Ne avranno di cose da dirsi durante il vertice a sei occhi, a lungo atteso. Troppi i nodi lasciati ad aggrovigliarsi sul tavolo di Palazzo Chigi, complici le Europee, la disastrosa trattativa sui top jobs, le missioni internazionali della presidente del Consiglio, indispettita con gli alleati per le liti continue che stanno ingrippando il motore del governo. Motivo per cui il summit con Matteo Salvini e Antonio Tajani è stato rinviato più volte: programmato per oggi, potrebbe tuttavia slittare ancora. A mercoledì, pare, al termine dell’ultimo Cdm prima della pausa estiva. Per una ragione, soprattutto: la mancata quadratura del cerchio sulle nomine Rai, che stanno aprendo un solco profondo nei rapporti fra i tre leader di maggioranza.
Altalena sull’election day
Tanti i temi al centro del confronto. Intanto le prossime regionali. In principio Giorgia Meloni sembrava orientata sull’election day: far votare nello stesso giorno Liguria, Umbria ed Emilia Romagna (che ha già indicato la…
Ne avranno di cose da dirsi durante il vertice a sei occhi, a lungo atteso. Troppi i nodi lasciati ad aggrovigliarsi sul tavolo di Palazzo Chigi, complici le Europee, la disastrosa trattativa sui top jobs, le missioni internazionali della presidente del Consiglio, indispettita con gli alleati per le liti continue che stanno ingrippando il motore del governo. Motivo per cui il summit con Matteo Salvini e Antonio Tajani è stato rinviato più volte: programmato per oggi, potrebbe tuttavia slittare ancora. A mercoledì, pare, al termine dell’ultimo Cdm prima della pausa estiva. Per una ragione, soprattutto: la mancata quadratura del cerchio sulle nomine Rai, che stanno aprendo un solco profondo nei rapporti fra i tre leader di maggioranza.
Altalena sull’election day
Tanti i temi al centro del confronto. Intanto le prossime regionali. In principio Giorgia Meloni sembrava orientata sull’election day: far votare nello stesso giorno Liguria, Umbria ed Emilia Romagna (che ha già indicato la data: 17-18 novembre) avrebbe avuto l’indubbio vantaggio di scongiurare lo stillicidio di tre probabili sconfitte consecutive. Ora però la premier avrebbe cambiato idea: meglio evitare un accorpamento che rischia di amplificare “l’effetto spallata” a ridosso di una Finanziaria lacrime e sangue, più conveniente diluire la botta, riducendo le elezioni a fatto locale.
La casella del commissario Ue
Poi, c’è da discutere la strategia per portare a casa il commissario pesante in Europa. Entro il 31 agosto devono essere segnalati due nomi: al predestinato Raffaele Fitto, potrebbe essere affiancata Letizia Moratti, la “quota rosa” chiesta da von der Leyen, o in alternativa Emma Marcegaglia. E si dovrà discutere pure della bega balneari, cuore del dl Salva-infrazioni, oltre che della grana carceri: sul decreto in via di conversione alla Camera potrebbe essere posta la fiducia, ma Forza Italia nutre ancora parecchi dubbi.
La partita Rai
Bazzecole rispetto alla partita Rai, ormai diventata il campo di battaglia prediletto da Salvini, deciso a sabotare il patto FdI-FI per spartirsi i ruoli di vertice. L’accordo difatti prevede che la poltrona di ad vada al meloniano Giampaolo Rossi, quella del presidente all’azzurra Simona Agnes. Ma per dare via libera la Lega pretende non solo la casella del direttore generale per Roberto Sergio (prima ripudiato e adesso riarruolato in funzione anti-Rossi, da supportare con l’ingresso in Consiglio di Antonio Marano) o per il capo di RaiPubblicità Maurizio Fattaccio. Vorrebbe anche la direzione di uno dei Generi più importanti: il DayTime o gli Approfondimenti, attualmente appannaggio dei “fratelli”.
Rischio imboscata di Salvini
Di certo c’è che sarà difficile poter chiudere il cerchio, con l’elezione dei quattro consiglieri di nomina parlamentare, prima di dopodomani, inizio delle ferie nei palazzi, come avrebbero voluto i meloniani. A frenare stavolta è FI che non si fida, teme un’imboscata di Salvini e perciò esige che la ratifica del presidente in commissione di Vigilanza, dove serve la maggioranza dei due terzi, avvenga in concomitanza con la composizione del nuovo Cda.
Rinvio a settembre
«I tempi sono stretti», avverte non a caso il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri: «Più ci si avvicina a ferragosto, più diventa complicato. È un processo che investe le aule e la Vigilanza ed è bene che almeno sulle procedure si cerchi un’intesa anche con l’opposizione». Lui sa bene che per far passare Agnes il centrodestra da solo non ha i numeri: mancano 4 voti per il quorum. E non può contare né sui tre di Iv e Azione, sempre più vicini al Pd che spinge per far uscire tutte le opposizioni dall’aula (così da evitare i franchi tiratori), né sul M5S che, dopo il forte calo dei consensi, ha smesso di fare sponda con la maggioranza sulla Rai. Troppo rischioso accelerare adesso. Con buona pace di Meloni, se ne riparlerà a settembre.