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Election day, partiti e Viminale d’accordo: verso la data unica per Emilia-Romagna, Liguria e Umbria

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Il ministero dell’Interno deve sciogliere le problematiche tecniche ma c’è la volontà della maggioranza. Servirà un decreto, il Pd vorrebbe tenere la data del 17-18 novembre
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Verso l’accordo sull’election day. Ancora non c’è una data certa, ma è arrivato il via libera del Viminale a una tornata unica per il voto del nuovo presidente di Emilia-Romagna, Liguria e Umbria, a patto che ci sia “il totale assenso delle Regioni che hanno autonomia in materia". Con qualche distinguo, tutti i partiti sono favorevoli a spostare la data, magari a metà novembre per risolvere il nodo ligure.

Dalla maggioranza sono certi: Meloni, Salvini e Tajani vogliono accorpare le prossime elezioni regionali in una data unica, soluzione approvata anche dal ministro Matteo Piantedosi che però deve ancora trovare una quadra. Questo perché la competenza è regionale e serve il consenso dei territori, altrimenti si rischia di sollevare un tema di costituz…

Verso l’accordo sull’election day. Ancora non c’è una data certa, ma è arrivato il via libera del Viminale a una tornata unica per il voto del nuovo presidente di Emilia-Romagna, Liguria e Umbria, a patto che ci sia “il totale assenso delle Regioni che hanno autonomia in materia". Con qualche distinguo, tutti i partiti sono favorevoli a spostare la data, magari a metà novembre per risolvere il nodo ligure.

Dalla maggioranza sono certi: Meloni, Salvini e Tajani vogliono accorpare le prossime elezioni regionali in una data unica, soluzione approvata anche dal ministro Matteo Piantedosi che però deve ancora trovare una quadra. Questo perché la competenza è regionale e serve il consenso dei territori, altrimenti si rischia di sollevare un tema di costituzionalità. In Umbria l’amministrazione uscente vorrebbe votare a inizio dicembre, in Emilia Romagna è tutto pronto per il 17-18 novembre mentre la Liguria è obbligata ad andare alle urne il 27-28 ottobre, a massimo tre mesi dalle dimissioni di Giovanni Toti.

Serve quindi un decreto governativo per risolvere l'impasse. L’ideale sarebbe spostare tutti e tre i voti alla data emiliano-romagnola. Così facendo la giunta guidata dal leghista Alessandro Piana recupererebbe “il tempo per la campagna perso in estate, anche se non ne facciamo una battaglia di vita”, dice a Repubblica il presidente ad interim della Liguria. Anche Forza Italia è “da sempre favorevole a un voto unico”, ricorda il suo portavoce Raffaele Nevi. L’accorpamento piace anche al Pd, con il responsabile degli enti locali dem, Davide Baruffi, che però chiede all’esecutivo di darsi una mossa: “Siamo disponibili ma ne parliamo da mesi ormai”.

Il nodo non è solo tecnico, ovviamente. C’è anche una questione di opportunità politica: a impensierire la maggioranza c’è il rischio di una tripla sconfitta e una lista di candidature ancora incerta. Non è il caso dell’Emilia-Romagna, dove a raccogliere il testimone di Stefano Bonaccini, volato a Bruxelles, per il centrosinistra sarà candidato il sindaco di Ravenna Michele De Pascale; gli alleati di governo puntano sulla preside Elena Ugolini, già sottosegretaria all’Istruzione nel governo Monti e vicina a Comunione e Liberazione. Sfida tutta al femminile in Umbria: nell’ex roccaforte rossa la governatrice uscente, la leghista Donatella Tesei, affronterà la sindaca di Assisi, Stefania Proietti, che ha messo insieme tutto il campo largo.

Più districato anche in questo caso il match ligure. Ancora congelata la candidatura di Andrea Orlando perché l’ex ministro dem ha un ampio sostegno tra i partiti di opposizione, ma non è ancora arrivato il via libera definitivo. In alto mare la ricerca di un nome per il post-Toti: il governatore, indagato per finanziamento illecito e corruzione, vorrebbe essere della partita e come suo successore vede bene la compagna di partito Ilaria Cavo, ma è ancora forte l’idea di candidare un civico. Anche qui, come per l’election day, tutto rimandato a fine agosto.

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