa in audizione parlamentare sosteneva che si potrà portare a casa ma «rispettando i vincoli europei di stabilità». Insomma, il guscio è vuoto, la coperta è corta, i conti non tornano e soprattutto né Fratelli d’Italia né Forza Italia sono state mai convinte della bontà del progetto leghista, timorose di perdersi importanti fette di consenso al sud. Se poi il referendum andasse in porto, l’autonomia contestata finirebbe per diventare un’altra consultazione ancora, cioè un voto di (s)fiducia all’esecutivo.

La frenata degli alleati

Per queste ragioni FdI e FI stanno di fatto frenando le aspirazioni autonomiste delle regioni guidate dalla Lega – in Lombardia ad esempio Attilio Fontana deve tener conto di una maggioranza consiliare al Pirellone egemonizzata dai meloniani – anche rispetto alle competenze a costo zero, dove non ci sono i Lep di mezzo. Meglio non aizzare ulteriormente le opposizioni, insomma, perlomeno prima di sapere se effettivamente in primavera si andrà a votare sull’abrogazione o meno della norma. Dopodiché tra feste, iniziative territoriali sulle spiagge delle vacanze, il Carroccio in Veneto, Romagna, ma anche Lombardia e Liguria, sta cercando di organizzare a propria volta banchetti informativi per provare a contrastare la mobilitazione del centrosinistra e dei corpi sociali, come Cgil e Uil. I veneti finora sono quelli più attivi, con 200 gazebo annunciati per l’estate e in generale toni un po’ più concitati, del resto il fattore territoriale conta molto: nel 2017 Lombardia e Veneto organizzarono dei referendum regionali chiedendo più autonomia, per cui la raccolta per l’abrogazione «offende i veneti», è tranchant il segretario della Liga Alberto Stefani. Questo mentre, solo online, la quota firme nazionale è arrivata a 427 mila.

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