È l’Umbria, cuore verde dello Stivale, anche il cuore, la sfida clou, di queste regionali d’autunno. Perché con la Liguria rimasta clamorosamente in mano al centrodestra, nonostante il caso Toti e gli arresti, questa ex roccaforte rossa, passata cinque anni fa alla Lega, può fare da ago della bilancia, quando i partiti dovranno fare un resoconto.
Elly Schlein ha puntato tutto sulla sindaca di Assisi, Stefania Proietti, un’indipendente di centrosinistra. La segretaria del Pd sostiene che, da quando si è insediata al Nazareno un anno e mezzo fa, «non era mai successo» che tutte le forze dell’ex campo largo bussassero alla porta di una stessa candidata, chiedendole di correre, senza veti o bisticci. Il campo infatti è larghissimo: dai rossoverdi al M5S, più una civica con dentro esponenti di Rifondazione, un’altra con rappresentanti di Iv, una lista che ha nel simbolo (anche) il logo di Azione. Più di così, la leader dei democratici non poteva fare, per costruire un fronte ampio.
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È l’Umbria, cuore verde dello Stivale, anche il cuore, la sfida clou, di queste regionali d’autunno. Perché con la Liguria rimasta clamorosamente in mano al centrodestra, nonostante il caso Toti e gli arresti, questa ex roccaforte rossa, passata cinque anni fa alla Lega, può fare da ago della bilancia, quando i partiti dovranno fare un resoconto.
Elly Schlein ha puntato tutto sulla sindaca di Assisi, Stefania Proietti, un’indipendente di centrosinistra. La segretaria del Pd sostiene che, da quando si è insediata al Nazareno un anno e mezzo fa, «non era mai successo» che tutte le forze dell’ex campo largo bussassero alla porta di una stessa candidata, chiedendole di correre, senza veti o bisticci. Il campo infatti è larghissimo: dai rossoverdi al M5S, più una civica con dentro esponenti di Rifondazione, un’altra con rappresentanti di Iv, una lista che ha nel simbolo (anche) il logo di Azione. Più di così, la leader dei democratici non poteva fare, per costruire un fronte ampio.
Anche il centrodestra, temendo una sconfitta, ha dovuto allargare il perimetro della coalizione, imbarcando il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, che con i “Fratelli” locali si è scornato per quasi due anni. Bandecchi sogna di giocare da king maker, come lo è stato, dalla sua Imperia, Claudio Scajola per Marco Bucci in Liguria. Punta sull’Umbria soprattutto Matteo Salvini, visto che, senza più Christian Solinas in Sardegna, è l’unica regione fuori dal Nord ancora governata dal Carroccio. È stato il vicepremier a insistere per ricandidare l’uscente Donatella Tesei, ex sindaca di Montefalco, comune peraltro passato a sinistra in questi anni complicati di governo regionale, segnati soprattutto dalle polemiche sulla sanità.
Proprio davanti a un ospedale di Terni si sono radunati all’ultimo, l’altro ieri, i big del centrosinistra: oltre a Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Una risposta al comizio del giorno prima di Meloni con Salvini e Tajani, ma anche un segnale politico che guarda oltre i confini regionali: i leader dell’opposizione non si sono ritrovati a un evento elettorale classico, ma accanto a un pronto soccorso, vicini, anche fisicamente, a un presidio del sistema sanitario pubblico che, denuncia da tempo Schlein, «Meloni vuole smantellare». Perché è «sui temi», lo ripete in ogni intervista, che la segretaria dei democratici intende saldare un campo troppo spesso animato da rivalità e dispetti. In tutto i candidati a governatore sono nove, c’è anche Marco Rizzo, ma è chiaro che sarà una sfida a due.
Per la navigazione di Schlein al timone del Pd, l’Umbria non sarà decisiva. Ma dall’esito di questo voto locale, che coinvolge settecentomila elettori, dipenderà un pezzo della narrazione attorno alla sua leadership: strappare un’altra regione alla destra, dopo il 24% delle Europee, le consentirebbe di mostrare che il consenso di Meloni nel Paese comincia davvero ad erodersi e che le minoranze, alleate, possono fornire una prospettiva di governo. In caso contrario, invece, per la leader dem c’è il rischio che riprendano fiato le correnti del partito, che riaffiorino i malumori quasi totalmente anestetizzati dal voto di giugno: Energia popolare, la minoranza riformista, si è data appuntamento il 30 novembre. Per la sinistra in generale, poi, un’altra sconfitta in Umbria significherebbe che la Sardegna, conquistata a febbraio per una manciata di voti, è stata un’eccezione. E forse anche un abbaglio.