Toghe | Il prossimo passo obbligato del Csm, Natoli sospesa subito
di Liana Milella“Il caso della consigliera Rosanna Natoli. È venuto il momento del diritto?”. Non poteva scegliere titolo migliore Nello Rossi, il direttore di “Questione giustizia”, la rivista online di Magistratura democratica, per consegnare agli ex colleghi del Csm la via da seguire per sospendere subito questa signora dal posto che occupa a palazzo Bachelet. Per chi non lo sapesse, la suddetta, come i suoi colleghi, guadagna 240mila euro all’anno, più 50mila di rimborsi spese. Uno stipendiuccio, insomma.
Lineare e limpido come sempre, nonché pignolescamente documentato, in una dozzina di pagine online da oggi, Rossi indica l’inesorabile via. Che il Csm – detto in verità – avrebbe dovuto già seguire, senza andarsene in ferie come se nulla fosse, nonostante l’esplicito invito a far dimettere la Natoli del presidente, del Csm e della nostra Repubblica, Sergio Mattarella. Sollecitazione ignorata perché, unfortunately, il suo vice al Consiglio è Fabio Pinelli, l’avvocato indicato dalla Lega che fa bl…
“Il caso della consigliera Rosanna Natoli. È venuto il momento del diritto?”. Non poteva scegliere titolo migliore Nello Rossi, il direttore di “Questione giustizia”, la rivista online di Magistratura democratica, per consegnare agli ex colleghi del Csm la via da seguire per sospendere subito questa signora dal posto che occupa a palazzo Bachelet. Per chi non lo sapesse, la suddetta, come i suoi colleghi, guadagna 240mila euro all’anno, più 50mila di rimborsi spese. Uno stipendiuccio, insomma.
Lineare e limpido come sempre, nonché pignolescamente documentato, in una dozzina di pagine online da oggi, Rossi indica l’inesorabile via. Che il Csm – detto in verità – avrebbe dovuto già seguire, senza andarsene in ferie come se nulla fosse, nonostante l’esplicito invito a far dimettere la Natoli del presidente, del Csm e della nostra Repubblica, Sergio Mattarella. Sollecitazione ignorata perché, unfortunately, il suo vice al Consiglio è Fabio Pinelli, l’avvocato indicato dalla Lega che fa blocco con i suoi sei colleghi laici di centrodestra tutti d’accordo per conservarle il posto.
Ma torniamo a Rossi e alla strada maestra che traccia. A partire dal giudizio etico su una faccenda che necessita subito di “una dignitosa soluzione istituzionale” visto che si tratta di un caso “clamoroso e senza precedenti d’inquinamento della giustizia disciplinare”. Che sia così è fuor di dubbio, come documentano gli articoli di Repubblica, a partire dallo scoop del 18 luglio. Ma soprattutto perché lo impone il codice etico del Csm che, come ricorda Rossi, detta i comportamenti obbligatori per ogni consigliere, tra cui “il rispetto dei doveri di segreto e di riserbo”, già imposto peraltro dal Regolamento interno. Invece, “a dispetto della straordinaria gravità e pericolosità dei comportamenti emersi, e cioè l’inquinamento della più delicata funzione del Consiglio, ossia quella disciplinare, ha prevalso la voglia di mettere la sordina allo scandalo e di far calare sull’intera vicenda una cortina di disinformazione e disinteresse”.
E qui Rossi bacchetta duramente “i sistematici fustigatori dell’organo di autogoverno, i politici linguacciuti da anni impegnati a narrare vere o presunte colpe della magistratura e dei suoi rappresentanti, i tanti professionisti dell’insulto e dell’intimidazione nei confronti dei giudici”. Come non essere d’accordo? Basta ricordare cos’è accaduto alla giudice di Catania Iolanda Apostolico, “colpevole” solo di aver disapplicato il decreto Cutro, decisione presa negli stessi giorni, e in seguito, da dozzine di suoi colleghi. Contro di lei parte una canea spaventosa della destra a colpi di video di oscura provenienza per essere andata cinque anni prima alla manifestazione indetta dal vescovo di Noto, di evidente scopo umanitario, sui 197 migranti che l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini continuava da giorni a tener chiusi sulla nave Diciotti. Il forzista Maurizio Gasparri è arrivato addirittura a chiedere la sua radiazione dalla magistratura. La stessa destra continua invece a non dire una parola su Rosanna Natoli.
Ma siamo ormai alla settimana decisiva. Il Csm riprende i lavori e il comitato di presidenza, con Pinelli ci sono i vertici della Cassazione Margherita Cassano e Luigi Salvato che avevano incontrato Mattarella, sta per mettere in calendario il voto per sospendere Rosanna Natoli. “È una situazione inaccettabile che va risolta subito” è il mood che si può cogliere in quelle stanze. Indipendentemente dall’inchiesta della procura di Roma, nata dall’invio da parte dello stesso Csm della registrazione del colloquio, ben 130 pagine, tra Natoli e la giudice Maria Fascetto Sivillo. La storia è nota, una giudice della sezione disciplinare incontra per due ore una magistrata sotto inchiesta proprio al Csm. Lei registra. Il suo avvocato Carlo Taormina consegna la bobina a palazzo Bachelet.
La via da seguire è semplice. E la scrive Rossi nei dettagli. L’ articolo 37 della legge 195 del 24 marzo 1958, che disciplina la vita del Csm – una legge “speciale” va detto subito – stabilisce che i consiglieri possono essere sospesi qualora “siano sottoposti a procedimento penale per delitto non colposo”. La votazione avviene a scrutinio segreto ed è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti. Se i 20 togati, Cassano e Salvato, i laici Ernesto Carbone di Italia viva e del Pd Sergio Romboli sono tutti per il sì, come già sembra, Natoli finisce sospesa. È i sette laici di centrodestra restano isolati.
Tant’è che tentano di metterci una zeppa. Lanciando un articolo della riforma Cartabia che recita così: “La mera iscrizione nel registro non può, da sola, determinare effetti pregiudizievoli di natura civile o amministrativa per la persona alla quale il reato è attributo”. Ma può questo articolo bloccare la limpida strada indicata dalla legge del 1958? E qui la risposta di Nello Rossi è un no secco, con tanto di citazione in latino “lex specialis derogat generali”. La norma speciale prevale su quella generale. E quindi, chiosa Rossi, l’ipotesi che la legge Cartabia schiacci quella fondativa del Csm appare “vuota e causidica, una mera suggestione evocata per eludere il tema centrale della vicenda, l’assunzione di responsabilità dei membri del Consiglio sulla posizione di Natoli e sulla legittimità e opportunità della sua permanenza in seno all’organismo consiliare”. Ma c’è di più perché, secondo Rossi, quella di Natoli non è solo una “mera” iscrizione nel registro degli indagati “se si pensa che il Csm ha direttamente ricevuto e poi trasmesso alla procura della Repubblica la registrazione audio del colloquio tra la giudice Natoli e l’incolpata Fascetto diventando così parte attiva della vicenda”. Una registrazione che “consente al consiglio di esaminarla e valutarla ai fini della sospensione facoltativa”. Poi il destino giudiziario di Natoli farà il suo corso. Cadrà l’abuso d’ufficio ormai cancellato da Nordio e la rivelazione di un segreto d’ufficio spingerà l’indagine a Catania.Ma ciò riguarderà l’avvocata Natoli, e non più la consigliera del Csm Natoli, a quel punto già nel limbo della sospensione.