Parigi — L’onore delle armi di Giorgia Meloni arriverà solo dopo, a cose fatte. Ma al mattino Gennaro Sangiuliano prova ancora a resistere. La premier gli ha fatto sapere attraverso i suoi ambasciatori di un destino ormai segnato: «È finita». L’ha deciso giovedì sera e ha frenato solo per attraversare la notte e attendere il rientro a Roma di Sergio Mattarella. Il ministro della Cultura, però, non molla. Reagisce facendo scrivere alle agenzie di un sopralluogo all’Arco di Costantino per verificare i danni di un fulmine caduto tre giorni prima. Sgomento, a Palazzo Chigi. E allarme. «Non è una situazione sotto controllo, non più», è il giudizio lapidario che la premier consegna al cerchio magico. Lei deve incontrare Zelensky a Cernobbio, poi volare a Parigi - dove stamane visiterà Casa Italia per le Paralimpiadi - e Sangiuliano nega la realtà: quando manca la lucidità, i rischi si moltiplicano.
C’è una ragione a spiegare questa preoccupazione. C’è la consapevolezza che Maria Rosaria Boc…
Parigi — L’onore delle armi di Giorgia Meloni arriverà solo dopo, a cose fatte. Ma al mattino Gennaro Sangiuliano prova ancora a resistere. La premier gli ha fatto sapere attraverso i suoi ambasciatori di un destino ormai segnato: «È finita». L’ha deciso giovedì sera e ha frenato solo per attraversare la notte e attendere il rientro a Roma di Sergio Mattarella. Il ministro della Cultura, però, non molla. Reagisce facendo scrivere alle agenzie di un sopralluogo all’Arco di Costantino per verificare i danni di un fulmine caduto tre giorni prima. Sgomento, a Palazzo Chigi. E allarme. «Non è una situazione sotto controllo, non più», è il giudizio lapidario che la premier consegna al cerchio magico. Lei deve incontrare Zelensky a Cernobbio, poi volare a Parigi - dove stamane visiterà Casa Italia per le Paralimpiadi - e Sangiuliano nega la realtà: quando manca la lucidità, i rischi si moltiplicano.
C’è una ragione a spiegare questa preoccupazione. C’è la consapevolezza che Maria Rosaria Boccia abbia in mano – per sua stessa ammissione – diversi dettagli sensibili, che anche dopo le dimissioni del ministro lasceranno aperto il caso: si tratta di foto, audio, più probabilmente di screenshot di Sangiuliano. Vero, falso? Lui, smentendola, sostiene di non averle mai inviato nulla. I dubbi restano. E ieri il Domani ha avanzato un’ipotesi – tutta da dimostrare, anche perché la diretta interessata smentisce – che l’imprenditrice possa addirittura aver scaricato le chat WhatsApp del cellulare del ministro. Con contenuti o informazioni che riguardano altri membri del governo? Di certo, da un certo punto in poi Boccia registra tutto, mentre dal ministero provavano ad allertare invano Sangiuliano. L’altro dato decisivo, che adesso mette in allarme Palazzo Chigi, è che la dottoressa abbia provato ad avvicinare politicamente due tra gli uomini più vicini alla premier: il cognato e ministro, Francesco Lollobrigida - da poche settimane ex di Arianna Meloni - e il sottosegretario e compagno di masseria, Marcello Gemmato (anche se un cordone di protezione avrebbe protetto i due big). Allo stesso modo, è un fatto che Boccia abbia vissuto al fianco di Sangiuliano l’estate infuocata del governo, culminata con le indiscrezioni del Giornale su Arianna. L’ansia è che abbia carpito dal ministro informazioni sensibili sulla galassia della premier.
Ma torniamo alle ultime ore da ministro di Sangiuliano. Non coglie segnali inequivocabili: i giornali d’area, Alessandro Sallusti in testa, gli chiedono di lasciare. I media internazionali lo attaccano. E la rabbia dentro Fratelli d’Italia monta: aver criticato altri ministri e sottosegretari, come ha fatto sulla Stampa, gli è costato caro. Nella sede del governo, intanto, la preoccupazione cresce: mentre visita l’Arco di Costantino, Sangiuliano annuncia infatti di voler portare in tribunale Boccia per violazione della riservatezza. Una scelta che alimenta dubbi, visto che per difendersi l’imprenditrice potrebbe presentare prova degli sms, degli audio e dei video scambiati con Sangiuliano. E se ci fossero giudizi o informazioni su membri dell’esecutivo? Spettri, come la paranoia di Palazzo Chigi di una manovra per affossare il governo.
La resistenza è vana. Repubblica anticipa la decisione di Meloni di “dimetterlo”. Alle 16 il ministro viene convocato a Palazzo Chigi. L’ultima trincea crolla rapidamente. O fai un passo indietro, gli dice la premier, o ti verrà chiesto pubblicamente di farti da parte. Il titolare della Cultura «in lacrime» saluta i ministri nella chat. Il successore, nel frattempo, c’è già, scelto da giorni: Alessandro Giuli. Non è uno qualunque: dirige il Maxxi (nominato da Sangiuliano, che lo aveva ricevuto poco prima di rilasciare l’intervista al Tg1 che lo ha definitivamente affossato). È amico di Giorgia Meloni, è stimato anche da Arianna. Sua sorella, Antonella Giuli, lavora nell’ufficio stampa della Camera ed è vicinissima proprio ad Arianna.
Ma torniamo al Colle. Lì, a sera, si registra un sentimento: sollievo, a certificare la fine di uno scandalo che provocava imbarazzo. A Palazzo Chigi nessuno nega che la presidenza della Repubblica abbia esercitato una moral suasion decisa per salvaguardare l’immagine internazionale del Paese. Dal Colle, invece, viene confermato soltanto che Sergio Mattarella ha accolto con favore l’idea che si sia deciso di procedere all’avvicendamento e a un rapidissimo giuramento, in modo da preservare il G7 della Cultura ed evitare di esporre il Paese a giorni di stillicidio. Infine: dal cerchio magico meloniano trapela che il capo di gabinetto dell’ormai ex ministro avrebbe incontrato al Colle il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti. Ma il Quirinale smentisce seccamente.