Dagli insulti dei Giovani Padani a Tajani ai saluti romani della Gioventù meloniana: quando nel centrodestra sono i ragazzi a dire che “il re è nudo”
di Mauro Favale"So' ragazzi", si usa dire, con una certa indulgenza, dopo una bravata adolescenziale. E c'è da giurare che l'espressione tipicamente romana, divenuta un tormentone nazionale anche grazie a Striscia la notizia e ai film con Christian De Sica, sia passata per la mente del milanese Matteo Salvini che a Pontida si è trovato costretto a gestire l'ultimo - e forse più pesante - capitolo dello scontro col suo alleato centrista, Antonio Tajani. "Ius Scholae in vista, Tajani scafista", c'era scritto a caratteri cubitali su uno striscione srotolato dai "Giovani Padani", la sezione giovanile della Lega, alla tradizionale kermesse di Pontida.
Una rima baciata dal chiaro intento diffamatorio, utilizzata per sintetizzare una diatriba che va avanti da settimane, da quando in pieno agosto Forza Italia, per bocca del suo segretario, ha provato a introdurre una modifica, decisamente soft eppure deflagrante per il centrodestra, alla legge sulla cittadinanza. "Chiedo scusa a nome loro, sono quattro scem…
"So' ragazzi", si usa dire, con una certa indulgenza, dopo una bravata adolescenziale. E c'è da giurare che l'espressione tipicamente romana, divenuta un tormentone nazionale anche grazie a Striscia la notizia e ai film con Christian De Sica, sia passata per la mente del milanese Matteo Salvini che a Pontida si è trovato costretto a gestire l'ultimo - e forse più pesante - capitolo dello scontro col suo alleato centrista, Antonio Tajani. "Ius Scholae in vista, Tajani scafista", c'era scritto a caratteri cubitali su uno striscione srotolato dai "Giovani Padani", la sezione giovanile della Lega, alla tradizionale kermesse di Pontida.
Una rima baciata dal chiaro intento diffamatorio, utilizzata per sintetizzare una diatriba che va avanti da settimane, da quando in pieno agosto Forza Italia, per bocca del suo segretario, ha provato a introdurre una modifica, decisamente soft eppure deflagrante per il centrodestra, alla legge sulla cittadinanza. "Chiedo scusa a nome loro, sono quattro scemi", ha dovuto scandire davanti alle telecamere Salvini che pure conosce bene il sottobosco del movimento giovanile della Lega che ha guidato tra il 1998 e il 2002. "Quattro scemi", però, con incarichi di peso nel partito e negli enti locali che, oltre allo striscione, hanno scelto di recapitare un bel "vaffa" sempre ai danni di Tajani, bersaglio nell'ultimo periodo di non tanto più articolate critiche anche da parte dei leghisti più "adulti".
Un anno fa, sempre a Pontida, ancora una volta i Giovani Padani avevano lanciato il coro "Secessione, secessione", parola d'ordine della Lega di un tempo, silenziata dal dibattito pubblico anche per non pregiudicare il cammino dell'Autonomia differenziata scritta da Roberto Calderoli. E dunque: se "la voce dal sen fuggita" ai ragazzi della Lega sul "sacro pratone" non fosse altro che un concentrato di ciò che serpeggia nel partito e che i più grandi, per "convenienza" o, semplicemente per tattica politica non possono più dire? Lo stesso ragionamento, sempre quest'anno, era stato affacciato quando l'inchiesta di Fanpage su Gioventù nazionale, la "cantera" dei giovani di Fratelli d'Italia, aveva smascherato i saluti romani, le apologie del fascismo, le nostalgie per il passato, le battutacce antisemite che circolavano tra i dirigenti under 30 del primo partito italiano. In quell'occasione, dopo le invettive contro l'inchiesta ("Metodi da regime, in pericolo la democrazia"), la leader Giorgia Meloni era stata costretta ad avviare un fumoso repulisti e a scrivere in una lettera ai "quadri" di FdI per dire che "non c’è spazio, in Fratelli d’Italia, per posizioni razziste o antisemite, come non c’è spazio per i nostalgici dei totalitarismi del ‘900, o per qualsiasi manifestazione di stupido folklore", omettendo, a proposito di folklore, ad esempio i busti di Mussolini conservati (e rivendicati) nella sua abitazione dal presidente del Senato Ignazio La Russa. E dimenticando che lei stessa aveva guidato Azione giovani (di cui Gioventù nazionale è l'erede) dal 2004 al 2009, dopo una lunga militanza durante la quale nel 1996, a 19 anni, in un'intervista tv, aveva definito Benito Mussolini "un buon politico il migliore degli ultimi 50 anni". Erano certamente altri tempi: Giorgio Almirante - che di sé diceva "la parola fascista ce l'ho scritta in fronte" - era morto da meno di 10 anni. Le "intemperanze" dei giovani, insomma, finiscono per nutrirsi dei discorsi degli adulti che spesso hanno meno libertà di dire le cose come stanno.
Il rovescio della medaglia, però, è rappresentato dalla bufera politica che i "ragazzi" provocano con le loro iniziative e che costringono i "grandi" a imbarazzate prese di distanza. D'altra parte, specie in FdI, grande libertà di manovra è stata concessa ai giovani del partito che, utilizzando il marchio della festa di Atreju, hanno messo nel mirino delle loro "goliardate" alleati e avversari, finendo per essere sempre "perdonati" perché "so' ragazzi". Ma anche nelle favole la verità arriva grazie alla "voce dell'innocenza": è sempre un bambino a dire davanti a tutti che "il re è nudo". E se questo vale anche per la politica basta andarsi a rileggere le parole di Salvini dopo le scuse a Tajani che chiude a qualsiasi Ius Scholae: "Non è la priorità", dice. Un'espressione da politico navigato che sa fin dove può spingersi senza pregiudicare la tenuta della coalizione. Tanto, a dire le cose come stanno nel centrodestra ci pensano "i ragazzi".