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L’atto d’accusa dei vescovi: “I migranti non sono pacchi”

L’atto d’accusa dei vescovi: “I migranti non sono pacchi”
(ansa)
Il vicepresidente della Cei, Savino: “Attenti

allo scontro tra poteri la democrazia rischia”

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I migranti non sono «pacchi da sbattere da una parte all’altra» e uno scontro tra governo e magistratura mette «a rischio la democrazia». Sulla vicenda dei centri di detenzione in Albania interviene la Conferenza episcopale italiana. A dare voce alla preoccupazione dei vescovi è monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei per il sud Italia, che con il suo consueto franco parlare boccia su tutta la linea l’operazione del governo Meloni appena smontata dal tribunale di Roma: «I migranti sono fratelli e sorelle con la loro dignità, non pacchi da sbattere da una parte all’altra», dice il vescovo di Cassano all’Jonio all’agenzia Ansa, «tra l’altro col maltempo e il mare grosso, chissà quanto hanno sofferto».

Se nei mesi scorsi tra Cei ed esecutivo c’erano state scintille su autonomia differenziata e premierato, la difesa dei migranti è un terreno di scontro ricorrente e vede il mondo cattolico, dal Papa all’associazionismo cattolico (il centro Astalli, la comunità di Sant’Egidio, le parrocchie, la Caritas, la Cei del cardinale Matteo Zuppi) da sempre mobilitato. E, ora, particolarmente allarmato dalla soluzione albanese. Una preoccupazione «pastorale», puntualizza monsignor Savino, i vescovi «non vogliono essere tirati dalla giacchetta, anzi dalla talare», ma non possono tacere quando è in questione «la dignità delle persone».

A fine agosto era stato il Papa a tuonare: nel Mediterraneo «i migranti di oggi non dovrebbero esserci», aveva detto, «ma non è attraverso leggi più restrittive, non è con la militarizzazione delle frontiere, non è con i respingimenti che otterremo questo risultato». Non a caso Bergoglio non perde occasione di elogiare i «buoni samaritani» come Mediterranea Saving Humans e anche quest’anno Luca Casarini partecipa al Sinodo in corso in Vaticano. Non sono i centri in Albania la strada giusta per la Chiesa, ma una governance internazionale, canali legali di ingresso, politiche di integrazione. «Siamo passati dai muri alle prigioni», ha detto già nei giorni scorsi monsignore Giancarlo Perego, presidente di Migrantes. «Era abbastanza ovvio che una procedura così accelerata, senza considerare tutti elementi, comportasse questo rischio», dice ora monsignor Savino.

Che non apprezza gli attacchi della maggioranza alla magistratura: «Come cittadino e come pastore chiedo di stare attenti allo scontro tra poteri perché quando i poteri non si rispettano reciprocamente il cuore della democrazia è a rischio». Senza dimenticare un aspetto più pragmatico: «Si chiedono sacrifici agli italiani, dispiace per quei soldi buttati via».

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