La spinta per Zaia al Coni, la sfida Forza Italia-Fratelli d’Italia per il nuoto. Così la destra di governo va all’assalto dello sport
di Matteo PucciarelliIl presidente del Veneto, Luca Zaia
Il Coni, la Federcalcio, la Federazione nuoto, persino la guida della redazione sportiva della Rai: lo sport, nell’estate olimpica, è diventato terreno di conquista del centrodestra. Le grandi manovre sono partite, non senza frizioni fra i leader. La partita più visibile è quella tra Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, e Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia, per prendere il timone dell’organizzazione che gestisce il nuoto. L’ultimo atto è il ricorso di Rampelli per l’esclusione della sua candidatura: ci sarebbe stato un errore formale, la tesi dell’esponente storico della destra romana, ed «è stata prontamente allegata la documentazione integrativa». L’esito del ricorso, sul quale deve esprimersi la stessa Federazione guidata dal rivale Barelli, è atteso entro la giornata di domani. Disfida reboante, che nasconde una vera e propria marcia per l’occupazione dello sport da parte di Meloni e dei big della coalizione. All’orizzonte ci sono…
Il Coni, la Federcalcio, la Federazione nuoto, persino la guida della redazione sportiva della Rai: lo sport, nell’estate olimpica, è diventato terreno di conquista del centrodestra. Le grandi manovre sono partite, non senza frizioni fra i leader. La partita più visibile è quella tra Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, e Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia, per prendere il timone dell’organizzazione che gestisce il nuoto. L’ultimo atto è il ricorso di Rampelli per l’esclusione della sua candidatura: ci sarebbe stato un errore formale, la tesi dell’esponente storico della destra romana, ed «è stata prontamente allegata la documentazione integrativa». L’esito del ricorso, sul quale deve esprimersi la stessa Federazione guidata dal rivale Barelli, è atteso entro la giornata di domani. Disfida reboante, che nasconde una vera e propria marcia per l’occupazione dello sport da parte di Meloni e dei big della coalizione. All’orizzonte ci sono, nel 2025, le elezioni per la presidenza del Coni: e lì può spuntare fuori Luca Zaia.
Ma andando con ordine, alcuni fatti. La presidenza di Sport e Salute, società del Mef che gestisce il grosso dei finanziamenti, è stata gentilmente assegnata a un uomo di casa Meloni come Marco Mezzaroma. Ministro dello Sport è Andrea Abodi, un passato nel Fronte della Gioventù e poi in An: insomma la nidiata romana di FdI. L’assalto vale anche per il racconto dello sport: per la futura guida del settore in Rai si fa il nome di Marco Lollobrigida, parente (lontano) del ministro e cognato di Meloni, e animatore di Unirai, il sindacato giallo nato per indebolire Usigrai. Nel frattempo case editrici neofasciste promuovono serenamente concorsi letterari bollinati dal Coni, parlando della «cultura sportiva come mezzo per un’edificazione completa dell’uomo creando delle fondamenta psico-fisiche proiettate a forgiare e rinvigorire le generazioni future. Una “offensiva culturale” in ambito sportivo per riconquistare l’autenticità del valore dello sport», che poi è il senso profondo della longa manus della fiamma tricolore su quel mondo.
In questo quadro, eccoci al Coni. Il mandato di Giovanni Malagò scade il 30 maggio 2025, tutti sanno che vorrebbe una proroga, ma il ministro Abodi non è entusiasta. A Malagò potrebbe essere prospettata un’altra sfida, magari la Federcalcio. Quanto al presidente del Veneto, le sue ultime settimane sono fatte di dichiarazioni pubbliche condite di sincerità e avvertimenti: sull’Autonomia e il referendum la gran parte del centrodestra preferisce esprimersi a bassa voce, meglio non surriscaldare il clima, mentre Zaia non si tira indietro e vaticina: «Se il referendum passa, cade il governo». Il suo “tirare la corda” chiedendo ad esempio a gran voce subito delle competenze in più, accusa che sottovoce gli fanno anche alcuni colleghi di partito, può essere spiegato col fatto che il popolarissimo governatore è in scadenza di mandato e per lui alla fine da Roma non sono arrivate deroghe. Mentre di correre alle Europee si era rifiutato. Ora, di vedersi accompagnare in panchina, con Matteo Salvini ufficialmente solidale e dispiaciuto per il fine corsa e nella realtà assai meno, Zaia non ha alcuna intenzione. L’ipotesi di sindaco di Venezia per il dopo Brugnaro è suggestiva, certo. Ma è un lavoro usurante come non mai. Promesse e abboccamento per un posto ministeriale ce ne sono stati, per lui sarebbe un ritorno: fu ministro dell’Agricoltura per due anni con Silvio Berlusconi. La poltrona di Daniela Santanché traballa per via dell’inchiesta su Visibilia. L’altra grande opzione, a sentire ambienti trasversali, è per l’appunto la presidenza del Comitato olimpico. Zaia dopotutto è uno degli artefici della conquista olimpica di Milano-Cortina 2026, difficilmente taglierà il nastro, bisognerebbe far slittare il rinnovo del Consiglio veneto; e negli anni si è costruito un’immagine di manager prestato alla politica, sempre attento a non sconfinare nella propaganda fine a sé stessa. Per intenderci, il contrario del capo del suo partito, ovvero un politico in perenne campagna elettorale costretto a spararla sempre più grossa per procacciarsi attenzioni. Il pragmatismo di Zaia non dispiace neanche a pezzi di Pd. Si narra di un via libera di Stefano Bonaccini, ex collega presidente di Regione, a un’ipotesi sportiva. Si racconta di una mossa di Meloni concordata con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, entrambi interessati a far arrivare a Roma l’unico leghista potenzialmente capace di fare da contraltare a Salvini. Affidare il Coni a Zaia per FdI sarebbe un compromesso maldigerito, in realtà, e la strada è rischiosa. Non si viene nominati, ma si passa attraverso un voto a scrutinio segreto dei presidenti delle federazioni e degli enti di promozione sportiva: le sorprese sono sempre possibili. Anche la porta girevole tra politica e sport non è uno spettacolo bellissimo. Ma le manovre del centrodestra non si fermano davanti a questi “dettagli”.