Magistrati attaccati sull’immigrazione, la difesa delle toghe in pensione: col centrodestra “deriva autoritaria” e Costituzione “stravolta”
di Liana MilellaI magistrati in pensione si muovono a difesa della Costituzione, minacciata dalle leggi del centrodestra, e dei loro colleghi vittime sempre più frequenti di attacchi “inqualificabili di profilazione e dossieraggio”. Lanciato due giorni fa, l’appello ha già raccolto oltre 150 firme, tra cui quelle di magistrati noti come Vittorio Borraccetti, Gian Carlo Caselli, Beniamino Deidda, Gabriella Luccioli, Francesco Maisto, Maria Monteleone, Elena Paciotti, Giovanni Palombari, Giovanni Maria Pavarin, Elena Riva Crugnola, Roberto Rordorf, Nello Rossi, Armando Spataro. L’appello e le firme in calce vogliono essere anche un segno di concreta solidarietà di chi per anni ha applicato il diritto nella piena libertà giuridica di interpretarlo anche in vista dell’assemblea dell’Anm che domani si terrà a Bologna dove l’ultima “vittima” degli attacchi del centrodestra è stato Marco Gattuso, il presidente della sezione immigrazione che ha firmato il ricorso alla Corte del Lussemburgo contro il decreto …
I magistrati in pensione si muovono a difesa della Costituzione, minacciata dalle leggi del centrodestra, e dei loro colleghi vittime sempre più frequenti di attacchi “inqualificabili di profilazione e dossieraggio”. Lanciato due giorni fa, l’appello ha già raccolto oltre 150 firme, tra cui quelle di magistrati noti come Vittorio Borraccetti, Gian Carlo Caselli, Beniamino Deidda, Gabriella Luccioli, Francesco Maisto, Maria Monteleone, Elena Paciotti, Giovanni Palombari, Giovanni Maria Pavarin, Elena Riva Crugnola, Roberto Rordorf, Nello Rossi, Armando Spataro. L’appello e le firme in calce vogliono essere anche un segno di concreta solidarietà di chi per anni ha applicato il diritto nella piena libertà giuridica di interpretarlo anche in vista dell’assemblea dell’Anm che domani si terrà a Bologna dove l’ultima “vittima” degli attacchi del centrodestra è stato Marco Gattuso, il presidente della sezione immigrazione che ha firmato il ricorso alla Corte del Lussemburgo contro il decreto Paesi sicuri.
“Deriva autoritaria”
Il promotore dell’appello è Gianfranco Gilardi, ex presidente del tribunale di Verona, per anni in forza al tribunale di Milano e poi in Cassazione, nonché componente del Csm. “Il nostro appello - dice Gilardi - è nato dall’iniziativa di ex magistrati in pensione che manifestano innanzitutto come cittadini per la deriva autoritaria che si sta cercando di imprimere nel nostro sistema giuridico stravolgendo la forma di Stato prevista dalla Costituzione. Il nostro è anche un segno di solidarietà verso colleghi ingiustamente attaccati, guardando a una giurisdizione che rischia di diventare sempre meno libera e indipendente con il sacrifico del suo ruolo di garanzia dei diritti di tutti i cittadini”.
Il nodo immigrazione
Nell’appello si esprime “la preoccupazione per i tentativi dell’attuale maggioranza politica di modificare in senso autoritario la forma di Stato delineata dalla Carta costituzionale e di incidere sul fondamentale principio della separazione dei poteri”. Poi subito il tema dell’immigrazione e dei recenti interventi del governo cui hanno seguito gli attacchi pesanti ai giudici delle sezioni immigrazione che li hanno disapplicati, a partire da quelli di Roma con la campagna anche di stampa contro a Silvia Albano che ha presentato una denuncia ed è stata messa sotto protezione. L’appello sottolinea proprio la pericolosità di questo atteggiamento: “Gli attacchi ai magistrati si accompagnano ormai con sempre maggior frequenza ad atti inqualificabili di profilazione e dossieraggio, per il cui tramite alla critica ragionata e motivata dei provvedimenti (sempre possibile in uno stato democratico riguardo all’esercizio di qualunque pubblica funzione) vengono sostituiti lo scherno e la denigrazione delle persone che li hanno pronunciati, alterando la realtà dei fatti e il significato delle norme, e del tutto incuranti della circostanza che anche la rappresentazione alterata dei fatti e delle norme può produrre come effetto quello di aprire un solco sempre più profondo tra i giudici e la collettività”.
Il richiamo alla carta
Da qui dall’appello arriva “il fermo dissenso rispetto a questa deriva” che colpisce la Costituzione, i magistrati, i migranti, con un duplice obiettivo, esprimere “vicinanza ai giudici oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi” e ribadire che “solo una giurisdizione libera e indipendente è in condizione di garantire che il relativo esercizio possa esplicarsi a favore di tutti e nei confronti di tutti senza distinzione, anche nei confronti di quanti detengono il potere politico, rispetto alla legalità non esistendo e non potendo esistere zone franche”. Infine ancora il richiamo alla Carta e al rispetto che le è dovuto da parte di chi confeziona le leggi: “Gli atti del governo debbono essere conformi alla Costituzione e alle regole dell'ordinamento sovranazionale che gli stessi governi sono tenuti a rispettare, e che i giudici, nella funzione istituzionale di interpretazione della legge, hanno il compito e il dovere di applicare, assicurando per quanto compete alla giurisdizione il rispetto della legalità”.