Allarme Umbria nel centrosinistra. “Sbagliato scegliere Conte o Renzi”
di Concetto VecchioROMA – La grande paura. Affondare pure in Umbria. E quindi perdere il trittico delle Regioni 2-1, con la sola vittoria in Emilia-Romagna. Nei piani alti del centrosinistra si scruta con crescente inquietudine il cimento del 17 e 18 novembre. Ce la farà la civica Stefania Proietti, 39 anni, l’ingegnere ambientale che ha saputo conquistare due volte il bastione moderato di Assisi a strappare la Regione alla leghista Donatella Tesei? I sondaggi riecheggiano pericolosamente quel che è avvenuto in Liguria. È testa a testa. Col centrodestra in leggero vantaggio. E la differenza potrebbe farla il sindaco descamisado di Terni, Stefano Bandecchi, reclutato in persona da Giorgia Meloni dicono i beninformati. Il tre per cento, di cui è accreditato, potrebbe rappresentare il gol decisivo. «È una partita aperta, possiamo vincere», ostenta ottimismo il senatore del Pd Walter Verini, umbro di Città di Castello. Calma e gesso.
Insomma. Il day after ligure è amarissimo. Che fare? Le macerie ingom…
ROMA – La grande paura. Affondare pure in Umbria. E quindi perdere il trittico delle Regioni 2-1, con la sola vittoria in Emilia-Romagna. Nei piani alti del centrosinistra si scruta con crescente inquietudine il cimento del 17 e 18 novembre. Ce la farà la civica Stefania Proietti, 39 anni, l’ingegnere ambientale che ha saputo conquistare due volte il bastione moderato di Assisi a strappare la Regione alla leghista Donatella Tesei? I sondaggi riecheggiano pericolosamente quel che è avvenuto in Liguria. È testa a testa. Col centrodestra in leggero vantaggio. E la differenza potrebbe farla il sindaco descamisado di Terni, Stefano Bandecchi, reclutato in persona da Giorgia Meloni dicono i beninformati. Il tre per cento, di cui è accreditato, potrebbe rappresentare il gol decisivo. «È una partita aperta, possiamo vincere», ostenta ottimismo il senatore del Pd Walter Verini, umbro di Città di Castello. Calma e gesso.
Insomma. Il day after ligure è amarissimo. Che fare? Le macerie ingombrano il campo largo. Per la prima volta Elly Schlein ha dovuto sorbirsi una critica da un membro della segreteria, messa nero su bianco su Facebook dal riformista Alessandro Alfieri: «È stato un errore politico pensare che si dovesse scegliere tra il 6 per cento di Conte e il 2 per cento di Renzi dei sondaggi». Cara Elly, dovevi mediare, tenere insieme tutto. Ecco il messaggio. Invece il no a Renzi, ragiona Alfieri, è stato percepito come uno stop ai centristi. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha usato parole analoghe, lamentando l’assenza dei liberal. «Non ci si può appiattire su un Movimento che è sotto al 5 per cento soprattutto al Nord». «Serve un centrosinistra nuovo, capace di vincere», gli ha fatto eco il presidente del partito, Stefano Bonaccini.
I renziani, esclusi in Liguria dal diktat di Conte, hanno un diavolo per capello. Enrico Borghi se l’è presa con Goffredo Bettini, il dottor Sottile del contismo. Bettini si augura che il Movimento «chiuda la parte della sua storia ormai esaurita e ne costruisca una nuova». Ma quale? Che ceti rappresentano?
Ieri a Montecitorio Elly Schlein ha lasciato di gran corsa gli Stati generali sulla sicurezza sul lavoro per correre a un’iniziativa sui migranti all’ex Mattatoio, a Testaccio. Lunedì sera aveva detto che il Pd aveva «dato il massimo». Primo partito. Trenta per cento sfiorato. Numero da Pci. Ma che farsene se poi gli alleati si azzuffano tra loro? «In Liguria si è pagato lo scontro nel M5S. L’ex Morra ha preso 5mila voti. Hanno pesato», ragiona il vicepresidente dei deputati, Toni Ricciardi, vicino alla segretaria. «Abbiamo l’obbligo di essere testardamente unitari».
Sia chiara una cosa. La polemica sul futuro della coalizione rimane dentro toni garbati, perché, come ricorda Bonaccini, «ogni sforzo deve essere speso per vincere le prossime sfide». In Umbria, per fortuna, il campo è larghissimo. Non manca nessuno, dal M5S a Italia viva, seppur senza simbolo. Sette liste, di cui quattro civiche. «La coalizione si è unita attorno al mio nome addirittura prima che accettassi la candidatura», ricorda ora Stefania Proietti. I candidati di Matteo Renzi sono ospitati in una lista chiamata Civici umbri. «Alle Europee abbiamo preso cinquemila voti. Senza il centro non si vince», assicura il presidente renziano Massimo Gnagnarini. Qui persino il coordinatore M5S Thomas De Luca fuma il calumet della pace: «Il modello umbro è l’unica strada per battere le destre».
Walter Verini gira con in tasca tre cifre: 183mila; 187 mila; 9mila. La prima è riferita ai voti presi dal centrosinistra alle Europee. La seconda si riferisce a quelli del centrodestra. La terza sono la dote di Bandecchi. L’ago della bilancia. Marcatelo stretto.