Quello di Goffredo Bettini sarebbe un caso da studiare in qualche scuola di comunicazione, ce ne sarà pure una adatta. Da anni non ha più un incarico ufficiale né ufficioso nel Partito democratico, eppure in molti restano convinti che Bettini organizzi e disponga, trami e decida. Più lui smentisce di avere un potere, più si alimenta la leggenda del suo ruolo occulto: un Richelieu capitolino, un Andreotti della sinistra, un Cuccia del campo largo. «Ma Cuccia – sorride Bettini – agiva in silenzio. Io sono il contrario: scrivo libri, faccio interviste e dico sempre tutto in pubblico. Faccio politica da quando ho 14 anni, sono tutto politico e la politica la sogno anche di notte. Se mi si leva la possibilità di intervenire nel dibattito pubblico, mi si ammazza».
Quello di Goffredo Bettini sarebbe un caso da studiare in qualche scuola di comunicazione, ce ne sarà pure una adatta. Da anni non ha più un incarico ufficiale né ufficioso nel Partito democratico, eppure in molti restano convinti che Bettini organizzi e disponga, trami e decida. Più lui smentisce di avere un potere, più si alimenta la leggenda del suo ruolo occulto: un Richelieu capitolino, un Andreotti della sinistra, un Cuccia del campo largo. «Ma Cuccia – sorride Bettini – agiva in silenzio. Io sono il contrario: scrivo libri, faccio interviste e dico sempre tutto in pubblico. Faccio politica da quando ho 14 anni, sono tutto politico e la politica la sogno anche di notte. Se mi si leva la possibilità di intervenire nel dibattito pubblico, mi si ammazza».
In questa situazione si ripete da anni un fatto quasi divertente, anche se il diretto interessato non approverà l’aggettivo. Ogni volta che in autunno Bettini festeggia il compleanno con i suoi amici, siccome alcuni di questi sono leader di partito (tipo Giuseppe Conte), ex leader di partito (tipo Massimo D’Alema, che quest’anno non c’era), politici di lungo corso (tipo Dario Franceschini), nei giorni successivi i pettegolezzi politici si impennano e alcuni finiscono sui giornali in forma di retroscena. Qualche anno fa, per esempio, si sparse la voce che durante la festa si erano decise tutte le nomine Rai. Stavolta, invece, si è detto che tra un brindisi e l’altro è stato chiuso il patto su chi deve essere il prossimo presidente dell’Anci, l’associazione che rappresenta i comuni italiani di ogni dimensione e colore. Anzi, “si è detto” è un’espressione troppo generica. L’ha detto chiaro e tondo Beppe Sala: «La presidenza dell’Anci – ha dichiarato il sindaco di Milano – non si può decidere nel salotto di Bettini». Bettini non l’ha presa bene e ha risposto con un comunicato nel quale ha evitato di spendere un argomento non privo di una qualche pertinenza: «Casa mia è così piccola che il salotto non c’è». Infatti la festa di quest’anno, celebrata con un mese di anticipo sul genetliaco che è il 5 novembre (Bettini sarà fuori dall’Italia in quei giorni), è stata ospitata a casa di una coppia di amici, Barbara Palombelli e Francesco Rutelli. Ma prima di andare avanti, un rapido riassunto del caso Anci.
Tra meno di un mese l’Assemblea dell’Anci si riunirà per decidere il successore di Antonio Decaro, ex sindaco di Bari nel frattempo eletto all’Europarlamento. Il Pd ha una storica e tuttora solida maggioranza nel governo dei Comuni e quindi il presidente sarà ancora una volta un dem. Il problema è che i candidati in campo sono due – Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, e Stefano Lo Russo, sindaco di Torino – e la spaccatura, invece di comporsi, è degenerata in scontro frontale, anche un po’ Nord contro Sud. Sala, che tifa per Lo Russo, è intervenuto sulla faccenda proprio dopo aver letto un retroscena che presentava la festa di Bettini come la sede dove sarebbe stato siglato il patto per spostare il Pd su Manfredi, che era tra gli invitati. «Perché Gaetano è un mio amico da anni», dice Bettini. E Roberto Gualtieri, altro invitato? «Idem». E Dario Franceschini? «Un uomo del quale ammiro l’intelligenza. Non nego di aver ragionato con lui della possibilità di creare nel Pd un’area politica ampia e plurale a sostegno del nuovo corso, ma figuriamoci se gli ho parlato dell’Anci. Anzi, lo dico meglio: non una parola sul tema è stata detta nel corso della festa». Si lamenta Sala: a nome di chi parla Bettini? «A nome mio, ovviamente, e non ho certo messo in discussione il diritto di Sala a esprimersi sull’Anci. Ho solo detto che, mentre si organizza l’opposizione all’autonomia differenziata, non mi pare che la contrapposizione Nord-Sud sia il criterio adatto a discutere del tema». Obietta ancora Sala: perché Bettini non ha smentito i retroscena sulla festa? «Ma io non smentisco mai i retroscena, a meno che non siano calunniosi o insultanti. Né mi aspetto che lo facciano altri. L’altro giorno qualcuno ha scritto che io non sono simpatico al gruppo dirigente del Nazareno. Mica ho chiamato Schlein per dire: segretaria, devi smentire!». E quand’è allora che Bettini chiama Schlein? «Mai. È noto il mio sostegno, ma con lei ho parlato mezz’ora in tutta la mia vita, pochi giorni fa alla presentazione del libro di Franceschini».
Bettini è un politico amato da tanti e inviso ad altri. «Ne sono consapevole, ma sono nella fase del disincanto leopardiano. L’altro giorno ho letto la notizia su una galassia a miliardi di anni luce. Non siamo niente. Niente». Vallo a dire ai maggiorenti del Pd. Dice Bettini: «Ho avuto in passato un ruolo in momenti di svolta. A Roma quando candidammo Rutelli sindaco. Con Veltroni alla nascita del Pd. Ma mai nella mia vita ho subito il brivido del potere. Un po’ per la mia ritrosia ad assumere cariche elettive, un po’ anche per snobismo. Qualche anno fa mi capitò di litigare con una personalità di cui non voglio fare il nome. Gli scrissi una lettera: lei avrà anche i miliardi, ma la mia famiglia ha 500 anni di storia».