Ferrajoli: “Dalla Corte costituzionale monito a politica e populismi. Il potere non è mai assoluto”
di Conchita Sannino“Tendo ormai a non farmi troppe illusioni. Ma l’intervento radicale della Corte Costituzionale sull’autonomia differenziata spero serva di monito al governo per questa ed altre riforme: il potere politico non è un potere assoluto”. Nel silenzio di una casa ovattata da fittissime biblioteche, Luigi Ferrajoli, accademico della Filosofia del diritto, allievo di Norberto Bobbio, si muove con una leggerezza che contrasta con la gravità delle analisi e l’inquietudine per gli attacchi sferrati, “di nuovo in queste ore, all’indipendenza della magistratura”. Ma a 84 anni il professore è anche autore di una Costituzione della Terra, “progetto kantiano” in 100 articoli, per il quale ha ricevuto anche il consenso del Papa. Lo preoccupano il riscaldamento climatico, la sempre più concreta minaccia nucleare, la crescita delle disuguaglianze. Oltre, naturalmente, alla “profonda, strutturale crisi delle democrazie. In Italia siamo stati apripista”.
Professore, tecnicamente, cosa resta dell’Autonomia …
“Tendo ormai a non farmi troppe illusioni. Ma l’intervento radicale della Corte Costituzionale sull’autonomia differenziata spero serva di monito al governo per questa ed altre riforme: il potere politico non è un potere assoluto”. Nel silenzio di una casa ovattata da fittissime biblioteche, Luigi Ferrajoli, accademico della Filosofia del diritto, allievo di Norberto Bobbio, si muove con una leggerezza che contrasta con la gravità delle analisi e l’inquietudine per gli attacchi sferrati, “di nuovo in queste ore, all’indipendenza della magistratura”. Ma a 84 anni il professore è anche autore di una Costituzione della Terra, “progetto kantiano” in 100 articoli, per il quale ha ricevuto anche il consenso del Papa. Lo preoccupano il riscaldamento climatico, la sempre più concreta minaccia nucleare, la crescita delle disuguaglianze. Oltre, naturalmente, alla “profonda, strutturale crisi delle democrazie. In Italia siamo stati apripista”.
Professore, tecnicamente, cosa resta dell’Autonomia targata Lega?
“Mi pare evidente che il progetto distruttivo di questo regionalismo differenziato sia stato abbattuto dalla sentenza. La Corte ha ritenuto lesi i principi dell’unità, della solidarietà e dell’uguaglianza, ponendo l’accento in particolare su Sanità e Istruzione, che sono alla base del costituzionalismo. Perché l’uguaglianza si realizza nei diritti fondamentali. Che non possono essere compromessi a seconda del luogo, della regione in cui si nasce”.
Quindi anche lei si aspettava questo esito?
“Era prevedibile il rigore della Consulta. Evidente fin dalla premessa del comunicato: i giudici hanno escluso che una legge in materia di regioni possa essere improntata a una spartizione di potere e ha ricordato che deve essere finalizzata al bene comune. E ha fornito un divieto dirimente: no al trasferimento di interi blocchi di materie, ma solo di funzioni. Ad esempio, non è possibile portarsi via l’Istruzione, magari mettendo mano ai programmi, ma si può invece ottenere l’organizzazione territoriale dei servizi scolastici”.
Aver imposto la centralità del Parlamento quanto pesa sulla legge?
“Ne ribalta l’architettura. La Corte impone la discussione parlamentare in luogo del progetto governativo secondo cui sia le materie, sia i cosiddetti Lep, cioè lo standard delle prestazioni essenziali, potessero essere decisi da intese tra governo e regioni, con decreti legge o di Palazzo Chigi. Tutto questo scompare”.
Eppure la Lega sfida la Consulta. Non ferma né il tavolo delle trattative, né il lavoro del comitato presieduto da professor Cassese.
“Questo testimonia un’idea che informa tutta la maggioranza, e che appartiene alla destra mondiale di questa stagione: non avere limiti, e invocare il carattere rappresentativo a sostegno del carattere assoluto del potere politico. Chiaro che, laddove esistano autonomi organi di garanzia, ci si va a schiantare”.
Come lo spiega: protervia, o ignoranza?
“Tutte e due, temo, nel caso italiano. Aggiungerei una diffusa incultura politica”
Il governo Meloni paga il prezzo delle sue forzature?
“Dovrà riformulare interamente la legge. Che, tra l’altro, passerà di nuovo al vaglio della Consulta. Sempre che non intervenga il referendum per l’abrogazione totale, questione controversa. Io tenderei a non escludere questa possibilità, ma la valutazione tocca ora alla Cassazione. Credo, inoltre, che quello che è avvenuto possa far riflettere la premier sulla sua finora ostentata determinazione a procedere per forzature anche sul premierato. Meloni ha senso pratico, ci penserà”.
L’ha sorpresa, invece, l’esternazione di Musk contro i giudici italiani?
“Un fatto grave. Per il Paese, non solo per la magistratura. Ma c’è ormai un’idea semplificata della democrazia che accomuna tutti i populismi: cioè che essa consista nella legittimazione esclusivamente elettorale, e non nella tradizione democratica dell’equilibrio e della separazione dei poteri…”
Il mondo non sta messo meglio.
“Perché si stanno affermando due assolutismi nel mondo: quello del potere politico, con le autocrazie elettive, e quello del mercato. E la destra si sta impossessando, violentandole, di due parole del lessico progressista: democrazia e libertà, per designare i poteri selvaggi della politica e dell’economia. Ha sostituito la lotta alle disuguaglianze con la lotta alle differenze: amici consenzienti contro nemici dissenzienti, garantiti contro non garantiti, cittadini contro migranti”.
Ecco, sui migranti. Lei ha condannato pubblicamente le politiche del governo sui trattenimenti in Albania.
“Si tratta di sequestri di persona, come ho già avuto modo di dire. Che sono ripresi, da parte del nostro governo, senza neppure attendere la pronuncia della Corte di giustizia europea, cui si sono rivolti i giudici di Bologna a proposito della definizione di ‘Paesi sicuri’”.
E l’emendamento Kelany, di Fdi, per trasferire le convalide sui trattenimenti dal Tribunale alle Corti d’Appello?
“Una soluzione tecnicamente assurda. Oltre che l’ulteriore segno della loro intolleranza delle leggi”
Lei è stato fondatore di Magistratura democratica: contro il segretario di Md, Musolino, ora due laiche di destra del Csm chiedono una pratica a censura.
“L’aggressione all’indipendenza e all’autonomia della magistratura italiana è sempre più aperta e preoccupante. Dobbiamo riconoscere che il leader a cui intitoliamo gli aeroporti, Berlusconi, è stato il primo picconatore. Ma lui agiva soltanto per lampanti interessi personali. Qui, in modo diversamente spregiudicato, si fa dell’aggressione un programma di governo”.
Oltre i nostri confini, lei è convinto che la democrazia formale non sia sufficiente ad assicurare una democrazia reale. Ha lavorato alla creazione di un costituzionalismo che vada oltre lo Stato. Ma non è utopia immaginare un mondo dove siano messi al bando creazione e commercio di armi?
“I singoli Stati sono ormai sottoposti al potere dei mercati. Già 70 anni fa, Calamandrei vedeva l’interconnessione come fattore dirimente: diceva che l’Europa era ormai più piccola di quanto non fosse la Toscana di 5 secoli prima. E che si consideri utopia un patto di convivenza pacifica e il disarmo globale, racconta di noi, del nostro tempo. Così come il fatto che la minaccia di conflitti nucleari, fino a ieri considerati impensabili, siano diventati soltanto ‘improbabili’”.
Ha dedicato i suoi ultimi anni a questa ricerca…
“Veramente mi sto dedicando adesso al libro che raccoglie gli scritti di mia moglie, Marina Graziosi. E’ stata docente, sociologa e femminista. Non c’è più da due anni, abbiamo trascorso insieme 60 anni splendidi, condividendo idee e battaglie. Voglio che si ricordi il suo valore e il suo impegno civile”.