Lo show di Vannacci spaventa la Lega: “Nel mio partito si entra anche senza camicia nera”
di Andrea VivaldiMARINA DI PIETRASANTA — Di nuovo lì, dove tutto è cominciato. La prima volta c’era un centinaio di persone sedute in uno stabilimento balneare per vedere la sua prima uscita pubblica con la presentazione del libro “Il Mondo al Contrario”. Un anno dopo Roberto Vannacci torna a Marina di Pietrasanta, vicino Lucca. E al Caffè della Versiliana ad attenderlo c’è una folla che si sbraccia e spintona per farsi selfie, stringe mani, si mette in coda per un autografo. La presentazione del suo nuovo libro Il Coraggio Vince diventa uno show, con tanto di taglio di torta e candeline a fianco dei fedelissimi.
E finisce per apparire più simile a un raduno di partito. Rispetto a …
MARINA DI PIETRASANTA — Di nuovo lì, dove tutto è cominciato. La prima volta c’era un centinaio di persone sedute in uno stabilimento balneare per vedere la sua prima uscita pubblica con la presentazione del libro “Il Mondo al Contrario”. Un anno dopo Roberto Vannacci torna a Marina di Pietrasanta, vicino Lucca. E al Caffè della Versiliana ad attenderlo c’è una folla che si sbraccia e spintona per farsi selfie, stringe mani, si mette in coda per un autografo. La presentazione del suo nuovo libro Il Coraggio Vince diventa uno show, con tanto di taglio di torta e candeline a fianco dei fedelissimi.
E finisce per apparire più simile a un raduno di partito. Rispetto a un anno fa il generale è forse ancora più convinto e deciso in ogni frase. Può vantare quei 560 mila voti presi alle ultime elezioni, come lui stesso tiene a sottolineare sul palco: «Non arrotondiamo per difetto». Il consenso attorno a lui è cambiato. I giochi di forza pure. Lo sa lui e lo sa la Lega che intanto osserva con preoccupazione l’uomo scelto da Salvini diventare sempre più autonomo. «Il mio è un comitato culturale Mondo al contrario nato un anno fa che si sta trasformando in associazione politica. Alla destra posso portare tanta gente che mi supporta — dice — Un elettorato diverso, perché molti dei miei voti sono anche di sinistra. Io faccio politica alla vecchia maniera avendo coerenza con le mie idee, non vado là per fare inciuci, negoziati o maggioranze. Finché andrà bene vado avanti». Il leader del Carroccio nei giorni scorsi ha assicurato che «non c’è nessun partito».
Ma intanto le truppe del generale si allargano, il seguito cresce. Tra il pubblico più di uno si dice pronto a votarlo se fondasse un suo gruppo. Solo qualcuno frena all’idea dell’«ennesimo partito personale». Tra i sostenitori ci sono genitori che dicono che faranno «leggere il suo libro a casa ai nostri ragazzi perché quelli delle scuole non insegnano le cose importanti». Altri spiegano di averlo «votato e quindi mi aspetto che realizzi le sue idee». I primi 10 minuti sul palco sono un lungo attacco, più o meno sottile, alla stampa. «Scrivono perfino che chi dovesse venire a un mio partito dovrà portare la camicia nera — dice Vannacci — no, può venire con la camicia bianca, a pallini, come vuole. A me interessano i principi». Afferma di essere entrato in politica per il futuro dei giovani (di ragazzi nel pubblico praticamente nessuno). E proprio sugli studenti, parlando dello Ius scholae, chiude l’arringa: «Se studio 5 anni a Dubai sono cittadino degli Emirati pur non condividendo una parola della loro cultura diversa dalla nostra? — domanda energico — Ci sta sfuggendo cosa sia la cittadinanza e quali doveri prevede. Perché uno che studia da noi dovrebbe accettare di difendere la nostra patria? In Francia diventi cittadino francese se ti arruoli nella legione straniera. Questa sarebbe una vera accettazione per la cittadinanza, non studiando a scuola». E in quel momento strappa l’applauso più lungo.
Nel mezzo la serata, in cui spiega di «promuovere la libertà di pensiero», è un vortice di difese: «Mi viene detto di essere fascista. La signora Rosy Bindi dice che sono fascista, vediamo se mi querela. Ma io non mi sento offeso, perché il fascismo è finito 80 anni fa. Non ci si può offendere per qualcosa che non esiste più. È come se mi dicessero napoleonico». E ancora: «Mi viene detto che sono razzista solo perché ho detto che esistono i neri e i gialli (dal pubblico più sostenitori confermano che esistono i neri, ndr)». Poi gli elenchi dei temi a lui cari, dalla Decima Mas «glorioso reparto» che non viene più insegnata a scuola, la famiglia, «la difesa dell’identità dei popoli». Vannacci, come per la questione dell’ascesa politica solitaria, non è mai esplicito. Non attacca frontalmente gli avversari, ma calibra le parole, prosegue, su un limbo di detti e non detti. Parla dei cromosomi x e y, che distinguono uomini e donne, e accenna alle Olimpiadi. A lungo parla di Bersani. La querela? «L’avrei ritirata se si fosse scusato». E l’ex segretario Pd lo gela: «Prima chieda scusa a chi ha definito “anormali”».