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M5S, la replica di Conte a Grillo: “Un padre dà vita, non morte”

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L’ex premier da Cesena ribadisce: “No a concezioni padronali, noi non molliamo”. E i 300 saggi chiedono di superare i due mandati
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Adesso sulle scrivanie dei 5Stelle sono approdati anche i manuali di diritto ereditario. Il Movimento è sempre stato avvezzo ai cavilli, agli scontrini, ai contratti e agli statuti, ma ora si è in una fase successiva che potrebbe avere il suo apice in tribunale.

Giuseppe Conte ha deciso di rispondere a Beppe Grillo che sabato ha rivendicato il diritto all’estinzione di M5S. Quindi da Cesena, in tour elettorale in giro per l’Emilia Romagna e mentre le urne sono aperte in Liguria, l’ex premier, un po’ presidente e un po’ avvocato, va all’attacco: «Un padre ha il diritto a dare la vita, non a dare la morte ai figli. Non esiste la possibilità che uno si arroghi il diritto, con prepotenza, di determinare l’estinzione».

Non solo. Il movimento appartiene agli iscritti, rivendica Conte, e non a un padre-padrone: «Le concezioni padronali non si giustificano per le forze politiche». E come se non bastasse: «Siamo determinati, non molliamo di un centimetro». Il riferimento, in questo caso, è …

Adesso sulle scrivanie dei 5Stelle sono approdati anche i manuali di diritto ereditario. Il Movimento è sempre stato avvezzo ai cavilli, agli scontrini, ai contratti e agli statuti, ma ora si è in una fase successiva che potrebbe avere il suo apice in tribunale.

Giuseppe Conte ha deciso di rispondere a Beppe Grillo che sabato ha rivendicato il diritto all’estinzione di M5S. Quindi da Cesena, in tour elettorale in giro per l’Emilia Romagna e mentre le urne sono aperte in Liguria, l’ex premier, un po’ presidente e un po’ avvocato, va all’attacco: «Un padre ha il diritto a dare la vita, non a dare la morte ai figli. Non esiste la possibilità che uno si arroghi il diritto, con prepotenza, di determinare l’estinzione».

Non solo. Il movimento appartiene agli iscritti, rivendica Conte, e non a un padre-padrone: «Le concezioni padronali non si giustificano per le forze politiche». E come se non bastasse: «Siamo determinati, non molliamo di un centimetro». Il riferimento, in questo caso, è alle elezioni regionali ma sono frasi che vanno inquadrate all’interno di un Movimento che ormai guarda oltre la figura del garante e punta a cambiare una per una tutte quelle che sono state le regole auree per oltre dieci anni.

Per questo, con il passare delle settimane, il duello a distanza tra Conte e Grillo, fatto anche di lettere firmate da avvocati, si fa sempre più intenso con l’avvicinarsi dell’assemblea costituente del 23 e 24 novembre. L’ultimo passo del percorso che, attraverso il coinvolgimento di iscritti e non, vuole rifondare il Movimento.

Sabato scorso si è concluso infatti il lavoro dei 300 saggi estratti a sorte a cui si sono aggiunti trenta esperti. Presto sarà redatto un documento con diverse proposte da portare in assemblea così da concludere il «confronto deliberativo» che coinvolge il ruolo del garante, il simbolo e il nome del Movimento. In molti hanno chiesto di ridimensionare i poteri di Grillo e lo dimostra anche la decisione di Conte di non rinnovare il contratto di consulenza da 300 mila euro. Potrebbero essere apportate anche alcune modifiche al simbolo ma il presidente non ha alcuna intenzione di lasciarlo al fondatore. Anzi, secondo una scrittura privata, Grillo non potrebbe rivendicare più alcun diritto.

I saggi, seppur con sfumature diverse, durante l’ultima riunione, forse anche la più importante, hanno dato inoltre la picconata definitiva al totem intoccabile dei 5Stelle, cioè il limite dei due mandati che non permette una terza candidatura se già si è stati nelle istituzioni due volte. Grillo lo ha sempre difeso ma nella «guida alla discussione», che gli esperti della società “Avventura Urbana” hanno preparato sul tema, si legge che «rischia di penalizzare il Movimento, perché è l’unico partito che lo adotta. Produce una dispersione di competenza e perché due mandati sono ritenuti un periodo troppo breve per riuscire a valutare i risultati del lavoro che viene svolto dagli eletti». La soluzione? «È stato suggerito di abolire il limite dei due mandati e di introdurre regole che permettano un terzo o più mandati, in seguito a una valutazione delle competenze e dei risultati conseguiti o subordinati a una votazione interna per chi intenda ricandidarsi». Una presa di distanza molto netta da parte di Conte che non vuole solo emanciparsi dal padre, ma estrometterlo del tutto dalla nuova vita M5s.

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