Meloni esulta: “Bucci una mia scelta, ho vinto contro tutti”. Ma FdI dimezza i voti
di Tommaso CiriacoLa premier Giorgia Meloni alla chiusura della campagna elettorale per Marco Bucci
ROMA — Quando nel febbraio 2024 uscì sconfitta dalle regionali in Sardegna, Giorgia Meloni confidò al cerchio magico un timore che minava le sue certezze: aver perso “il tocco”. Era stata lei a indicare contro tutti Paolo Truzzu come governatore, fallendo clamorosamente. Poche settimane dopo, la vittoria in Abruzzo sanò la ferita. In Liguria la presidente del Consiglio ha azzardato di nuovo. Ha imposto Marco Bucci, ancora una volta contro gli alleati. E contro Giovanni Toti. Per convincere al telefono il sindaco di Genova a candidarsi, la premier ha dovuto toccare corde delicate, a causa della malattia resa pubblica dallo stesso Bucci: «Ho bisogno di te, ti chiedo di fare uno sforzo per me. Ne ho bisogno, non sappiamo come uscirne». Il primo cittadino ha obbedito. Il centrodestra ha vinto. E adesso Meloni stappa e brinda: «È una mia vittoria, ho assunto la responsabilità da sola e contro tutti – ha scritto in serata ad alcuni membri del cerchio magico, affinché diffondessero il messag…
ROMA — Quando nel febbraio 2024 uscì sconfitta dalle regionali in Sardegna, Giorgia Meloni confidò al cerchio magico un timore che minava le sue certezze: aver perso “il tocco”. Era stata lei a indicare contro tutti Paolo Truzzu come governatore, fallendo clamorosamente. Poche settimane dopo, la vittoria in Abruzzo sanò la ferita. In Liguria la presidente del Consiglio ha azzardato di nuovo. Ha imposto Marco Bucci, ancora una volta contro gli alleati. E contro Giovanni Toti. Per convincere al telefono il sindaco di Genova a candidarsi, la premier ha dovuto toccare corde delicate, a causa della malattia resa pubblica dallo stesso Bucci: «Ho bisogno di te, ti chiedo di fare uno sforzo per me. Ne ho bisogno, non sappiamo come uscirne». Il primo cittadino ha obbedito. Il centrodestra ha vinto. E adesso Meloni stappa e brinda: «È una mia vittoria, ho assunto la responsabilità da sola e contro tutti – ha scritto in serata ad alcuni membri del cerchio magico, affinché diffondessero il messaggio fuori – La sinistra le ha provate tutte, in queste settimane. Li faccio impazzire».
In effetti, la battaglia in Liguria si era trasformata in un bivio da brividi. Da una parte, il rischio di subire un fragoroso 0-3 (a breve si vota in Umbria ed Emilia Romagna). Dall’altra, la possibilità di cavalcare un successo non scontato e, per questo, capace di generare un “effetto domino” positivo sulle prossime tornate elettorali. I sondaggi in mano al centrodestra, infatti, consegnano una partita apertissima in Umbria, dove Donatella Tesei può confermarsi dopo la vittoria del 2019. Potrebbe riuscirci sfruttando soprattutto l’onda lunga di Bucci.
Non tutto, a dire il vero, ha funzionato. Fratelli d’Italia, soprattutto, ha subito un brusco calo, passando dal 26,8% delle Europee di giugno al 15% di ieri. Certo, ci sono le liste del candidato presidente Bucci a sottrarre consenso. Ma resta il fatto che i meloniani si fermano a poco più della metà dei voti del Pd, che supera il 28%.
Resta comunque il valore di una vittoria non scontata. Le dimissioni di Toti avevano aperto una faida tutta interna al centrodestra. L’idea originaria era quella di candidare un tecnico. Un nome “civico” in grado di far dimenticare gli scandali. Presto si è compreso che non ci sarebbe stata storia. Ma lo snodo decisivo è stato un altro: Meloni ha deciso, da sola, di stroncare l’opzione di schierare Ilaria Cavo, fedelissima del governatore uscente. Una mossa non scontata, che ha portato frutti.
E d’altra parte la premier voleva fortissimamente conquistare la Liguria, anche per un banale calcolo politico: dimostrare che le recenti inchieste giornalistiche e la flessione nei sondaggi (lieve, a dire il vero) non avevano intaccato la capacità del centrodestra di continuare a vincere nei territori. Non che fosse particolarmente preoccupata dal caso Sangiuliano, né dalle difficoltà del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che hanno monopolizzato le ultime settimane. Semmai, la premier temeva – e continua a temere – che la penuria di risorse della legge di bilancio finisse per fiaccare il consenso della destra.
Per riuscire nell’impresa, ha dovuto azzardare due mosse. Della prima si è detto: convincere Bucci a correre comunque. Il sindaco ha accettato, strappando la terza vittoria consecutiva in un’elezione locale: il trionfo, sia pure di misura, è in gran parte merito suo. La seconda decisione di Meloni è però ancora più cinica: espellere il ricordo di Toti dalla corsa elettorale. Una scelta portata alle estreme conseguenze venerdì scorso, quando i leader del centrodestra si sono ritrovati per il comizio finale nel capoluogo ligure. Meloni ha preteso che Toti non salisse sul palco. E ha “dimenticato” di citarlo (a differenza di Matteo Salvini, che ieri ha pure lodato il governatore uscente per aver contribuito al successo). Non c’è da stupirsi, d’altra parte: a scandalo appena scoppiato, la presidente del Consiglio aveva evitato di sconfessare pubblicamente il governatore, chiedendogli solo di dimostrarsi innocente. La successiva decisione di patteggiare l’aveva dunque spiazzata, facendole superare ogni cautela diplomatica.
Bucci alle urne: "Candidato presidente? Oggi chiamatemi Marco"
A sera, Palazzo Chigi brinda. «Il centrosinistra diceva di avere la vittoria in tasca - si esalta Giovanni Donzelli - e si schianta ancora una volta contro la realtà». Di certo, per la gioia della premier il campo progressista certifica il peso delle sue divisioni, gli esiti nefasti dei veti e delle faide fratricide: Conte contro Renzi, Grillo contro Conte, il Pd in mezzo. In effetti, un dono inestimabile che preserva la destra al governo, nonostante le tensioni. «Stanno impazzendo», se la gode Meloni.