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Le toghe del Csm difendono il giudice di Bologna sotto attacco della destra: Magistratura indipendente si spacca in due

Marco Gattuso (Ansa) 

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Protezione istituzionale per il giudice Gattuso che ha rinviato il decreto Paesi sicuri alla Corte di Giustizia europea. Ma dei sette di Mi firmano in quattro, mentre presidente e segretario della stessa corrente danno la piena solidarietà al collega bolognese
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ROMA - Stavolta i togati del Csm sono “quasi” uniti, e con loro stanno anche i laici del centrosinistra, ma battono in termini di tempo l’Anm sul caso Bologna che oggi pomeriggio terrà lì l’assemblea. Chiedono al comitato di presidenza di aprire subito una “pratica a tutela” in difesa di Marco Gattuso, il presidente della sezione immigrazione del tribunale di Bologna che ha rinviato alla Corte di giustizia europea il decreto Paesi sicuri. E per questo è stato vittima di un pesantissimo attacco sul piano personale e sulla sua vita privata. Nonostante la sua decisione fosse esclusivamente giuridica, perché il magistrato ha chiesto alla Corte del Lussemburgo l’interpretazione autentica di un testo che ha determinato uno scontro tra la magistratura e il governo con pesanti accuse di politicizzazione. Proprio la stessa accusa di aver preso una decisione politica si era già rovesciata contro i giudici romani che si occupano d’immigrazione, a partire da Silvia Albano, presa di mira in quanto…

ROMA - Stavolta i togati del Csm sono “quasi” uniti, e con loro stanno anche i laici del centrosinistra, ma battono in termini di tempo l’Anm sul caso Bologna che oggi pomeriggio terrà lì l’assemblea. Chiedono al comitato di presidenza di aprire subito una “pratica a tutela” in difesa di Marco Gattuso, il presidente della sezione immigrazione del tribunale di Bologna che ha rinviato alla Corte di giustizia europea il decreto Paesi sicuri. E per questo è stato vittima di un pesantissimo attacco sul piano personale e sulla sua vita privata. Nonostante la sua decisione fosse esclusivamente giuridica, perché il magistrato ha chiesto alla Corte del Lussemburgo l’interpretazione autentica di un testo che ha determinato uno scontro tra la magistratura e il governo con pesanti accuse di politicizzazione. Proprio la stessa accusa di aver preso una decisione politica si era già rovesciata contro i giudici romani che si occupano d’immigrazione, a partire da Silvia Albano, presa di mira in quanto presidente di Magistratura democratica, anche se la decisione era stata il frutto di un orientamento collegiale.

Ma eccoci al documento del Csm dove stavolta 17 togati su 20 sono uniti nello schierarsi con Gattuso. Si divide il gruppo di Mi, dove firmano quattro toghe, D’Ovidio, Paolini, Cilenti e Scaletta, mentre non lo fanno gli altri tre, Mazzola, Marchianò e Nicotra. Decisione singolare perché, negli stessi minuti, ecco una nota a favore di Gattuso dei vertici della stessa corrente, Loredana Miccichè la presidente e Claudio Galoppi il segretario, entrambi due ex togati del Consiglio. Nel testo c’è “la difesa incondizionata del magistrato che, nell'esercizio legittimo delle proprie funzioni (e senza versare in situazioni che ne possano minare la credibilità in relazione alle specifiche materie sulle quali si pronuncia), sia oggetto di attacchi personali ingiusti, che ledono la sua dignità, da qualunque fonte provengano”. Miccichè e Galoppi dicono anche di più: “Ribadiamo il valore dell’indipendente esercizio della giurisdizione, garantito dal sistema costituzionale, ed esprimiamo solidarietà al magistrato colpito da illazioni giornalistiche che attengono a sfere di vita individuale privatissime, che nulla hanno a che vedere con la decisione assunta nell'esercizio delle funzioni”.

Ma tant’è. Al Csm invece i tre di Mi non firmano. Lo fanno invece i laici Ernesto Carbone di Italia viva, Michele Papa di M5S, Sergio Romboli del Pd. Venti firme che “pesano” negli equilibri del Csm e che determineranno di fatto il via libera alla pratica che sicuramente godrà dell’appoggio dei due componenti del comitato di presidenza, la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, e il procuratore generale Luigi Salvato. Saranno contro i sei laici del centrodestra, mentre qualche imbarazzo potrebbe esserci per il vicepresidente, l’avvocato espressione della Lega Fabio Pinelli.

Ma veniamo al breve testo che dà il via alla “pratica a tutela” a difesa di Gattuso e dei suoi colleghi contro “le dichiarazioni fortemente polemiche di titolari di altissime cariche istituzionali; dichiarazioni in nessun modo correlate al merito delle argomentazioni giuridiche sviluppate nell'ordinanza e gravemente delegittimanti dei magistrati che l’hanno pronunciata e di tutta la magistratura”. Il punto di fondo è proprio qui, il provvedimento in questione, tant’è che il Csm ne sottolinea la natura. Poiché “l’ordinanza è priva di contenuto decisorio”, ma semplicemente “interroga” la Corte sull’effettivo interpretazione delle sue stesse decisioni in materia d’immigrazione e del perimetro che garantisce la sicurezza di un Paese.

Ma il tenore delle accuse delle “altissime cariche istituzionali” - il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di “ideologie che prevalgono sulla legge” - e soprattutto le pesantissime interferenze nella vita privata di Gattuso spingono i colleghi del Csm a fare quadrato intorno a lui proprio perché “non limitate agli interventi pubblici svolti nel corso degli anni ma attinenti direttamente alla sfera della sua vita privata e familiare”. Ovvie le conseguenze sulla giurisdizione dopo un intervento pesantissimo cui si è associata anche la stampa di destra, come negli articoli della Verità. “Questa situazione - scrivono i togati del Csm - determina un’inaccettabile pressione sui giudici che hanno emesso l’ordinanza e un obbiettivo condizionamento per quelli che in futuro si dovranno occupare delle medesime questioni”. Dunque, al di là del caso specifico, quanto ha patito Gattuso in termini di attacchi alla sua decisione giuridica e alla sua persona “vulnera l’indipendenza dell’intera magistratura”. Per questo “s’impone una richiesta urgente di apertura di una pratica a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati del Collegio giudicante, e in particolare del suo Presidente, nonché della stessa magistratura”.

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