PECHINO - Tappeti rossi. Bambini che saltellano. Giovanissimi militari con sgargianti divise blu. Sergio Mattarella e Xi Jinping avanzano appaiati nella Sala del popolo. Poi Mattarella dice “Xié xié” al leader della seconda economia mondiale: “Grazie”. Nulla sarà come prima dopo Trump-Musk. Si rischia una guerra fredda?
Il presidente, in visita di stato fino a martedì, è venuto fin qui per chiedere a Xi, che vagheggia un nuovo ordine mondiale con Russia e Brasile che sfidi l’Occidente decadente e stanco, a sottrarsi alla tentazione di “anacronistici ritorni a un mondo di blocchi contrapposti”. Niente “steccati”, ma “parlare anche con chi non la pensa come te, per quanto lontani o diversi”. Una nuova agenda di relazioni si impone all’improvviso.
“Mattarella è un mio buon amico, ci scriviamo, ci telefoniamo”, dichiara a sorpresa Xi. E su uno dei dossier più cari alla nostra economia – i dazi imposti alle nostre esportazioni – conviene sulla necessità di arrivare a un mercato mondiale più libero, senza barriere. La Cina esporta in Italia per 50 miliardi, l’Italia per 19. Il made in China, come sanno tutti, trionfa. I dazi europei all’automotive cinese (qui a Pechino le auto sono quasi tutte elettriche) hanno ulteriormente inasprito le relazioni. “Ho detto al ministro degli Esteri cinese che si deve trovare un accordo e che ci sia reciprocità: i prezzi troppo bassi di auto prodotte all’estero rischiano di non rendere competitivo il prodotto europeo”, ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani.
Intanto sono stati firmati accordi e memorandum nell’ambito della loro partecipazione al Forum culturale Italia-Cina. Ripartono le relazioni tra i due paesi, dopo lo stop alla Via della Seta. C’è anche il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, gemellato con Hangzhou. I cronisti gli chiedono della crisi della Roma.
Mattarella in Cina, l'arrivo a Pechino in vista dell'incontro con Xi Jinping
Mattarella e Xi sono seduti di fronte all’altro. Non potrebbero essere più diversi. Xi sta con Putin. Mattarella con l’Ucraina. Xi addossa la responsabilità dell’invasione russa in Ucraina alla Nato. Mattarella, atlantista convinto, è un fautore del multilateralismo. Sulla democrazia e diritti umani sono come nadir e zenit, eppure corre tra loro una corrente di simpatia personale. Tra leader succede spiegano al Quirinale. Xi ama molto l’Italia. Nel 2019 visitò la Sicilia. Mattarella lo ringrazia pubblicamente di questa puntata nella sua isola. Qualche giorno prima che scoppiasse anche da noi la pandemia, Mattarella si recò in una scuola elementare all’Esquilino, popolata di alunni cinesi, per esprimere solidarietà contro chi attaccava Pechino “per il virus cinese”. Xi apprezzò.
Si punta sulla cultura millenaria che ci affratella. La Cina in fondo è vicina. Al World Art Museum, che ospita la mostra su Marco Polo, il viaggiatore veneziano popolarissimo tra i cinesi e Matteo Ricci sono gli unici italiani presenti sull’imponente bassorilievo circolare del museo. Il presidente l’ha visitata ieri mattina, insieme alla figlia Laura. “L’amicizia è più utile al mondo che non le ricchezze”, ha detto nel pomeriggio citando Ricci.
Insomma, Mattarella si è presentato con questo messaggio: voi siete forti, riconosciamo il vostro potere, usate “il dialogo per risolvere le divergenze in un mondo nel quale ci sono cambiamenti non visti in un secolo”. Pechino può svolgere un ruolo di primo piano nella guerra in Ucraina. Il suo piano di pace, presentato col Brasile un anno fa, però è lettera morta. Anche perché stride con “la pace giusta” di cui ha parlato spesso Mattarella. “E il multilateralismo vieta l’uso – e anche solo la minaccia – della forza nei rapporti tra gli Stati”.