Boccia dopo Giambruno, adesso è scontro aperto tra Meloni e Mediaset
di Stefano BaldoliniL’intervista a Mediaset di Maria Rosaria Boccia, annunciata per questa sera a È sempre Cartabianca, il talk di Bianca Berlinguer, rete4, è solo l’ultimo capitolo del conflitto a bassa intensità tra governo Meloni e il network dei Berlusconi.
L’ospitata tv della ex amante ed ex presunta consulente dell’ormai ex ministro Gennaro Sangiuliano, va così ad arricchire il già consistente archivio di minacce, ritorsioni e successive smentite registrate in questi due anni. Un incessante stop and go, un continuo lasciarsi per poi riprendersi, che prima di quello odierno che la premier irritata ha presto classificato come un ‘atto ostile’, ha conosciuto il suo acme nella celebre vicenda Giambruno.
Allora come oggi FdI parlò di “d…
L’intervista a Mediaset di Maria Rosaria Boccia, annunciata per questa sera a È sempre Cartabianca, il talk di Bianca Berlinguer, rete4, è solo l’ultimo capitolo del conflitto a bassa intensità tra governo Meloni e il network dei Berlusconi.
L’ospitata tv della ex amante ed ex presunta consulente dell’ormai ex ministro Gennaro Sangiuliano, va così ad arricchire il già consistente archivio di minacce, ritorsioni e successive smentite registrate in questi due anni. Un incessante stop and go, un continuo lasciarsi per poi riprendersi, che prima di quello odierno che la premier irritata ha presto classificato come un ‘atto ostile’, ha conosciuto il suo acme nella celebre vicenda Giambruno.
Allora come oggi FdI parlò di “dossieraggio” (Mollicone) e si accusò Striscia la Notizia di essere lo strumento Mediaset per cannoneggiare Palazzo Chigi. Non fu certo gradita la diffusione dei fuorionda del giornalista di rete4 che portarono all’addio alla conduzione e alla relazione con la premier. Un’escalation segnata dal crollo in borsa dell’azienda dei Berlusconi e di un necessario intervento pacificatore della stessa Marina: “Retroscena inventati, stimo molto Meloni, che apprezzo come donna ancora di più in questi giorni”, disse la presidente di Fininvest e Mondadori. Ramoscello d’ulivo raccolto dalla stessa premier a margine di un Consiglio Ue: “Nessun problema con Mediaset”.
Smentita di rito che arrivò dopo le voci di un’iniziativa del governo, pronto ad alzare il tetto della pubblicità Rai. Una proposta del ministro delle Imprese Adolfo Urso, FdI, per compensare i tagli al canone, che venne presto letta in Forza Italia come una ritorsione, un colpo al cuore del Biscione e ai suoi introiti pubblicitari.
Una pistola sul tavolo che tornò a brandire il vicepremier leghista Matteo Salvini qualche tempo dopo, luglio 2024, a valle della rimonta alle Europee degli stessi azzurri sul Carroccio. Non è un mistero che a via Bellerio non gradirono affatto la copertura Mediaset della campagna per Strasburgo e il traino all’ascendente alleato rivale Tajani. Così Salvini riparlò di tagliare il canone e di innalzare il tetto agli spot Rai.
Nei rapporti con viale Mazzini, sempre più identificata con Telemeloni e il governo di destra, entrò poi a gamba tesa lo stesso Pier Silvio che accusò la Rai di mancato servizio pubblico e di pratiche da tv commerciale per colmare ascolti e profitti, decisamente in calo. Di tutt’altro tenore dovette essere invece il colloquio dello stesso Pier Silvio con Meloni che portò a un temporaneo disgelo e al ritorno della premier negli studi di rete4, a Quarta Repubblica di Nicola Porro, nel gennaio 2024.
Seguirono mesi di sostanziale appeasement. Con il governo che nella primavera successiva arrivò a lambire la procedura di infrazione Ue per un decreto che avrebbe ridotto i fondi per le produzioni indipendenti Sky e Nerflix e che venne battezzato “pro Mediaset”. Mentre Marina veniva nominata Cavaliere - in nome del padre - e su proposta dell’esponente FdI Urso.
La stessa che qualche mese dopo non mancò di uscire allo scoperto criticando l’esecutivo sui diritti civili e palesando una simpatia per la dem Elly Schlein. Fu il segnale per Tajani che aprì la sua estate di competition a destra, a partire dallo Ius scholae. Una serie di dichiarazioni che innervosirono non poco gli alleati, preoccupati che Mediaset possa tornare a indossare - come osservò il Foglio nei mesi bui della crisi Giambruno - l’eskimo della sinistra, infiltrata a Cologno Monzese.