Prende il lancio di agenzia che recita: «Giovani Lega con striscione “Tajani scafista” per ius scholae». Poi Antonio Tajani cerca il destinatario in rubrica: Matteo Salvini. Inoltra, invia. E aggiunge qualcosa che suona come: «Ti sembra normale?». Sono fonti leghiste a raccontare del fastidio del leader di Forza Italia, che d’altra parte appena legge del cartellone — e dei «vaffa» — non può che bollarlo come «vergognoso». Né riduce la portata dell’incidente il fatto che il ministro delle Infrastrutture spergiuri che no, nulla sapeva del blitz dei ragazzi padani. Chissà quanto ci crede il leader azzurro, visto che gli autori della contestazione erano esponenti di spicco della galassia giovanile lombarda. Di certo, Forza Italia si fida poco. Quando esplode il caso, lo stato maggiore inizia a picchiare duro. E lo Ius scholae targato FI torna ad essere quello che ha rappresentato per tutto il mese di agosto: un chiodo piantato nella destra di governo, che imbarazza Palazzo Chigi e innervo…
Prende il lancio di agenzia che recita: «Giovani Lega con striscione “Tajani scafista” per ius scholae». Poi Antonio Tajani cerca il destinatario in rubrica: Matteo Salvini. Inoltra, invia. E aggiunge qualcosa che suona come: «Ti sembra normale?». Sono fonti leghiste a raccontare del fastidio del leader di Forza Italia, che d’altra parte appena legge del cartellone — e dei «vaffa» — non può che bollarlo come «vergognoso». Né riduce la portata dell’incidente il fatto che il ministro delle Infrastrutture spergiuri che no, nulla sapeva del blitz dei ragazzi padani. Chissà quanto ci crede il leader azzurro, visto che gli autori della contestazione erano esponenti di spicco della galassia giovanile lombarda. Di certo, Forza Italia si fida poco. Quando esplode il caso, lo stato maggiore inizia a picchiare duro. E lo Ius scholae targato FI torna ad essere quello che ha rappresentato per tutto il mese di agosto: un chiodo piantato nella destra di governo, che imbarazza Palazzo Chigi e innervosisce la Lega.
Rapporti pessimi
Sia chiaro, Tajani sa dosare i sentimenti, dunque anche questa rabbia: l’incidente è conveniente, Salvini è costretto a scusarsi, gli azzurri cavalcano questa storia e bruciano la vigilia di Pontidia. Resta il fatto che i rapporti tra i due alleati sono pessimi. E sulla cittadinanza si gioca una porzione rilevante dello scontro. La proposta dei berlusconiani è stata molto ridimensionata, ma non abbastanza da essere potabile per la Lega, anche perché introduce un principio che proprio non piace a Salvini: chi è figlio di genitori stranieri, ma non è nato in Italia, può comunque ambire al passaporto compiuti i sedici anni. A patto, c’è scritto nel testo, che risponda a tre criteri parecchio complessi: essere entrato nel Paese prima dei cinque anni, viverci legalmente per almeno dieci anni consecutivi ed aver completato la scuola dell’obbligo (elementari, medie e due anni di superiori). Ma già considerare un potenziale italiano un sedicenne approdato in Italia solo dopo la nascita sconvolge le certezze leghiste. E accende il conflitto con Forza Italia.
Decantare fino al 2025
Giorgia Meloni si mantiene più cauta, come si intuisce dalle dichiarazioni che a sera rilasciano i suoi fedelissimi. La premier ha infatti ottenuto un primo risultato: ridimensionare la proposta di FI (a ben guardare, anche la stretta per contenere la cittadinanza agli oriundi è limitata, perché si potrà chiedere anche discendendo da un bisnonno italiano). Meloni, comunque, non vuole infierire con l’alleato berlusconiano e indica ai suoi la linea: «Vedremo il testo, valuteremo». L’obiettivo è inannzitutto allontanare il problema. Il testo approderà infatti in commissione Affari costituzionali, dove il traffico è intenso: premierato e separazione delle carriere vengono prima. Dunque non si ragionerà di Ius scholae, questo almeno spera Palazzo Chigi, prima di gennaio 2025. Far decantare per non accendere conflitti, fa trapelare Meloni, «e per non favorire la sinistra».
La controproposta del Pd
Con il no della Lega, comunque, la legge di Tajani non ha speranze di essere approvata con i soli voti della maggioranza. Diverso sarebbe se la sostenesse il centrosinistra. Al momento, però, il Pd preferisce concentrarsi sulla propria proposta, che fonde Ius soli e Ius scholae: diventerebbe italiano, infatti, chi nasce in Italia da un genitore straniero che risiede regolarmente nel nostro Paese da almeno un anno, ma anche chi — sebbene non sia nato in Italia — vi sia arrivato da minorenne e abbia frequentato almeno 5 anni di scuola, compresa quella dell’infanzia.