Vannacci e i suoi tra spa e ciabatte, pochi patrioti alla festa in hotel. Il generale: “Il partito? Chi mi ama mi segua”
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoVITERBO — Contrordine camerati, si va nell’hotel con la spa. La festa del vannaccismo, l’anti-Pontida che aveva (aveva) impensierito i leghisti doc, finisce così: nella sala convegni di un albergone alla periferia viterbese - e salta in mente quella battuta fulminante di un film di Dino Risi, “o Roma o Orte” - coi clienti in accapattoio e ciabatte che sfilano dalle vasche saline clorate, sulle poltroncine due-trecento persone in tutto, giornalisti inclusi, ad aspettare lui, il generale. La location avrebbe dovuto essere un’altra, un grosso spiazzo all’aperto, festa di popolo. Ma si dà la colpa al meteo (pioviggina, ma poi rispunta il sole) e al chiuso il colpo d’occhio aiuta un po’. Almeno a fine giornata, quando Roberto Vannacci finalmente si palesa, con mezz’ora di ritardo, «colpa del pilota» che l’ha riportato in Italia da Strasburgo.
Sembra parecchio nervoso, Vannacci. Se la prende subito coi cronisti che gli chiedono come abbia preso il siluramento da vice-presidente dei Patrio…
VITERBO — Contrordine camerati, si va nell’hotel con la spa. La festa del vannaccismo, l’anti-Pontida che aveva (aveva) impensierito i leghisti doc, finisce così: nella sala convegni di un albergone alla periferia viterbese - e salta in mente quella battuta fulminante di un film di Dino Risi, “o Roma o Orte” - coi clienti in accapattoio e ciabatte che sfilano dalle vasche saline clorate, sulle poltroncine due-trecento persone in tutto, giornalisti inclusi, ad aspettare lui, il generale. La location avrebbe dovuto essere un’altra, un grosso spiazzo all’aperto, festa di popolo. Ma si dà la colpa al meteo (pioviggina, ma poi rispunta il sole) e al chiuso il colpo d’occhio aiuta un po’. Almeno a fine giornata, quando Roberto Vannacci finalmente si palesa, con mezz’ora di ritardo, «colpa del pilota» che l’ha riportato in Italia da Strasburgo.
Sembra parecchio nervoso, Vannacci. Se la prende subito coi cronisti che gli chiedono come abbia preso il siluramento da vice-presidente dei Patrioti, se insomma ci sia rimasto male.
«Rattristato? No. Mi avevano eletto loro, peraltro in contumacia perché non c’ero. Ma la mia vita va avanti». Punge però i lepenisti, che l’hanno impallinato tacciandolo di omofobia. «Non hanno nemmeno letto il mio libro, in francese ancora deve essere tradotto». Ma soprattutto manda segnali alla Lega. A Matteo Salvini, che non è riuscito a tenerlo lì, sulla tolda di comando dell’eurogruppo sovranista. E qui le teorie, fra le truppe vannacciane, sono due. C’è chi a mezza bocca sospetta che il segretario leghista l’abbia un po’ voluto ridimensionare, «perché dà fastidio». L’alternativa è forse perfino peggio: Salvini non è riuscito a imporlo ai suoi alleati, perché la Lega nei Patrioti è poco più di un satellite, contano Orbàn e Le Pen, quindi non può che abbozzare. Vannacci comunque non è tipo che abbozza. Infatti quando gli chiedono se è qui per farsi un partito tutto suo, lui prima ripete che «oggi sono nella Lega, il resto sono invenzioni della stampa». Poi però apre all’idea. Eccome se apre: «Un mio partito? Non lo escludo, non vedo perché dovrei escludere questa possibilità in futuro». La giornalista che lo intervista sul palco stuzzica i suoi fan: ma voi siete pronti a seguirlo in un partito suo? La risposta è un coretto: «Sììììì». Lui coglie l’assist e gigioneggia: «Non li deluderò. Chi mi ama mi segua». Applausi.
La rotta, al netto delle titubanti smentite, sembra chiara a tutti. Nella sala convegni sono piazzati maxi-poster col logo “Noi con Vannacci”, tondo come quelli sulla scheda elettorale, quasi identico al vecchio cartello “Noi con Salvini”, solo i colori sono invertiti, la scritta è blu su sfondo giallo. Vannacci poi parla da battitore libero. La tessera della Lega non l’ha presa. Attacca FI sullo Ius scholae, se la prende con Maurizio Gasparri. Tra una bordata ai commissari scelti da von der Leyen - l’esecutivo dell’Ue «si è spostato a sinistra», tesi opposta a quella sostenuta da FdI - e le solite sparate sull’omosessualità, che sarebbe «un gusto», loda i neonazisti tedeschi di Afd, cacciati persino dai Patrioti: «Non sono estremisti, hanno il 30%, li vogliono ghettizzare».
Maglietta dei supporter di Vannacci a Viterbo
In platea lo applaude uno strano mix di curiosi, ex paracadutisti, affiliati a un movimento di ultradestra, Rinascita nazionale. In prima fila c’è Gianni Alemanno, che si professa «più puro di Meloni». Si notano tanti ex leghisti: ex parlamentari come Vito Comencini, Umberto Fusco, Giuseppe Bellachioma, Edouard Ballaman, William De Vecchis che poi era transitato in Italexit di Paragone. C’è pure il sindaco di Pennabilli, Mauro Giannini, orgoglioso di essere «nato con la camicia nera, ma in senso dannunziano». Alle nove e mezza, il comizio finisce. E le truppe ripiegano nel parcheggio messo a disposizione dagli organizzatori: è un’area militare, in teoria con «divieto di accesso».