ROMA — Sembra proprio l’anticamera della defenestrazione finale al congresso rifondativo del M5S di fine novembre, quando la tanto decantata democrazia diretta potrebbe mettere alla porta il fondatore, cioè Beppe Grillo. Nel frattempo, Giuseppe Conte, parlando con Bruno Vespa per il suo ultimo libro, taglia i fondi per il garante. La sua consulenza in comunicazione da 300 mila euro al partito non verrà rinnovata, perché «Grillo — le parole del presidente — sta portando avanti atti di sabotaggio compromettendo l’obiettivo di liberare energie nuove», ed è «responsabile di una controcomunicazione che fa venire meno le ragioni di una collaborazione».
Per il garante non è una doccia fredda, da settimane la mannaia era nell’aria. Né il comico genovese ha fatto nulla per evitarla: dalla scorsa estate beppegrillo.it è diventato un sito di contropotere del Movimento, con in bella vista il claim “riprendiamoci le nostre battaglie” e la cosiddetta “bacheca del mugugno”, cioè le lettere di attivi…
ROMA — Sembra proprio l’anticamera della defenestrazione finale al congresso rifondativo del M5S di fine novembre, quando la tanto decantata democrazia diretta potrebbe mettere alla porta il fondatore, cioè Beppe Grillo. Nel frattempo, Giuseppe Conte, parlando con Bruno Vespa per il suo ultimo libro, taglia i fondi per il garante. La sua consulenza in comunicazione da 300 mila euro al partito non verrà rinnovata, perché «Grillo — le parole del presidente — sta portando avanti atti di sabotaggio compromettendo l’obiettivo di liberare energie nuove», ed è «responsabile di una controcomunicazione che fa venire meno le ragioni di una collaborazione».
Per il garante non è una doccia fredda, da settimane la mannaia era nell’aria. Né il comico genovese ha fatto nulla per evitarla: dalla scorsa estate beppegrillo.it è diventato un sito di contropotere del Movimento, con in bella vista il claim “riprendiamoci le nostre battaglie” e la cosiddetta “bacheca del mugugno”, cioè le lettere di attivisti o ex contro le 5 Stelle di Conte. «A noi non risulta, il contratto è in essere. Ad oggi non c’è nessuna comunicazione a riguardo», è stata la risposta dello staff di Grillo. Ma la ragione è semplice: il rinnovo del contratto inaugurato nel 2022 non è automatico, basterà quindi attendere il termine naturale di fine anno, senza neanche bisogno di avvertire.
Sembra passata un’epoca da quando Conte decise di finanziare il garante del M5S con un contratto di fatto mai rispettato. Fu una super mancia per tenerlo buono. All’epoca nel Movimento c’era ancora Luigi Di Maio, era ministro degli Esteri, draghiano per eccellenza, e mancava poco alla scissione, per lui finita malissimo.
Allora, l’ex presidente del Consiglio non poteva permettersi di avere contro il comico. Il tesoriere del partito, Claudio Cominardi, vicino a Grillo, garantiva l’operazione. Ma se già prima del nuovo scontro fra i due si andava a vedere ciò che produceva in termini di contenuti l’ex blog, cioè la principale vetrina comunicativa di Grillo, il M5S di fatto non esisteva più. C’erano alcuni temi e personaggi vicini al Movimento, questo sì. Ma del simbolo dei 5 Stelle, o di inviti al voto, non c’era traccia. Insomma, era chiaro a tutti che quei soldi avessero un’altra funzione. Ormai da tempo la partecipazione di Grillo a eventi pubblici del Movimento si era rarefatta, ridotta a minuscoli spot non sempre utili, condita di frecciatine al già “avvocato del popolo”. Una disaffezione plateale, come quando nella sua Genova al voto per il Comune, nel 2021, il comico disertò addirittura le urne. E anche adesso, per le regionali in Liguria, Grillo si è rintanato davanti al pc a casa propria, una villa vista mare sulla collina di Sant’Ilario.
«Non c’è gratitudine. A causa del proprio narcisismo c’è chi non si chiede come è arrivato fin qui. Senza Grillo non esisterebbe il Movimento», protesta Danilo Toninelli, uno dei pochissimi rimasti nel M5S a difendere la figura del fondatore. Anche Virginia Raggi gli è vicina, aveva tentato di coinvolgere Alessandro Di Battista in un progetto di riconquista ma “Dibba” ha gentilmente declinato: per lui il Movimento è una storia chiusa. Un altro ex silurato da Conte, come Davide Casaleggio che scherza amaro a Un giorno da pecora: «Ne resterà solo uno. Ma di elettore... Comunque singolare che Conte dica queste cose a Vespa». Ora, messa la parola fine sulla questione economica, resta quella politica. Il 23 e 24 novembre l’assemblea costituente voterà diverse proposte, da formalizzare: nome, simbolo, limite dei due mandati, poteri e funzioni del presidente ma anche del garante sono in discussione. La base dirà la sua sul futuro del M5S.