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“Libertà di stampa in declino sotto il governo Meloni”. L’allarme del Reuters Institute di Oxford

(agf)

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Citando due rapporti indipendenti, statistiche e testimonianze, il più autorevole centro studi europeo sul giornalismo segnala l’aumento delle interferenze politiche nei confronti della Rai, le pressioni sui giornali d’opposizione, le minacce di azioni legali contro singoli cronisti.
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LONDRA – Sotto il governo di destra guidato da Giorgia Meloni, cresce il timore che in Italia la libertà di stampa sia “in declino”. È quanto afferma il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’università di Oxford. Citando due rapporti indipendenti, statistiche e testimonianze, il più autorevole centro studi europeo sul giornalismo segnala con allarme l’aumento delle interferenze politiche nei confronti della Rai, le pressioni sui giornali d’opposizione, le minacce di azioni legali contro singoli cronisti.

Scritto da Marina Adami, una giornalista italiana che ha lavorato a Bruxelles al sito di informazione Politico Europe e a Londra per varie testate locali, l’articolo pubblicato dal Reuters Institute sottolinea che il nostro Paese è attualmente 46esimo su 180 nel Press Freedom Index, l’indice della libertà di stampa a livello internazionale compilato dall’organizzazione Reporters Without Borders: una posizione deludente per una nazione del G7 e un calo di cinque posti in c…

LONDRA – Sotto il governo di destra guidato da Giorgia Meloni, cresce il timore che in Italia la libertà di stampa sia “in declino”. È quanto afferma il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’università di Oxford. Citando due rapporti indipendenti, statistiche e testimonianze, il più autorevole centro studi europeo sul giornalismo segnala con allarme l’aumento delle interferenze politiche nei confronti della Rai, le pressioni sui giornali d’opposizione, le minacce di azioni legali contro singoli cronisti.

Scritto da Marina Adami, una giornalista italiana che ha lavorato a Bruxelles al sito di informazione Politico Europe e a Londra per varie testate locali, l’articolo pubblicato dal Reuters Institute sottolinea che il nostro Paese è attualmente 46esimo su 180 nel Press Freedom Index, l’indice della libertà di stampa a livello internazionale compilato dall’organizzazione Reporters Without Borders: una posizione deludente per una nazione del G7 e un calo di cinque posti in classifica rispetto all’anno precedente. “È importante sottolineare che l’Italia ha ancora un’informazione variegata ed è un Paese relativamente sicuro per i giornalisti”, scrive l’autrice (ora redattrice digitale del Reuters Institute), “ma ci sono segnali di un potenziale arretramento democratico, spronato da iniziative di governo che potrebbero creare un futuro meno pluralistico per i media nazionali”.

L’articolo parte dalla censura del monologo sul fascismo di Antonio Scurati che doveva essere trasmesso dalla Rai in occasione del 25 aprile, per citare poi altri casi: le dimissioni di Carlo Fuortes da amministratore delegato della Rai per il suo rifiuto di accettare nomine imposte dalla politica, l’aumento delle cause per diffamazione contro giornalisti dell’opposizione, le forme di intimidazione contro giornalisti di alto profilo, tra cui Roberto Saviano. Viene poi riportato l’allarme sullo stato della libertà di stampa in Italia lanciato da due recenti rapporti: il Rule of Law Report della Commissione Europea e quello del Media Freedom Rapid Response, entrambi fortemente critici sulla proprietà dei media, sulle minacce giudiziarie ai giornalisti e sul sistema di governo della Rai.

L’analisi del Reuters Institute ricorda inoltre le aspre critiche espresse dalla stessa premier Meloni al rapporto della Commissione Europea, accusato di avere raccolto soltanto informazioni dei giornali della sinistra, come La Repubblica, Il Fatto, Domani, una tesi fermamente smentita dai suoi autori. E riporta il commento di Renate Schroeder, direttrice della European Federation of Journalists, sulla censura a Scurati: “Un’intrusione senza precedenti nella politica editoriale della Rai”.

Fra i giornalisti italiani interpellati sull’argomento, l’articolo riporta il parere di Gianni Riotta, nella sua qualità di ex-direttore del Sole 24 ore e del Tg1, accademico ed editorialista: “La destra italiana sogna di rovesciare la presunta egemonia culturale della sinistra, un falso mito in un Paese governato per mezzo secolo dalla Democrazia Cristiana e per vent’anni da Silvio Berlusconi. Non credo che siamo di fronte a un piano segreto o un’agenda nascosta da parte del governo, ma assistiamo al crescente indebolimento dei media tradizionali e alla diffusione della disinformazione online. È grave quando i cliché sulla Russia, sulla pandemia, sull’Ucraina, vengono riecheggiati dal governo”. Senza minimizzare l’allarmismo sul futuro della libertà di stampa in Italia, Riotta sottolinea tuttavia la perdurante capacità dei media di qualità nell’indagare il potere e chiamarlo alle sue responsabilità, come nel recente caso che ha portato alle dimissioni del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano: “Un’intervista da record lunga ben 15 minuti al Tg1, e la programmazione rivoltata per lui, non sono bastati a salvarlo”.

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