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Il manifesto di Draghi convince Pd e Forza Italia. Coalizioni divise, no da 5 stelle e Lega

(ansa)

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Le bordate della Lega contro il documento dell’ex capo Bce. Il no del M5S. Le aperture di Tajani e Lupi. Fidanza (FdI): “Ora serve un cambio nella Ue”
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Il manifesto per una nuova Europa dell’ex premier e capo della Banca centrale Ue, Mario Draghi, divide al loro interno sia il centrodestra sia il centrosinistra. E lo fa in maniera netta e profonda. Dopo la lettura del rapporto sull’Unione europea, che punta su tre pilastri (innovazione, transizione ecologica e difesa) e auspica un nuovo piano Marshall da 800 miliardi l’anno per salvare l’Ue, da Partito democratico, Azione, Iv e Forza Italia arrivano parole di grande sostegno. Mentre il partito della premier Giorgia Meloni è gelido e contrari apertamente si dicono Lega, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra.

Da Palazzo Chigi non arriva alcun commento ufficiale al rapporto firmato Draghi. La premier manda avanti il capo delegazione a Bruxelles di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, che non critica il rapporto ma sottolinea gli errori fatti nel recente passato. «Il rapporto — dice Fidanza — ha il merito innegabile di richiamare l’Ue alla concretezza delle grandi sfide e di scrive…

Il manifesto per una nuova Europa dell’ex premier e capo della Banca centrale Ue, Mario Draghi, divide al loro interno sia il centrodestra sia il centrosinistra. E lo fa in maniera netta e profonda. Dopo la lettura del rapporto sull’Unione europea, che punta su tre pilastri (innovazione, transizione ecologica e difesa) e auspica un nuovo piano Marshall da 800 miliardi l’anno per salvare l’Ue, da Partito democratico, Azione, Iv e Forza Italia arrivano parole di grande sostegno. Mentre il partito della premier Giorgia Meloni è gelido e contrari apertamente si dicono Lega, Movimento 5 stelle e Alleanza verdi e sinistra.

Da Palazzo Chigi non arriva alcun commento ufficiale al rapporto firmato Draghi. La premier manda avanti il capo delegazione a Bruxelles di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, che non critica il rapporto ma sottolinea gli errori fatti nel recente passato. «Il rapporto — dice Fidanza — ha il merito innegabile di richiamare l’Ue alla concretezza delle grandi sfide e di scrivere finalmente la parola fine su una stagione dominata troppo a lungo da una dannosa ideologia ultra-ambientalista e anti—industriale. Ci auguriamo arrivi davvero un cambio di passo radicale». Dalla Lega invece il commento è molto duro: «A intervalli più o meno regolari, l’establishment che da sempre governa in Ue si accorge che questa Europa, a dispetto della retorica imperante, ha grossi problemi e non piace ai cittadini, così l’establishment stesso tenta di trovare le risposte per rimediare ai suoi stessi errori», dice Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo.

Restando nel fronte centrodestra plaudono invece alla linea Draghi Forza Italia e Noi Moderati. Antonio Tajani non commenta se non con una battuta: «È appena uscito lo studio Draghi, penso che dobbiamo completare il mercato dei capitali e dell’energia», dice intervenendo alla Confartigianato a Roma.

Il commento politico per gli azzurri lo fa la vicesegretaria Deborah Bergamini: «Il rapporto rappresenta una base di confronto per una svolta politica dell’Unione europea. Dal testo arriva una visione molto chiara». Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Lupi di Noi Moderati: «Il testo Draghi con le sue preziose proposte dovrebbe rappresentare una bussola sia per il parlamento sia per la Commissione europea».

Nel campo del centrosinistra pieno sostegno arriva dal Pd: «Il documento di Draghi indica la via corretta per il futuro dell’Europa ed è una sana frustata sulle pigrizie e le omissioni degli Stati nazionali», dice Nicola Zingaretti, capo delegazione dem a Bruxelles. A favore con forza della linea dell’ex premier anche Carlo Calenda di Azione («Il suo è un piano per un’Europa più forte e più politica») e Matteo Renzi leader di Italia Viva («Noi la pensiamo esattamente come Mario Draghi»).

Ma nel campo “largo” auspicato della segretaria Pd Elly Schlein, emergono visione differenti e di peso. Dal Movimento 5 stelle arriva un secco no alla linea dell’ex capo Bce: «Il rapporto Draghi contiene un lucido atto di accusa contro le politiche neoliberiste sulle quali poggia l’attuale impalcatura europea. Tuttavia è lecito chiedersi: dov’era Draghi quando l’Ue approvava la riforma del patto di stabilità? Cos’ha fatto quando era Presidente del Consiglio per aumentare il budget europeo e attrezzare l’Ue di quella potenza di fuoco che Usa e Cina hanno messo in campo?», dice Pasquale Tridico, capodelegazione dei 5 Stelle.

Da Avs sottolineano il no a un aumento del budget per la difesa: «Davanti alle proposte avanzate dall’ex presidente Mario Draghi, è necessario ribadire che il futuro del nostro continente non può essere costruito sulla guerra e sull’aumento delle spese militari, la soluzione è investire nella pace, nei diritti e nella transizione ecologica», dicono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

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